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Matteo Miceli: “Vi racconto cosa mi ha colpito del Vendée Globe e chi vincerà”

FOTO C’è un samurai al Vendée Globe (e ha già fatto innamorare il web)
7 novembre 2016
Do you copy? Copy that – perché ho il VHF giusto!
7 novembre 2016

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miceliQuesta era la mia terza volta alla partenza del Vendée ed è stata quella più bella. Vuoi per il clima, vuoi per le tantissime barche al via“, ci racconta il grande navigatore Matteo Miceli, che ha seguito per noi a Les Sables d’Olonne lo start del mitico giro del mondo in solitario e senza scalo.

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A livello progettuale, non potevo non rimanere affascinato dai nuovi scafi con i foils: subito dopo la partenza, ho avuto modo di constatare la loro efficacia, le prue delle barche navigavano più alzate rispetto a quelle del resto della flotta. Credo che le imbarcazioni di nuova generazione siano nettamente favorite.

LA TATTICA
Gli skipper “foil-dotati” (Armel Le Cleac’h, Alex Thomson, Jean Pierre Dick etc) secondo me seguiranno una tattica ben precisa: cercare di guadagnare terreno il più possibile durante la discesa (e la risalita) in Atlantico, per poi essere più conservativi nei pericolosi mari del sud.

2016_atr_rtv_019_srgbI FAVORITI DI MICELI
Vedo benissimo Armel Le Cleac’h e Jean Pierre Dick, oltre che Alex Thomson. Pieter Heerema, l’olandese che ha acquistato la barca di Andrea Mura (a proposito, l’ho trovata bellissima: che lavoro ha fatto Persico!), pecca di molta inesperienza in oceano e difficilmente riuscirà ad insidiare le prime posizioni. Vincent Riou ha scelto di affidarsi a una barca (PRB) senza foils, probabilmente si sente più sicuro, però il suo essere “tradizionalista” potrebbe condizionarlo in termini di velocità. Il Vendée è sempre un grande terno al lotto. C’è chi rompe e c’è chi vince.

image-r-1600-1200-1VOLUMI DI PRUA E TUGHE
Sono stato colpito anche da questi grandi volumi a prua delle nuove barche (eredità di Macif, vincitore con Francois Gabart dello scorso Vendée), per ridurre al minimo il rischio di ingavonamento, e dalle tughe, sempre più alte, visto che le barche di oggi devono passare il test di raddrizzamento a 180 grandi. Una tuga grande ed imponente sulla coperta aiuta molto quel tipo di raddrizzamento (ballast e canting keel fanno il resto). Infine, fa riflettere la leggerezza (forse eccessiva) di questi bolidi di 60 piedi: 7.500/8.000 chili, davvero nulla grazie al composito.

Alain Roura

Alain Roura

SI PUO’ PARTECIPARE ANCHE CON BUDGET “UMANI”
La partecipazione di uno skipper giapponese (Kojiro Shiraishi) e di un ragazzo svizzero (Alain Roura, di soli 23 anni) fa ben sperare per un italiano alla prossima edizione (io ci metterei la firma): pare che Roura, partito a bordo di una barca che gli hanno prestato, La Fabrique (un Rolland del 2000) disponesse di un budget di soli 300.000 euro. Niente, in confronto agli uno-due milioni che mediamente servono per portare a termine un giro del mondo (per i “top player” come Alex Thomson e Armel Le Cleac’h si parla di 5 milioni)”.

Didac Costa

Didac Costa

IL “BOLLETINO” DEL VENDEE GLOBE
Per adesso, come viene fuori anche dall’analisi di Miceli, pare che le barche dotate di foils siano nettamente più veloci del resto della flotta: guida la classifica Alex Thomson su Hugo Boss, seguito da Jean-Pierre Dick su St.Michel-Virbac e da Armel Le Cleac’h su Banque Populaire VIII. I tre sono concentrati in due miglia nel Golfo di Biscaglia, fanno rotta verso il Capo di Finisterre e volano a 16 nodi di velocità. In quarta posizione Vincent Riou, già vincitore nel 2004/05, a bordo di PRB, attardato di circa 13 miglia rispetto al terzetto di testa. Per lui niente foils, ha preferito optare per una barca secondo lui più affidabile. Segue in quinta posizione Morgan Lagravière su Safran, anch’essa dotata di foils. Il più sfortunato per adesso è lo spagnolo Didac Costa, con il suo IMOCA One Planet One Ocean, primo a sfilare in uscita dal porto: pochi minuti prima della partenza ha dovuto fare dietrofront e rientrare a Les Sables perché ha ravvisato una via d’acqua e un conseguente problema all’impianto elettrico.

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