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#5 La lettura dell’estate. Attorno al mondo su una barca di 6,50 metri. La partenza/2

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Schermata 2016-08-02 alle 18.46.24Il 23 ottobre annoto sul diario di bordo le cose più importanti da controllare e tra queste lo stato dei dissalatori, la presenza a bordo ed il corretto stivaggio dell’abbigliamento, di tutti i viveri, dell’attrezzatura di sopravvivenza, del kit di segnali di soccorso, delle carte nautiche e dei computer, del sestante ed effemeridi nautiche, del kit di medicinali, degli Epirb e GPS, dei telefoni satellitari e dei relativi cavi di alimentazione, del kit per le riparazioni completo di tessuto di carbonio e resina epossidica, delle vele e cime di rispetto, delle bombolette di gas per preparare cibi e bevande caldi, delle mute stagne e delle cerate. Prima della messa a mare ho dipinto tutta la chiglia, i timoni ed una parte di opera viva con un’antivegetativa arancione fluorescente, per essere più visibile in caso di rovesciamento ed ho incollato diverse bande adesive catarifrangenti un po’ dappertutto sullo scafo.

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All’alba del 26 ottobre 2009, giorno scelto per la partenza, Port Olona è immerso nella nebbia. Ho dormito in barca. Esco in poz- zetto ed è tutto bagnato. Un grigiore umido avvolge il mio Findomestic Banca. Il tempo di infilare le scarpe ed ecco che Roberto e Paolo, due amici arrivati da Biella per assistere alla mia partenza, mi vengono incontro sul pontile. In auto mi accompagnano al residence dove con mia madre si fa tutti insieme una bella prima colazione, l’ultima per me di questo tipo. Caffè, latte, baguette fresca, burro salato, frutta. Cerco di fissarne il sapore, gusto con avidità il “crepitare” della baguette sotto i miei denti e la fragranza del burro e del suo sposalizio perfetto con i cristalli di sale. Metto in spalla l’ultimo sacco da caricare in barca e via, si va al porto. Dalla rampa che accompagna al pontile principale la barca si intravede appena, immersa come è nella miriade di gocce di nebbia sospese su questa anticamera di scuro Atlantico, di Mare Tenebroso… Una dozzina di persone è già davanti alla barca. Alcune le conosco, altre no. Sono lì perché hanno sentito la notizia in radio o in televisione la sera prima e vogliono assistere alla mia par- tenza. Le saluto e le ringrazio. Salto in barca che sembra quasi non accorgersi del mio peso, carica com’è. Sbarco attrezzi che non porterò, isso le mie bandiere, controllo il pilota automatico e la timoneria. Tutto è in ordine. Gli sguardi dei presenti tradiscono le loro emozioni, svelano i loro pensieri. Qualcuno scatta foto, altri osservano i miei ultimi movimenti.

Mia madre è davanti alla barca, tra loro, sento la sua preoccupazione. Entro all’interno della barca e per far sorridere la gente ne esco fuori tenendo tra le mani le due mascotte di peluche imbarcate. Un pinguino e una piccola mucca, rispettivamente re- galati da mia madre e dai bambini dell’Ecole du Centre des Sables CM2. La gente sorride, scam- biamo battute. Torno sul pontile per ricevere le ul- time direttive dalla barca giuria. Mi viene spiegato nuovamente come tagliare la linea di partenza, che sarà materializzata da un allineamento creato tra la barca giuria stessa e la boa “Nouch Sud” situata poco fuori dal canale che introduce a Port Olona.

Accanto a me c’è Romain, con un berretto scuro in testa ed uno zaino in spalla. Mi consegna un classificatore per fogli A4 dove ha inserito le previsioni meteo per i prossimi 10 giorni. Lo conservo in barca. Alcuni volti non nascon- dono la preoccupazione. Torno tra i presenti e prendo a scherzare, la gente sorride. Non c’è vento, aspettiamo. Dopo circa un’ora si alza una bava di vento e si decide di uscire fuori dal porto in motoscafo per verificare la situazione. Fuori ci sono circa 8 nodi, posso partire.
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Non mi resta che comunicarlo definitivamente: “C’est bon, j’y vais”. Entro in barca per indossare il pantalone di una cerata rossa, l’imbragatura e la cintura di sicurezza. Torno sul pontile per un ultimo abbraccio ai presenti. Abbracciando mia madre le dico di star tranquilla, che farò la massima attenzione, che la barca è solida e che ce la farà! Sono momenti duri, si sente l’emozione generale, la com- mozione, ma bisogna andare.
È ora di mollare gli ormeggi, di salpare!
La cima di prua non ne vuol sapere di slegarsi. Estraggo dal fodero che ho alla gamba destra il mio pugnale, come un rasoio libera la barca dal suo ultimo vincolo sotto un “Oooohhh” generale.
Findomestic Banca viene ruotata con una cima di prua fissata alla poppa di un motoscafo per essere trainata fuo- ri dal canale. Alzo le braccia in alto, le mani aperte per salutare tutti e salto in barca. Raggiungo il pozzetto e mi metto al timone. Saluto, scatto fotografie, ripasso a mente le manovre che dovrò fare una volta fuori dal porto.
La barca sfila come su una passerella davanti alla stazione della Capitaneria. Alcune persone sono all’esterno, mi sa- lutano, ricambio.
Ci siamo, sono fuori, il freddo della nebbia è pungente, la visibilità è ridotta a 30 metri, forse meno. Isso randa e fiocco. La cima di prua viene mollata. Poggio un poco per far prendere velocità alla barca e poi metto la prua verso la linea di partenza. Ancora 20 metri, 10, 5… partito!

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