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#16 La lettura dell’estate. Attorno al mondo su una barca di 6,50 metri. Capo Horn/ 2

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Schermata 2016-08-03 alle 12.41.38Il 17 febbraio Romain mi annuncia l’arrivo di vento forte e, per domenica 21, una tempesta. “Aless, yahooo sei ormai a metà percor- so. Ti avvicini alle Sables d’Olonne!”. L’idea che Romain suggerisce è quella di ridossarmi a l’isola Stewart e aspettare che il peggio della bassa pressione passi. Giorno 18, il vento sale a 35 nodi, la barca oggi è molto veloce. Romain scrive: “Aless, fai un’ottima velocità, meteo buono per andare in Nuova Zelanda, ma ti devi mettere al riparo. Domenica farai la siesta”.

Le onde oggi sono imponenti, l’oceano è in burrasca ma la barca risponde bene. Avvisto il dorso di quattro balene dirette ad est. Sul diario di bordo annoto una mia massima: “Non aver paura dell’onda grande che vedi ma di quella che questa nasconde”.

Ho percorso metà strada, ho raggiunto i 155 gradi di longitudine Est e percorso oltre 13.000 miglia. Da oggi inizio ad avvicinarmi all’arrivo! Il vento è sui 25 nodi con punte un po’ superiori a 30. Spinta da una grossa onda in procinto di frangersi, la barca schizza via come una freccia solcando il ventre cavo dell’onda che le sta sotto. Il surf è di quelli mozzafiato. Lunghissimi secondi trascorsi tra spruzzi, colpi sul fondo e sorta di brontolii dovuti alle bolle d’aria in cerca di fuga sul fondo dello scafo. Alla fine di quel precipitare senza fine, controllo sul display dell’autopilota la massima velocità raggiunta: 20.50 nodi!

È il nuovo record della barca! Fabrice (transatlantica del 2007 della classe mini 6.50) mi aveva parlato di esser partito in surf a 17 nodi, Pierre Marie (che con la barca aveva percorso la mi- nitransat nel 1997) a circa 18 una volta su una grande onda in Atlantico.

Il 19 il vento forte continua, l’oceano diviene caotico, le onde imponenti ed incrociate. L’elica dell’idrogeneratore, strattonata dalle forti accelerazioni fuoriesce spesso dall’acqua e non fa girare correttamente la dinamo.
Provo a far andare la barca più veloce possibile per arrivare in tempo a ridossarmi all’isola Stewart, ma il vento è in aumento così come le onde che iniziano ad arrivare di traverso. Romain scrive: “Aless, penso che non dovresti fermarti all’ancoraggio, ma piuttosto fare avanti e indietro sottovento all’isola”.

Schermata 2016-08-03 alle 12.43.19Ieri ho trovato tre tavolette di cioccolato al latte all’interno di un box stagno. Per me rappresentano un vero e proprio regalo, una sorpresa, dal momento che pensavo averlo ormai finito da giorni. Le divoro in due giorni.
Il 20 è una giornata uggiosa. Arriva la pioggia e il vento è ballerino, salta rapidamente da 12 a 30 nodi rendendo difficile la scelta delle vele e stancandomi più del normale, a causa della necessità di dover manovrare in continuazione.
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Il 21 febbraio il vento rinforza a circa 35 nodi. Romain: “Aless, dovresti essere nella zona sottovento a Stewart alle 00h UTC di domenica 21 di giorno. Poi aspetta che passi”. Prendo la seconda mano di terzaroli alla randa. Il vento aumenta. Alcuni frangenti laterali. Vento da N/NW. Andatura quasi al traverso. Un’ondata s’infila dritta dritta nel pantalone della cerata! Vado sottocoperta, mi cambio e in- dosso la muta stagna. Mancano 80 miglia per essere al riparo dell’isola Stewart. Ma se i frangenti dovessero aumentare, sarei costretto a poggiare. Sono al timone da diverse ore. Alle 03h40 preparo del latte caldo e muesli. Il vento rinforza a 40 nodi. Scrivo a Romain che mi è difficile tenere la rotta a causa dell’ingrossarsi delle onde e dei frangenti laterali. Romain scrive: “Aless, cerca di tenere la rotta al massimo perché il vento calerà a partire dal 167° di longitudine Est e nei pressi della costa”. Il giorno dopo i frangenti diventano troppo pericolosi per continuare ancora sulla stessa rotta e mi costringono a decidere di rinunciare di ridossarmi sull’isola e di affrontare la tempesta in oceano aperto.

Comunico la mia decisione a Romain il quale dopo un po’ mi risponde che, una volta passata la bassa pressione, dovrò iniziare a risa- lire di latitudine in maniera da raggiungere i 47° Sud entro venerdì 26. Mi metto quasi in fuga di poppa, la barca soffre meno, anche se le onde in poche ore, s’ingrossano a dismisura. In alcuni treni d’onda posso stimare l’altezza delle onde a circa 14 metri. L’oceano s’imbianca per l’ennesima volta, esplodendo a volte in enormi masse d’acqua vorticose. Le onde s’incrociano e s’impennano come baionette e lame di vetro verde, ruggiscono e precipitando investono spesso la barca, sommergendola nel loro glaciale fragore, in un abbraccio di sovrumane forze, come un enorme fiume impetuoso in piena.

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