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Non potete mettervi alla cappa? In burrasca vince chi fugge

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burrasca

Qualche tempo fa abbiamo illustrato come mettersi correttamente alla cappa, ma non sempre è una manovra possibile. Quando le condizioni sono talmente proibitive da non consentirci di rimanere alla cappa, l’unica via di scampo è la fuga navigando col vento in poppa: il mare aperto è infatti in questi casi la soluzione più sicura nell’attesa che passi il peggio. In questo caso, è importante avere sempre una persona fissa al timone che deve prontamente mettersi in sicurezza, dal momento che potrebbe essere esposta al moto ondoso proveniente da dietro. In queste condizioni si corre infatti il rischio che un’onda possa fare scuffiare la barca. Durante la fuga la velocità della barca riduce la velocità relativa delle onde. Tuttavia, a meno di situazioni con onda molto corta, queste infrangeranno sempre dietro la barca aumentando il rischio di ingavonare da prua. È difficile stabilire quale debba essere la velocità ideale a cui far camminare lo scafo: come regola generale possiamo dire che più le onde sono corte, più bisogna rallentare il passo. A seconda delle condizioni, ci sono tre diversi tipi di fuga: con vele ridotte, senza vele e ritardata.

FUGA CON VELE RIDOTTE
Ammainata la randa e armata la tormentina a prua, il pericolo più grande navigando col vento in poppa è costituito dai movimenti incontrollati del boma, causati non tanto dal vento, quanto dalle onde, che possono causare danni sia alla barca che all’equipaggio.

FUGA SENZA VELE
Se il vento e le onde sono davvero troppo forti, la soluzione migliore è ammainare tutte le vele, anche la tormentina, lasciando sempre una persona al timone per indirizzare al meglio la prua della barca nella direzione delle onde. Lo scafo manterrà comunque una certa velocità che renderà possibile manovrare.

FUGA RITARDATA
Se la velocità della barca rimane comunque troppo elevata anche senza vele sarà necessario rallentarne il moto creando un “effetto traina”, utile anche per mantenere la barca nella direzione delle onde. Per farlo prendete le cime di ormeggio e annodatele in modo da ottenerne una sola. Fissate le due estremità alle bitte di poppa o ai winch: servono punti di grande resistenza perché, una volta che le avrete lanciate in mare, questo “cappio” creerà una resistenza notevole al moto ondoso. Regolate la lunghezza della cima in base alla forza del vento: più dovete rallentare, più lunga dovrà essere.

6 Comments

  1. Gianni ha detto:

    Mah, direi che è molto superficiale come articolo….

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  3. paolo gattari ha detto:

    grazie per l’articolo. mi sono trovato con un mio amico in una situazione che aveva un mare IDENTICO a quello della foto. ci abbiamo messo 4 ore per uscire dalla burrasca. noi però avevamo il motore acceso. nell’articolo non si accenna al motore, potreste dirmi che utilizzo farne? grazie mille.
    PS: un consiglio è quello di fare molta attenzione a dove si va perché con quel mare non si vede nulla! noi stavamo per prendere un mercantile, lo abbiamo visto che stava a non più di 15 metri da noi e non è stata una bella cosa…

  4. Massimo Fossati ha detto:

    Attenti che in un ciclone il vento vi può risucchiare al centro del bassa pressione …per cui fuggire si , ma con le mure dalla parte giusta . Articolo veramente superficiale

  5. riderò ha detto:

    riprendo il commento del Sig. Fossati per dire che sarebbe molto interessante un articolo sulla meteorologia, con quale districarsi in situazioni limite (vento che gira in un senso o nell’altro, barometro che scende etc….). sicuramente argomento già trattato in passato, ma nella versione stampata del Giornale ci starebbe benissimo.

    mi ha sorpreso per esempio, ci tengo a precisare che mi considero sempre un “neofita”, lo scempio accaduto alla Giraglia con tutti quegli equipaggi in difficoltà estrema durante la burrasca. qualcuno si è messo alla cappa?

    sarebbe bello che come Redazione riusciate ad approfondire le tematiche tecniche, anche e perché no con un grado di complicatezza più elevato.

    grazie,
    un lettore

  6. Ugo ha detto:

    sono assolutamente contrario all’ammainare TUTTE le vele.
    significa trovarsi in totale balia del mare.
    premesso che non mi sono mai trovato in condizioni tali da non permettere nemmeno la cappa filante (che nella mia pur scarsa esperienza ha risolto situazioni già…. “Impegnative”), io sotto tormentina e ancora galleggiante a poppa non andrei.
    eppoi dico, oggi come oggi un radar meteo pesca a 80 miglia ed hai i bollettini meteo quando ti pare: come diavolo fai ad infilarti in un ciclone tropicale?

    (PS: alla redazione, da tempo ormai i commenti agli articoli vengono “incasinati” da menate di wordpress ed i link sono tutti costantemente rotti/malfunzionanti… )

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