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TEST – Grand Soleil 58 Performance, un superyacht di 18 metri

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Cantiere del Pardo-Gran Soleil 58
Siamo al timone del Grand Soleil 58 Performance con 9 nodi reali di vento, in bolina non troppo stretta, e stiamo facendo 8 nodi di velocità. Ci creiamo il vento apparente da soli, in questo pomeriggio nel Golfo del Tigullio.
Issiamo delle belle vele di Banks con il fiocco al 105% e stiamo viaggiando alla stessa intensità del vento. Mi dico da solo: “Con questa barca a motore si va poco perchè a vela va più veloce che a motore”.

A MOTORE
Sono smentito, ma di poco. Spinti da un Yanmar da 160 cv he non si sente quasi e da un’elica a 4 pale abbattibili Flex O Fold, a soli 2.000 giri facciamo 9,5 nodi. Con questi numeri si presenta il nuovo 18 metri del cantiere italiano che si può vedere per la prima volta al Salone di Cannes, dal 6 all’11 settembre.

The-ONE-31IL SEGRETO
Chiediamo a Gigi Servidati, responsabile commerciale, se c’è un segreto in queste prestazioni a vela, indubbiamente fuori dal comune per una barca che si presente come “un piccolo superyacht”, definizione di Mario Pedol di Nauta Yachts, che ha curato il design di interni e esterni. “Questo GS 58 18.900 chili doveva pesare secondo lo studio Felci, che ha curato l’architettura navale, e 18.900 chili pesa nella realtà”. Molliamo il timone e seguiamo Gigi, che ci mostra come sono riusciti a restare nel dislocamento stabilito dal progettista. Solleviamo un pagliolo con facilità, pesa poco. Questo è l’esempio giusto per capire cosa vuol dire usare legni alleggeriti (Laricross rivestiti delle essenze come rovere, teak…) che hanno l’aspetto di un massello, ma sono incredibilmente leggeri.

01_pianetto GS58STRATIFICATO A MANO
Già che ci siamo diamo un’occhiata alle strutture della barca. Paratie e ragno di madieri e longheroni sono incollati allo scafo con resine epossidiche e fazzolettati direttamente allo scafo. Un sistema costruttivo che dà la massima rigidità e sicurezza. In parole povere, la barca costruita così non scricchiola. Sempre a proposito di costruzione, notiamo l’uso di rinforzi in carbonio nei punti di maggiore sollecitazione. Interessante il discorso che ci fa Servidati sulla realizzazione dello scafo che è in vinilestere con stratificazione a mano. “Ma come – gli obietto – non è meglio in infusione?”. Gigi mi tiene una dotta lezione in cui mi spiega che la costruzione in infusione è un metodo veloce, sicuro ed economico per costruire oggi una barca. E prosegue: “Noi, invece, con il GS 58 abbiamo scelto un’altra strada, è stratificato a mano con resine epoxyviniestere riducendo al massimo la fibra MAT di vetro, per avere minore peso, maggiore qualità nel tempo e miglior risultato estetico. In più, così la barca ‘non si ritira’, come accade con alcune costruzioni in infusione”.

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