developed and seo specialist Franco Danese

Contrordine, l’Italia vince un oro alle Olimpiadi della vela. Ma per la Croazia

Salone di Cannes 2016: inizia il nostro viaggio tra le barche sulla Croisette
5 settembre 2016
Trofeo Gorla, la cronaca dal nostro inviato
5 settembre 2016

Sharing is caring, condividilo con i tuoi amici!

IMG_3191“Il budget che avevo a disposizione per vincere l’oro olimpico nei 470? Centotrentacinquemila euro all’anno (135.000!) arrivati dai 45.000 dallo sponsor D Marine (pool di marine mediterranee), 90.000 euro dal circolo dei ragazzi e dalla Federazione croata”.

 COACH D’ORO
E’ l’allenatore italiano Andrea Mannini, l’uomo che ha fatto vincere alla Croazia la medaglia d’oro alle Olimpiadi di Rio 2016 nella classe 470 (con Sime Fantela e Igor Marenic) che ci racconta come una Federazione che in pratica non esiste, “un piccolo ufficio con due persone”, è riuscito nell’impresa mentre la potente federazione italiana ha per l’ennesima volta raggiunto l’obiettivo dei “zero tituli”. Per la cronaca, la Croazia ha preso anche un’altra medaglia, quella d’argento nella classe Laser maschile (con Tonci Stipanovic).

IMG_3185METODO VINCENTE
Così siamo andati a trovare Mannini nella sua tana, alla veleria Zaoli a Marina degli Aregai, a pochi chilometri da Sanremo, la sua città d’origine. Ambiente informale, oggi (2 settembre) ci sono dei ragazzi francesi e romani che sono lì per farsi consigliare da Mannini ed effettuare dei test sui nuovi alberi in carbonio di cui (forse) la federazione mondiale (World Sailing capitanata dall’attuale presidente della federazione vela italiana Carlo Croce) forse ammetterà l’uso, sino ad ora, anacronisticamente, vietato. Il metodo di Mannini è vincente. Non lo dimostra solo questa vittoria: anche alle precedenti Olimpiadi di Londra 2012 aveva portato gli argentini a vincere la medaglia di bronzo.

The Rio 2016 Olympic Sailing CompetitionLA NOSTRA INTERVISTA
E allora Andrea, raccontaci come siete riusciti a portare a casa con i tuoi ragazzi l’oro olimpico. C’è un segreto?
“Nessun segreto, tanto lavoro, metodo, passione. Dal 2013 siamo stati in acqua per 200 giorni l’anno. Ogni sacrosanto giorno briefing, prove continue di velocità e di riproduzione delle condizioni di regata. Un esempio banale. Al timoniere insegnavo a stare girato verso poppa, perché in regata si naviga così, soprattutto a Rio, dove i lati sono di 0,4 miglia. Avrebbe dovuto abituarsi a questa postura. E poi, abbiamo costruito un team di 10 nazioni che ha lavorato insieme per tre anni”.

Fermati, avete lavorato per anni condividendo informazioni con i vostri avversari?
“Certo, la veleria Zaoli, di cui sono sail designer, ha messo a disposizione spazi, personale, supporto a mare e a terra ai ragazzi del 470 di Brasile, Israele, Turchia, Francia, Germania, Spagna, Stati Uniti, Giappone…avremo fatto, soprattutto mesi invernali 18/20 stage di allenamento comuni di 10 giorni alla volta. In quei momenti abbiamo condiviso informazioni, regolazioni. Abbiamo modificato vele, cambiato assetti alla ricerca della massima velocità. Il grosso vantaggio è stato che quasi tutti usavano tutto o in parte il set di vele Zaoli, il 35% alle Olimpiadi usava le nostre vele”.

Ma gli Italiani non c’erano?
“No, li abbiamo visti una volta sola. Loro si allenavano da soli a Cagliari”.

Ma la squadra dei 470 croata da quanti elementi era composta?
“Il sottoscritto e il papà di Fantela, che era stato il loro primo allenatore. Abbiamo condiviso un fisioterapista con quelli del 49er e alle Olimpiadi avevamo un Rule Advisor per tutta la squadra destinato anche alle proteste”.

Basta?
“Dimenticavo i due ragazzi, Sime Fantela e Igor Marenic”.

Quante barche avete usato?
“Due, gli altri almeno 5. Quando andavamo in Brasile usavamo la barca di riserva degli amici brasiliani. Per scambio di reciprocità, dormivamo a casa dei loro genitori a Rio dove siamo stati 12 volte nel corso degli ultimi 3 anni. Il nostro pratico locale, per conoscere la baia di Guanabara che è molto insidiosa…abbiamo carpito le informazioni dal padre di uno dei ragazzi carioca”.

Ma per quel che riguarda le vele?
“Non abbiamo lesinato, ovviamente grazie alla veleria Zaoli. Undici spi test e tante rande e fiocchi, praticamente nuove ad ogni regata. Ogni volta andavamo più veloci, condividendo con gli altri team i miglioramenti”.

Ma a un certo momento, ognuno per la sua strada?
“Si, da aprile 2016, in pratica abbiamo smesso di condividere la preparazione”.

Nessun esperto di psicologia?
“I ragazzi hanno fatto alcune sedute con un mental coach che proveniva dal mondo del basket. Lui mi ha dato alla fine informazioni sul carattere dei ragazzi”.

Usciamo con Andrea dalla veleria, lo aspettano i ragazzi romani e francesi per provare i 470 con l’albero in carbonio. Pendono dalle sue labbra, lui sorride e li porta a mangiare un piatto di pansoti liguri. Poi, si esce in mare, si farà sul serio. Velocità e pressione sui ragazzi. La burocrazia e le polemiche sono lontane. Anche se siamo in Italia.

Luca Oriani

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Le tue informazioni non verrano mai cedute a terzi