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Dieci motivi per amare la vela (secondo Stefano). Siete d’accordo?

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Ci ha scritto una mail Stefano Agostari, nostro lettore. Una lista di 10 “perché amare la vela” che non possiamo fare a meno di riproporvi
, chiedendovi se, secondo voi, ci sono altri motivi per cui andare in barca è una… ragione di vita. Buona lettura!

LA LETTERA DI STEFANO
Carissima redazione, vi seguo da anni e ho particolarmente apprezzato i vostri articoli sul perché la vela allunghi la vita o sul perché mandare i propri figli in barca. Vi volevo sottoporre la mia personale lista di “perché”. Ovvero, perché io ami andare in barca a vela.

LE 10 RAGIONI PER AMARE LA VELA (SECONDO STEFANO)
1. Il senso di orgoglio e raggiungimento di un obiettivo che ho avvertito quando ho imparato a condurre una barca. Non c’è soddisfazione più grande che diventare comandante della propria barca. Sia essa un piccolo Optimist su un laghetto o un cruiser oceanico.

ancient-egyptian-sailing-boat12. Il senso di appartenenza a una storia millenaria. Quando vai in barca, non fai altro che continuare una tradizione vecchia di migliaia di anni. La vela è stata una delle invenzioni cruciali dell’umanità, ha determinato commerci, migrazioni, talvolta guerre (purtroppo). Io quando navigo al largo sul mio First 36.7, sarà stupido ma mi sento parte di tutto ciò.

61571280-cartoon-pirate-captain-with-speech-bubble3. Dare ordini, perché no (ma sempre educatamente)? Senza sbraitare, dare ordini a bordo può essere divertente ed istruttivo. Devi imparare tutta la terminologia corretta e saper comunicare in modo diretto e semplice. Quando vedi il tuo equipaggio che ti segue, e la virata o l’issata dello spi vengono eseguite a puntino, ti senti davvero importante.

4. Sentire la barca accelerare dopo che avete regolato le vele nel modo giusto. Questa è la mia più grande soddisfazione. Sentite lo scafo filare, il timone vibrare, e dentro di voi pensate “Si, è così che si fa!”. Vi sentite un po’ Russell Coutts, anche se siete all’Elba con la famiglia.

5. Buona compagnia. Tantissimi problemi, in barca, vengono risolti dai velisti in pozzetto la sera, tra un bicchiere di whiskey e una risata. Non c’è miglior modo che andare in barca assieme per rinforzare i legami tra chi si conosce già e farne nascere di nuovi (e indistruttibili) tra perfetti estranei (viva il charter, dico io!).

19284116. Solitudine. D’altro canto, la navigazione mi consente anche di ritagliarmi uno spazio per me stesso. Una volta che mollo gli ormeggi, esco dal porto e spengo il motore mi lascio dietro tutto il tran tran quotidiano fatto di rumore e stess per poche ore, pochi giorni o, se sono fortunato, per settimane.

7. La comunità. Forse non lo sapete, ma una volta che avete imparato ad andare in barca siete stati iscritti, senza saperlo, alla grande comunità dei velisti. Quelli veri, che quando si incontrano – non necessariamente sulle banchine, ma anche in centro a Varese – si raccontano le loro gesta marinaresche e che si aiutano nei momenti di difficoltà reciproca. Io ho dato aiuto (e ricevuto) a tanti “matti di vela” come me. Sia che fosse prestare un gioco di vele, che semplicemente aiutare in un ormeggio.

no-smartphones-allowed-outline-removed2-v18. Trovare ancora posti dove non prende il telefono. In mezzo al mare mentre navigavo verso Macinaggio, in Corsica (non ho il satellitare) o in qualche isoletta sperduta nelle Sporadi, ho sperimentato il “non c’è campo”. Pensare che fino a qualche anno fa era normale non essere rintracciabili, adesso è un lusso per pochi che vale la pena vivere appieno in barca.

robert-redford-all-is-lost CMYK9. L’amore per la letteratura e la filmografia marinara. Quando mi sono appassionato alla vela, ho finito per appassionarmi a tutto ciò che parlasse di avventura per i mari. Forse perché io non posso essere Joshua Slocum, i grandi autori (Moitessier, London, Slocum, Larsson) e i grandi film (Deep Water, En Solitaire) mi permettono di sognare e spingermi con la fantasia ben oltre i miei limiti oggettivi di velista per diletto.

10. La ricerca infinita di nuove avventure. Sia per quanto riguarda la regata, che soprattutto la crociera. Non si finisce mai di esplorare e di imparare. Questo è il “carburante” di ogni appassionato, secondo me”.

4 Comments

  1. Paolo Romiti ha detto:

    Molto bene. Aggiungerei: Sempre nuove esperienze. Infatti non c’è viaggio per mare con la propria barca in cui non si impari qualcosa di nuovo sul nostro mezzo o su luoghi, mare e vento.

  2. Domenico ha detto:

    Credo che sia importante anche sentirsi protagonisti di qualcosa e, quando esci da una avventura non tanto tranquilla, riderci sopra e ridere di te stesso se hai sbagliato una manovra. Buon vento

  3. Marco Iodice ha detto:

    Per niente scontati. Condivido tutto.

    Bellissimo.marco

  4. Stefano ha detto:

    Fantastico! Condivido punto per punto!

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