developed and seo specialist Franco Danese

Idee controcorrente sull’uso e la manutenzione di un Grand Soleil 46 del 1987

Il dio delle onde contro l’uomo che “sentiva” il vento. Pronti a votare?
5 settembre 2016
Straulino-Tabarly, che la sfida abbia inizio. Votate il più grande velista della storia!
6 settembre 2016

Sharing is caring, condividilo con i tuoi amici!

FOTO GIORNALE DELLA VELA

Il suo viaggio in un fotoromanzo Lele Panzeri è anche un famoso creativo del mondo della pubblicità. In questo articolo l’interpretazione “creativa” del suo lungo viaggio con Carletto Primo.

Carletto Primo è un Grand Soleil 46 del Cantiere Del Pardo, disegnato da Jezequel e varato nel 1987. L’ho comprata dall’ingegner Morriconi nel 1999. Dopo sedici anni di scorribande in lungo e in largo nel Mediterraneo, dopo una infinita ed inevitabile serie di piccoli e grandi guasti, di rotture, di idee sbagliate, di errori, di geniali intuizioni e modifiche poi abbandonate, non ho ancora visto in giro per i mari una barca più sexy della mia. Siamo stati dappertutto sulla costa italiana, nelle isole maggiori e minori, in Francia, in Spagna, in Tunisia, in Grecia e poi di nuovo… Baleari, Egadi, Eolie… migliaia di miglia.

Schermata 2016-09-05 alle 13.11.51Quindi dicevamo… 12 tonnellate, 14 metri, bassa sull’acqua, con un piano di coperta e una attrezzatura generosissima, che rimane un po’ sonnolenta con vento leggero (son bravi tutti a fare i fenomeni con 15 nodi d’aria) ma che poi, appena rinfresca, con qualunque vento e andatura, si esalta e sprigiona tutta la sua potenza, che sa alzare la chiappa con leggerezza davanti al frangente sopraggiungente e che non affonda il naso in quello che ti ha appena superato, che fa dei baffi di schiuma meravigliosi, che sale sul mare in prua con grazia e che, contemporaneamente, se c’è da sfondare un’onda con tutta la sua inerzia non si tira indietro, che di bolina strettissima si appoggia sulla falchetta in maniera stabile e costante, che sa assorbire le raffiche violente con condiscendenza, che viaggia bene con tutte le vele fuori ma anche con velatura ridottissima, che più passano gli anni e più sembra ringiovanire, che ha un linguaggio tutto suo che ormai capisco alla perfezione di scricchiolii e piccoli gemiti d’amore… Questo è il Grand Soleil di Jezequel, lo “spaghetti Swan”, la mia adorata barca.

Schermata 2016-09-05 alle 13.16.37

Poi, l’anno scorso, la grande idea: il giro del mondo fatto con calma, a pezzetti, coi miei cari, con gli amici che hanno voglia di navigare con me e… eccomi qui. Sono partito a fine luglio 2015 da Cala Galera e oggi, dopo un anno di navigazione intermittente, Carletto Primo è all’ormeggio al Marina Casa de Campo nella Repubblica Dominicana, il marina più bello e organizzato che ho visto in vita mia, affidato alle amorevoli cure del locale cantiere IBC, di proprietà italiana. Gente serissima efficiente e gentile. Circa 5.700 miglia. Mica male per un vecchietto di trent’anni e per un altro di sessantasei. E’ stato un anno fantastico, entusiasmante. Sono un pensionato con poco più della minima ma, chissà come mai, oggi mi sento ricchissimo. La mia barca è … “la barca migliore del mondo” semplicemente perché è la mia barca. Lo stesso principio che vale per i figli, per gli amori e per gli amici. Il verbo “amare” contiene principalmente il sostantivo “mare”. Sarà un caso?

Schermata 2016-09-05 alle 13.16.45

COSA HO MIGLIORATO E MODIFICATO
Eliminare la coperta in teak, mettere un superbimini, zattera a poppa, cambiare nome, via lo spi…
1. In barca le porte non servono a nulla. Pesano, schiacciano le dita e tagliano l’aria. Le ho allegramente sbarcate sostituendole con altrettante tende di cotone blu. Barca più leggera, dita che non si schiacciano, aria che circola liberamente. Naturalmente quelle dei bagni le ho tenute.
2. La spalliera del divano che contiene il motore è un’idea sbagliata. L’ho levata, rifatto l’imbottitura e la copertura del divano ed ora, col tavolo abbassato ho a disposizione un vasto talamo mille-usi che abbiamo chiamato spiritosamente “orgy-bed”. Fantastico.
3. La coperta in legno è pesante, arroventa la barca, è difficile da tenere pulita eccetera. Appena il legno ha cominciato a denunciare qualche debolezza l’ho tolta, sostituita da una sobria ma elegante vernice mista a sabbia. Qualche centinaio di chili se ne sono andati.
4. Le vele di poppa, al giorno d’oggi, sono diverse da quelle di ieri. Ho regalato il mio spi a un amico che ha prontamente ricambiato regalandomi un meraviglioso gennaker candido.
5. Ho cercato un bompresso per murare il genny. Il costo più basso che ho trovato era circa 1.600 euro più l’installazione. Nelle banche ormai mi avevano schedato per cui sono andato in una fabbrica di tubi d’acciaio vicino a casa mia e ho comprato uno spezzone di tubo (il migliore del mondo) per la cifra di 46 euro. Poi ho comprato tre cinghie a cricchetto in un autoricambi e ho installato con le mie manine un bompresso di una solidità ed efficienza straordinarie. E’ brutto da vedere, lo so, ma allora non guardatelo. A me piace.
6. Il sole, in luglio e agosto, è impietoso. Ho installato quindi un generoso bimini a poppa e ho concepito un tendalino perfetto, senza cimette sulle draglie, che copre tutto il centro barca e che, in caso di vento troppo forte, si sgancia con facilità e si impacchetta automaticamente sul bimini.
7.Ho installato un generatore eolico, ce l’avevo già.
8. Ho installato un pannellino solare sopra il bimini.
9.Ho deciso, come fanno i francesi che la sanno lunga, che avrei per sempre ormeggiato di prua, usando il solido bompresso come aiuto alla salita e alla discesa.
10.Ho messo la zattera di salvataggio sulla plancetta di poppa che in caso di bisogno è il posto più adatto all’espulsione.
11.Ho ribattezzato la barca BIRBONE e poi CARLETTO PRIMO fottendomene dei pregiudizi scaramantici. Ah no… dimenticavo. Ho dovuto cambiare il motore.

ERRORI CHE HO COMMESSO NEGLI ANNI
Cazzate come le vele di tessuto troppo leggero, cambiare il piano di coperta, comprare un monitor 12 v
1.Ho fatto fare una randa steccata con carrelli un po’ troppo leggera (cazzata). Mi era venuta l’ansia da prestazione (della barca).
2.Ho riportato tutte le drizze in pozzetto (grande cazzata). Dovevo lasciare il piano di coperta originale con la drizza della randa all’albero.
3.Per più di dieci anni ho cercato una via d’acqua dalla coperta che mi faceva trovare, periodicamente, le sentine piene di acqua dolce. Poi improvvisamente ho capito che quando riempivo i serbatoi dell’acqua in marina, lasciavo il tubo nel bocchettone e facevo altro. C’era qualcosa nel “troppopieno” del serbatoio che non funzionava e mi mandava acqua dentro. Poco male, così le sentine si lavavano un po’ (piccola cazzata).
4.Ho scaricato il tangone dato che avevo il gennaker (cazzata). Il tangone serve moltissimo col genova di poppa piena e anche per sedercisi sopra a prua al tramonto col mezzo toscano in bocca (cazzata veniale).
5.Ho comprato una stufetta elettrica da 2000 watt (cazzata). Comprati un bel sacco a pelo polare che spendi meno.
6.Ho comprato un monitor con DVD 12 volt e non l’ho mai usato. Quando l’ho voluto usare si è immediatamente fulminato (cazzatona).
7.Ho risparmiato sull’acquisto del tender e del relativo motore (super-cazzata).
8.Ho lasciato a riva il gennaker con più di 25 nodi. Sembrava andasse tutto bene, filavamo come razzi ma poi, improvvisamente, si è disintegrato in una frazione di secondo (mega cazzata).
9.Non avevo con me un gennaker pesante (super-cazzata). Cosa te ne frega di fare 0,1 nodi in più se quello leggero poi si rompe (vedi sopra).

1 Comment

  1. gino ha detto:

    grande!!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Le tue informazioni non verrano mai cedute a terzi