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#11 La lettura dell’estate. Attorno al mondo su una barca di 6,50 metri. Il Grande Sud (il Grande Oceano Australe)/2

Ambrogio Fogar, il primo “paisà” a girare il mondo in solitario
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François Gabart, così giovane e già così veloce sugli oceani…
16 agosto 2016

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Schermata 2016-08-03 alle 11.21.36Il 13 gennaio il vento rinforza un po’. Isso la randa con una mano di terzaroli e il code zero. C’è il sole e un’onda lunga ma non fa- stidiosa. La barca va molto bene e parte ogni tanto in surf a oltre nove nodi. Nel pomeriggio arriva una leggera pioggia. Preparo una paella liofilizzata per pranzo e dedico alcuni minuti alla let- tura delle carte di dettaglio delle isole Kerguelen. Fisso un way point a 30 miglia Sud delle isole a causa della presenza di fondali poco profondi, ma anche per evitare l’influenza delle alte mon- tagne sul vento. Nel pomeriggio supero le isole Crozet costituite dall’isola dei Pinguini, Possession e l’isola de l’Est.

Il cielo all’imbrunire s’infiamma di pennellate gialle, arancioni, viola e con i riflessi di luce dell’oceano abbraccia me e la barca in uno scenario d’incanto. Ogni quattro ore circa attivo il telefono satellitare per controllare la presenza di messaggi dal momento che, da quando ho oltrepassato i Quaranta Ruggenti, la situazio- ne, dal punto di vista meteorologico, richiede molta più attenzio- ne del periodo precedente. Romain scrive: “Ciclone di 958 hPa con pressione in diminuzione…, da sorvegliare!”.

Schermata 2016-08-03 alle 11.25.0414 gennaio: il vento rinforza a 35 nodi e poco dopo raggiunge i 40. Provo ad avanzare con il solo genoa, ma sotto raffica mi ritrovo sovra invelato e la barca ha la tendenza a mettersi di traverso. Ammaino il genoa ed isso il fiocco. Le onde si ingrossano sempre più e la superficie dell’oceano s’imbianca. Spesso la cresta delle onde vola via frammentata in miriadi di artigli bianchi, proprio come la grande onda raffigura- ta dall’artista giapponese Hokusai. Il dorso del mare si stria di torrenti di schiuma, macchiato qua e là dalle esplosioni violente di luce liquida dei frangenti. Le onde non sono tutte uguali, l’oceano è spesso caotico e ogni tanto, durante le raffiche, si formano treni d’onda molto gran- di, oltre l’altezza dell’albero… La barca, sollevata da onde ripide e cave, raggiunge in surf velocità di oltre 10 nodi, 14…, 18 nodi…! Troppi!

Muri d’acqua arrivano anche di traverso e, incrociandosi con altri, danno luogo a forze strane, insolite, a cascate d’acqua improvvise e veloci che investono la barca spazzando la coperta. In alcuni momenti ho l’impressione di essere sotto una vera e propria cascata! Rotta ad Est, Est-SudEst precipitando in vorticose voragini in surf senza fine per lunghi secondi, senza respiro, senza spazio, senza tempo… Un’onda dopo l’altra arriva di poppa, cresce in pochi istanti a dismisura, s’ingrossa, la osservo dal pozzetto ergersi verticale, fiera, enorme, prepotente e fredda, maledettamente fredda. La sommità s’imbianca ed esplode in un possente fragore, mentre nel suo cavo l’onda si è vestita di strie bianche, di torrenti grondanti di schiuma affilata dal vento e dalla forza di gravità…

Schermata 2016-08-03 alle 11.26.53

Per osservarla nella sua interezza devo alzare la testa. Il fondo della barca è già sul piede d’onda, freme, la prua s’immerge leggermente e viene risputata fuori dall’accelerazione improvvisa dello scafo. La barca è adesso a metà onda e quasi mezzo scafo è sospeso nel vuoto. Sotto la prua un baratro di diversi metri guarda verso il cavo che diviene sempre più scuro e sembra avere l’insana voglia di fagocitare tutto, lo scafo, me e le vele…

La parete sommitale del mostro liquido si trasforma in pochi istanti in un rullo possente, in una compatta cascata impetuosa, in un enorme frangente, alto e largo quanto basta a far paura e a non lasciare scampo. L’unica via di fuga, l’unica soluzione sensata è quella di far surf sull’onda e di lanciare la prua nel vuoto, precipitando assieme a quel muro di fredda schiuma e a quelle tonnellate d’acqua. L’onda si è ormai spezzata, si è franta e la sua acqua precipita in una folle corsa verso il cavo trascinando la barca con sé. 16 nodi, 17, 19 nodi! Lo scafo è un dardo appena scoccato, l’onda il suo arco e l’onda successiva… il bersaglio!

Il frangente irrompe in pozzetto, mi precipita addosso. Mi rannicchio sul fondo aumentando la stretta alla barra dei timoni.
La poppa è rivolta verso l’alto, quasi in verticale, la prua sotto di me. Il surf sembra interminabile, la barca sembra saltellare come un ciottolo lanciato con violenza sulla superficie di un lago. Istanti senza fine, forse senza pensieri se non quello di far in modo da non con- sentire all’onda di mettere di traverso la barca e di strapparmi via dal pozzetto. Con le forze in gioco, il fatto di essere legato con la life line potrebbe servire a poco… La barca poi rallenta, 14, 12, 9 nodi e riprende il suo ritmo fino a un nuovo colpo, a una nuova “cannonata” di poppa che la spinge oltre ogni limite nel freddo abisso oceanico.
Alla via così, per ore ed ore. Barrette energetiche ingurgitate di fretta e un po’ d’acqua. Con la mano controllo spesso i moschettoni della cintura di sicurezza. Giunge la notte, inospitale e spietata. I frangenti sfrecciano velocissimi. Nel buio della notte la massa bianca che corre tumultuosa a folle velocità è impressionante. Non è possibile commettere errori. Se la barca dovesse rovesciarsi, trovarsi fuori in pozzetto potrebbe essere la fine! Decido di rientrare all’interno dopo aver inserito l’autopilota. Devo recuperare forze. Preparo un pasto ed un tè caldo molto zuccherato. Va meglio, ora provo a riposare. Scambio un messaggio via telefono satellitare con Hervé, il ricercatore del TAAF amico di Seb e con Alex, lo skipper di una barca situata a circa 500 miglia a nord ovest da me, che Romain ha rintracciato.

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