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I motoristi non sanno navigare? Certo che anche i velisti a volte…

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alertVi ricordate la lettera di Marco Rende “Cronaca tragicomica di un tranquillo pomeriggio in rada“, nella quale il nostro lettore raccontava con ironia le strane manovre che aveva visto effettuare intorno a sé durante una sosta in rada all’Isola del Giglio? Avete commentato in tantissimi e se è vero che la maggior parte dei vostri commenti sono stati contrari ai motoscafari, qualcuno è uscito dal coro e ci ha decisamente incuriosito.

Ecco cosa ci scrive Giuseppe De Filippis: “Mi ha lasciato l’amaro in bocca leggere la “cronaca tragicomica di un tranquillo pomeriggio in rada”. Premesso che chi le scrive è un anziano buon velista da anni convertito al motore per questioni di lavoro, vorrei esprimerle alcune considerazioni in merito. L’assunto del racconto,  se ho ben capito, è che tutti i velisti sarebbero esperti marinai e i motoristi marinai incoscienti, incapaci ma ricchi. Basterebbe guardare su “you tube” per rendersi conto che gli errori dei diportisti di entrambe le categorie , si equivalgono… Ancor più stupefacente poi il suggerimento di un ulteriore esame da proporre ai motoristi. Un amico olandese ( gente che di mare e di barche se ne intende !) mi spiegava che nel suo paese la patente nautica neppure esiste.” A che serve” mi ha chiesto . “guarda Schettino” mi ha detto “ chissà lui quante patenti ed esami ha fatto. Eppure…” La verità è che a mio avviso se si va per mare , tutti prima o poi sbagliano ( perfino i super professionisti delle regate oceaniche  sono andati a scogli). Certo gli errori possono essere lievi oppure catastrofici: solo chi naviga poco non sbaglia mai. L’importante non è giudicare credendosi migliori, ma semmai aiutare e spiegare cosa deve fare a chi non sa ancora o si trova in difficoltà“.

E ancora, l’utente Velastregata ci ha raccontato di quanto visto dal vivo quest’estate: “anche i velisti non scherzano, oggi per esempio è arrivato in rada alle Cannelle, luogo ancora abbastanza colmo di barche, una vela da regata di 14 metri con dei ragazzi, non avevano ancora tradizionale a prua con catena ma solo quella di rispetto tenuta solo da una cima da 10 in tessile. Poco dopo sono scesi tranquillamente a pranzo. C’era vento e la barca ha cominciato un brandeggio a compasso per trenta metri che ha fatto spostare diverse barche. Ai bambini si insegna prima l’Abc, poi l’inglese, e poi altro, così dovrebbe essere per l’utilizzo del mare, maturando col tempo quell’esperienza di cui comunque qualcuno te ne deve insegnare i rudimenti che umilmente devi acquisire e non solo comprare una giacca e delle scarpe tecniche per diventare il Paul Cayard della situazione“…

E VOI, COSA NE PENSATE?

14 Comments

  1. Alberto Roggero ha detto:

    Vero, concordo, ho fatto parte per 15 anni della commissione d’esame per la patente a vela e devo ammettere che la maggior parte dei candidati che si presentavano all’esame, anche oltre le 12 miglia, non avevano esperienza sufficiente perchè ritenevano che il corso li avrebbe preparati a sufficienza. Purtroppo devo dire che in Italia sono i ‘pezzi di carta’ che valgono e non il ‘saper fare’! A tutti consigliavo (bocciati e non) di frequentare un corso di vela adatto e di fare molta esperienza prima di ‘prendere il comando’ di una imbarcazione. Questo lo vediamo spesso nei porti e nelle rade con le barche da charter che, se da un lato, hanno aumentato la platea della vela, dall’altro hanno messo in mare migliaia di pseudo comandanti non capaci ma autorizzati a comandare una imbarcazione. Sarebbe necessaria una profonda riflessione su questi punti. A che serve la patente senza la necessaria edperuenza??

  2. GIUSEPPE OPPO ha detto:

    Velista, ma perfettamente d’accordo.

  3. michele ha detto:

    sacro sante le considerazioni del Commissario. In altri paesi è più importante acquisire esperienze per poter comandare una barca piuttosto che il pezzo di carta. Per esempio le più importanti società di charter internazionali organizzano le cosiddette “flotilla” che servono apputno a far fare esperienza “in sicurezza” a quelli che da noi sarebbero i neo-patentati. Formula che dovrebbe essere ampiamente diffusa anche nei nostri mari.

  4. riderò ha detto:

    ma soprattutto, in quei Paesi dove non c’è nemmeno la patente nautica, vanno meglio o peggio? secondo me se ne vedono di tutti i colori!

  5. Marco ha detto:

    Io penso che come è organizzata da noi in italia la patente nautica , averla sia persino piu pericoloso di chi non ne ha. Poiche l utente dopo un corsetto pensa di saper andare x mare . Quindi è sicuramente meglio che si elimini tutta questa burocrazia e si eliminino anche costi inutili .ogni persona sarà cosi stimolata a cercarsi gli strumenti e le le stuazioni piu idonee all apprendimento della navigazine che desidera compiere.come del resto già accade in molte località del globo. Oppure si organizzino corsi con una frequenza di navigazione seria che si possa acquisire l esperienza necessaria.

  6. adolfo mellone ha detto:

    Io penso che erano belli i tempi in cui la nautica non era popolare, ed i ragazzotti (e pure gli anzianotti) del tipo descritto nell’ articolo andavano a fare le vacanze a Riccione oppure in un club Mediterranee.

  7. riccardo ha detto:

    che dire? ho la patente nautica negli anni successivi ho navigato abbastanza … poi ho mollato per un po’ per mancanza di tempo … ora vorrei ricominciare e gli amici mi prendono in giro perché dico che vorrei fare qualche weekend con lo skipper … per riprendere la mano! ps non sapete “gli insulti” che mi sono preso la sera che decisi di tornare in porto mentre andavamo verso Stromboli ed il bollettino annunciava burrasca!

  8. Fabrizio ha detto:

    Per me la vera differenza con i verist Per me la vera differenza con i velisti è che spesso chi va a a motore non a conoscenza o ha attenzione per le altre imbarcazioni. Spesso mi è capitato di essere quasi sfiorato da motoscafi a 30 nodi completamente disinteressati al fatto che un passaggio così vicino ad una barca a vela di 10 m mette in pericolo l’equipaggio di quella barca e che se per qualche motivo perdo il controllo della mia barca loro non sono in grado di evitare la collisione

  9. ciriani paolo maria ha detto:

    in montagna non ti danno nessuna patente e così assistiamo in continuazione ai funerali di gente (più di 50/anno in Italia ed oltre il doppio sul versante alpino di frnacia svizzara ed austria) che muore per insipienza, ma nessuno pensa di obbligare la gente ad avere una patente!!! In mare ne muoiono molto meno, non certo perchè hanno la patente, ma solo perchè il mare è più clemente! e perchè la gente che va in barca è numericamente molto inferiore a quella che va per monti. Verissimo che se togliessero la patente ci sarebbe molta meno gente che rischierebbe la pelle perchè non avrebbe l’alibi per scaricare la propria responsabilità su chi l’ha autorizzato a pilotare una barca. O forse dovrebbero fare una patente che abilita al comando? Che senso ha dare una patente se poi comunque non si rispettano le regole? Meglio fare come fanno in Olanda e GB: le regole ci sono ugualmente, ma se non le rispetti e fai danni, ti cavano le braghe!

  10. Bianca Maria Zay ha detto:

    Ho 70 anni, ho la patente solo motore presa dopo tre mesi di corso, teoria e pratica, e un esame in capitaneria di porto, prima entro le 12 miglia e dopo 7 anni integrata con quella oltre. Io e mio marito guidiamo la barca e ogni estate ne vediamo di tutti i colori! Statisticamente sono più i velisti che si comportano come fossero degli eletti e fanno il loro comodo! Non commento la situazione pulizia decoro educazione, che sempre dato la loro “superiorità” lascia molto a desiderare! Evidentemente sporco è bello e maleducato e cafone fa figo!!!
    Bevono a tutte le ore e quindi urlano ridono vomitano e rumoreggiano (!!!) in libertà! Ma ditemi voi, forse siamo noi “motoristi” che non capiamo, per andare a vela si fa così…….

  11. Velastregata ha detto:

    Mi complimento con Bianca dalla quale, chiudendo gli occhi, si immagina traspiri dai pori l’amore per il mare, una preziosa oncia per ogni rispettabile anno d’età. In parte hai ragione, ma la maleducazione quando c’è, non rispetta corporazioni, che di vela che di motore. Il maleducato, che sia colto o rozzo, facoltoso o indigente, questo aggettivo ce l’ha incastonato nel DNA. Ho visto motoscafari (mi si riperdoni il termine) e velisti, ugualmente gettare la cicca in mare dopo una sana fumata. Purtroppo la tua ragione viene ancora più incontro con l’appunto sulla maleducazione dei velisti, quando presente. Percorrendo annualmente per centinaia di miglia il perimetro dello stivale, o anche la sardegna, o che sia la sicilia (nel 2014, 900 miglia la sola estate), posso stilare una mia statistica personale per quanto segue. Si nota di più il velista maleducato perchè una corposa parte di chi va per mare con la barca a vela, sopratutto quando la vedi zeppa di parentame vario e ragazzini urlanti, poggia il sedere su una barca presa a noleggio ed è molto raro che vengano prese a nolo barche a motore perchè costano settimanalmente oltre il triplo. Pertanto, in una rada di una bella mezzaluna con 500 metri di “corda”, su dieci barche ce ne saranno mediamente 7 a vela e tre a motore. Delle 7 a vela almeno tre saranno sicuramente a noleggio con esternazione dei suddetti baccanali a bordo. Per questo secondo me risalta di più il problema da parte dei velisti. Per contro, chi ha una barca a vela sua spesso tiene più a questa che alla moglie e la lustra, l’accarezza, ne percepisce come un furetto i rumori anomali e mentre gli altri fanno il bagno cambia la cinghia dell’alternatore insomma,uno così non ha nemmeno il tempo di fare il cafone. Poi, ovviamente c’è sempre l’eccezione…..

  12. Paolo Romiti ha detto:

    Anche in Gran Bretagna non è richiesta nè prevista una patente nautica. Ma gli inglesi sono inglesi, agli italiani non si deve consentire nemmeno di andare sul tetto senza la necessaria formazione certificata da un documento ottenuto con le carte bollate. O no?

  13. maurizio lombardi ha detto:

    La nautica in Italia è sempre stata ritenuta attività di elite, uno status simbol da esibire. Così negli anni si sono avvicinati ad essa un gran numero di persone inesperte che si sono prevalentemente indirizzate verso le barche a motore perchè di approccio apparentemente più semplice e più immediate nell’utilizzo. Anche io, da bravo velista, ho sempre coltivato l’idea che i motoscafari capiscono poco di mare, anche se ho amici “motoscafari” da cui ho appreso molto sul mare; ma mi rendo conto che è solo un problema di numeri: le barche a motore sono molte di più.
    Solo questa estate ho corso il rischio di essere speronato da un 15 metri a vela perchè in prossimità di un importante porto lo skipper aveva pensato bene di dare motore a 8 nodi e scendere sottocoperta a fare pulizie!
    Mai ergersi a professori di mandolino! Come ben dice l’amico Giuseppe De Filippis, se non sbagli è solo perchè non navighi.
    Un cordiale saluto a tutti
    Maurizio Lombardi

  14. Alessandro ha detto:

    Capisco che chi scrive ha ovviamente la patente e frequenta il mare con barca propria o a noleggio, ma penso che, visto che siamo in Italia, senza patente sarebbe molto peggio, se non altro qualche fondamento e qualche regola si è costretti a studiarla! Immaginate se nei nostri mari chiunque potesse noleggiare un motoscafo o una barca a vela da 15 metri…
    In ogni caso, come in molte altre cose della vita, l’esperienza è fondamentale, abbiate un po’ di pazienza per chi si è avvicinato da poco a questo meraviglioso mondo e, se potete, aiutatelo!
    Riguardo alla maleducazione, beh quella non appartiene mai ad una categoria precisa, ma è distribuita in egual modo…
    Buon vento a tutti. 🙂

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