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Dalla vetroresina indistruttibile ci salveranno le barche di lino. Incredibile ma vero

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areteVi ricordate la barca in fibra di iuta che aveva stupito tutti al salone di Parigi del 2013? Nulla in confronto a quello che hanno realizzato gli studenti dell’universita’ di Padova, osando ancora di più. Hanno costruito la barca con fibre di lino, Aretè. Ma non e’ finita. Si dice che parte degli interni ed esterni del nuovo 40 metri MySong, utilizzino il lino nella costruzione del mobilio.

GUARDA ARETE’ IN NAVIGAZIONE

Se non bastassero questi esempi per sancire l’entrata in scena definitiva delle fibre naturali nella costruzione delle barche, eccovene un altro, clamoroso. Alla 1001Velacup, regata per scafi progettati da studenti universitari, si sono visti scafi costruiti con l’uso di canapa, sughero, resine “bio”, derivati da frumento e anacardo, appendici e timonerie rinforzate con fibra di basalto. Tutto in nome di un approccio ecologico e sostenibile. Il nemico da abbattere e far andare in pensione? La maledetta fibra di vetro, che si usa normalmente per costruire tutte le barche, impossibile da smaltire e quindi gravissimo e insolubile problema per l’ambiente.

La barca di iuta

La barca di iuta

ADDIO DEFINITIVO ALLA VETRORESINA?
Capostipite di questa eco sperimentazione e’ stato il 32enne francese Corentin de Chatelperron che ha costruito nel 2011 con le sue mani una piccola barca, Gold of Bengal, con cui ha attraversato in solitario, in sette mesi, il Golfo del Bengala, da Bangladesh alla Malesia. Neppure un grammo di vetroresina, solo fibra di iuta lavorata secondo l’antica tradizione dei pescatori del Bangladesh.

Di tenore inverso, ultratecnologico, l’approccio degli universitari padovani che hanno costruito la barca con fibre di lino. Software evoluti, prove di simulazione al computer per far nascere Aretè, uno scafo con una percentuale bio del 70% utilizzando le fibre di lino, accoppiate con altri materiali naturali con legni leggerissimi come balsa eokoumè. Solo il 30% utilizza resina epossidica. Lo potete vedere nella foto e nel video, la barca va come uno sparo. E funziona!

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A bordo di My Song

La dimostrazione che l’uso di fibre naturali è una strada percorribile e può diventare di uso comune è l’indiscrezione che abbiamo sentito in banchina durante Le Voiles di Saint Tropez, manifestazione dove si danno appuntamento le barche più belle del mondo. Il nuovissimo My Song, stupendo 40 metri di proprietà di Pigi Loropiana (re dei tessuti con fibre naturali) si dice abbia fatto realizzare parte degli arredi interni ed esterni usando, anche lui, fibre di lino.

PERCHE’ LE FIBRE NATURALI FUNZIONANO
Incredibile, il lino conosciuto come tessuto per vestiti estivi, famoso per mantenere fresco il corpo, è in realtà anche un eccellente alternativa bio alla fibra di vetro. La fibra di lino, opportunamente trattata, regge benissimo il confronto e può essere utilizzata nelle costruzioni nautiche. Ha infatti caratteristiche meccaniche confrontabili con la fibra di vetro grazie alla bassissima elasticità e non è soggetto a particolari deformazioni. La sua duttilità (è composto per il 70% da cellulosa) la rende anche particolarmente adatta alla realizzazione di mobilio con forme particolari, difficili da ottenere con materiali tradizionali.

Studi recenti hanno portato alla ribalta anche il sughero come materiale alternativo. Leggero quanto serve, può sostituire il PVC nella struttura a sandwich di vetroresina con cui sono costruite oggi le comuni imbarcazioni. Dalle fibre naturali può venire la soluzione non solo all’inquinamento, ma anche al terribile problema dello smaltimento delle barche in vetroresina. La comunità europea si sta dando da fare per fare una legge di incentivazione alla dismissione degli scafi, preoccupata dal futuro della nautica, intasato da barche inutilizzate di cui non sia sa cosa fare. Intanto, dove metteremo centinaia di migliaia di barche indistruttibili che è impossibile rottamare? Nel futuro ci salverà il lino?

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