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#18 La lettura dell’estate. Attorno al mondo su una barca di 6,50 metri. Capo Horn/ 4

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Schermata 2016-08-03 alle 13.25.00Mi trovo a circa 900 miglia ad ovest delle coste cilene, in pieno Oceano Pacifico. Trascorro tutto il giorno a mettere ordine.
Ho già deciso che il viaggio prosegue normalmente… e che costruirò un armo di fortuna con il pezzo più lungo di albero che misura 6 metri e 37 centimetri. Richiamo terra. Mia madre e Romain mi dicono di essersi già organizzati per farmi trovare un nuovo albero in un cantiere sulle coste del Cile ed hanno programmato l’eventuale mia sosta a terra per effettuare le riparazioni necessarie.
Li informo della mia decisione di proseguire senza scalo e senza aiuti dall’esterno.
“Io sto bene, lo scafo non è danneggiato. A bordo ho il necessario per realizzare un armo di fortuna. Non vi sono ragioni per fermarmi.
IL VIAGGIO CONTINUA!”.
Catalogo le drizze e le scotte, raccolgo i cavi in acciaio del sartiame e faccio pulizia in corrispondenza della zona di appoggio della base d’albero in coperta. Il giorno dopo ricostruisco, con resina epossidica e fibre di carbonio la base d’albero che si è spaccata a metà. Sopra la riparazione realizzo un piccolo forno da cantiere per scaldare la resina epossidica, in maniera tale da ottimizzare le proprietà meccaniche. Inserisco un termometro digitale a contatto della riparazione per sorvegliarne la temperatura. Per scaldare impiego dei sacchetti al carbone attivo, di quelli utilizzati in montagna per prevenire il congelamento delle dita ed una coppia di resistenze elet- triche collegate alle batterie di bordo. La temperatura si stabilizza sui 45 °C, perfetto.
Preparo il boma in maniera tale da poterlo utilizzare come “capra” per issare l’albero. Il 1° aprile completo la preparazione della base d’albero e fisso il sartiame di fortuna. Sposto il nuovo albero verso poppa, ne fisso la base in coperta, la penna è posizionata così fuoribordo. L’albero appoggia su alcuni sacchi pieni di vele che ho fissato sul “cocon” per evitare che l’albero stesso tocchi la barra dei timoni. Collego un’estremità del boma sulla piastra dello strallo di trinchetto situata davanti alla base d’albero, all’altra estremità fanno capo due tiranti laterali, uno verso prua ed un circuito che consente di far viaggiare una scotta fino all’albero. Non mi resta che iniziare a mettere in tensione questa scotta per iniziare a sollevare l’albero. Con l’aiuto di un winch richiamo la scotta e così, centime- tro dopo centimetro, l’albero in poco più di un’ora è nuovamente su!
“Albero issato! Yuuuuuuuhuuuu! Pesce d’Aprile per Eolo e Nettuno!”. Sono soddisfatto, mi libero della parte superiore della muta e poso vicino all’albero di fortuna per qualche foto ricordo.
Isso immediatamente un fiocco e la barca accelera di colpo, si muove a tre, quattro nodi.
“I am on the road again…” Scherzo con me stesso… parafrasando una nota canzone americana. Salgo in testa d’albero a fissare una piccola telecamera per fare alcuni minuti di ripresa del nuovo armo. Il 2 aprile sostituisco il sartiame in tessile con quello in acciaio inox utilizzando dei terminali ad occhio, che chiudo con l’aiuto di due chiavi inglesi. La notte il vento rinforza, mancano ancora i paterazzi da cambiare, è da più di 30 ore che non dormo, un ultimo sforzo e finalmente l’intero sartiame è sostituito.
Posso dormire sonni tranquilli adesso. Informo terra del buon esito dei lavori e che ho messo la prua su Capo Horn!

Schermata 2016-08-03 alle 13.25.55Nei giorni che seguono il vento è sempre sostenuto ed io provo ogni sorta di combinazione di vele per far avanzare al meglio la barca. Quando il vento è al traverso isso il code zero posizionato a 90°, con la drizza fissata nell’angolo di scotta. Il 6 aprile un grosso grop- po a forma di enorme cono rovesciato mi passa accanto. Le onde diventano improvvisamente violente, il vento sale a 45 nodi. Nelle ultime 24 ore la pressione atmosferica è scesa di 15 hPa. La cosa cu- riosa è che sulle carte meteo Romain non vede il colpo di vento che sto subendo. Probabilmente è una perturbazione molto localizzata. Romain scrive: “Aless, tieni delle super medie. Il tuo albero è ok con 40 nodi? La temperatura scende? Buona navigazione. Piccolo colpo di vento mercoledì 7. Leggendo le tue posizioni non vedo differenze di velocità. Hai lavorato come un matto!”.

Prua su Capo Horn! I giorni trascorrono veloci e con una bella me- dia. Il vento è sempre sostenuto, spesso oltre i 25 nodi con qualche colpo sopra a 35 nodi. Il freddo inizia a farsi sentire.
Per riposare come si deve metto in funzione un mio sistema speri- mentale per scaldare l’interno della muta stagna, dai piedi alle mani. Funziona benissimo e una delle cose più importanti è che posso re- golare la temperatura a mio piacimento. All’imbrunire del 10 aprile una balena appare a sinistra della barca, passa sotto lo scafo ed emer- ge a dritta, 20 metri più in là, meravigliosa!

Il giorno dopo Salvatore mi scrive: “Pensare che hai rimesso a posto l’albero in mare ha dell’incredibile. Un abbraccio”. Ricevere messaggi come questo mi infonde nuove energie, così come le parole di Mario ogni volta che gli parlo al telefono, di Alberto, di Seb, di Romain e di mia madre ovviamente. I messaggi di incoraggiamento che mia madre mi fa pervenire e che giungono senza sosta, attraverso il mio sito internet, sono numerosi e piacevoli da ricevere.

Il 14 aprile mancano 300 miglia a Capo Horn! I frangenti sono violenti e alti circa 2 metri sopra la cresta delle onde. L’oceano sembra pieno di colline e voragini, il vento oltre i 35 nodi. Spesso posso stimare l’altezza di alcune onde tra i 10 ed i 14 metri. A ter- ra, da qualche giorno è Fabrice, il fratello di Romain che si occupa del “routage”. Fabrice parla con Yves Parlier del passaggio di Capo Horn e alla fine si decide che, essendoci un colpo di vento in arrivo, la soluzione meno pericolosa è quella di allontanarsi alcune decine di miglia dal Capo, per doppiarlo a sud dell’isola Diego Ramirez. Alla via così, navigando su un oceano plumbeo dai riflessi trasluci- di, scuro e infernale. Ma io sto bene e la barca è in simbiosi con me, con il mio umore. “Voliamo” tra le onde, lo scafo vi scivola sopra, ne è fagocitato per alcuni istanti, viene risputato fuori e, più veloce di prima, parte in un surf terrificante, ferisce il dorso dell’onda davanti, la sfonda spaccando la cresta di fronte.

Si fa notte ed è sempre più freddo.
Due albatros mi seguono ormai da giorni e penso siano i custodi di questa zona perduta di mondo spazzata dalle tempeste. Li riprendo con la videocamera ma devo spesso interrompere e rientrare sotto- coperta per scaldare le dita delle mani, irrigidite per il freddo e che hanno difficoltà a muoversi. Quando sono all’interno attivo spesso il sistema scaldante della muta e preparo molte bevande e pasti cal- di. Dopo ogni manovra asciugo la muta perché è gelida!
Capo Horn si avvicina. Mi attende l’ultima notte, prima di acqui- sire il diritto di fregiarmi di un orecchino d’oro al lobo sinistro…

 

 

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