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Maledetta burocrazia/3. Occhio a dove ancori quest’estate, la multa è in agguato

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foto di Francesca Bedeschi ©ItalyCharter www.italycharter.it

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Arriva l’estate e cominciano a fioccare le multe per chi si ancora con la barca, anche a debita distanza dalla costa. Il primo caso dell’estate 2016 è capitato ad un nostro lettore che ci ha inviato una mail, con tanto di verbale e relativa contestazione. La storia in breve è questa.

Con la sua barca si ancora a 200 metri dalla costa (peraltro scoscesa e inaccessibile da terra), fa il rilevamento con il GPS per non sbagliare, sa che il decreto della Capitaneria di porto locale recita che bisogna dare fondo ad almeno 200 metri dalla costa. Insieme a lui in quella rada ci sono un’altra decina di barche, ma la sua è la più vicina alla terra.

La vedetta della Capitaneria si avvicina e gli contesta di essere troppo vicino alla costa, all’interno dei famosi 200 metri inibiti all’ancoraggio. Lui contesta e, addirittura, fa vedere il rilevamento GPS che certifica in 210 metri la distanza dalla riva della sua barca. Niente da fare, la multa arriva, sono 350 euro! Il nostro lettore è un avvocato e quindi parte la contestazione con tanto di rilievo fotografico della distanza dalla costa.

Questo caso è il motivo per ritornare sull’argomento “divieto di ancoraggio a che distanza dalla costa”. Come mai ogni Capitaneria decide autonomamente dove, in che periodo e a quale distanza estendere il divieto? Non è possibile uniformare la normativa ed estenderla a tutte le coste italiane, con una bella cartina on line dove si evidenziano (basta Google Map) le zone proibite e quelle libere all’ancoraggio?
Troppe regole non omogenee: 100 o 200 metri, coste a picco, spiagge, limitazioni in vigore tutto l’anno o solo in alcuni periodi. Parchi Marini con tre/quattro differenti zone ecc.

Dinghy-MAIN

E a proposito di parchi marini, riprendiamo la polemica di un altro nostro lettore che ci ha scritto: “È assurdo che esistano aree che nessuno può godere (salvo politici e raccomandati di turno), come ad esempio Gorgona. Ed è assurdo che ognuno si faccia le regole (alle Cinque Terre per accedere a certe aree bisogna essere residenti, idem al Giglio, a Portofino solo per barche inferiori a 10 metri).
Ognuno si fa il proprio tratto di mare vietato a terzi!! Ci vuole una legislazione nazionale valida per tutte le aree marine protette che dovrebbero essere organizzate come quelle francesi: aperte a tutti con boe messe non attaccate agli scogli (tipo Portofino, dove se c’è risacca si va a scoglio) e sufficienti per tutti. E con regole ferree da far rispettare (alle 5 Terre i controllori sono poi quelli che vanno a pescare nel parco !)”.
Sottoscriviamo!

9 Comments

  1. adolfo mellone ha detto:

    Grecia forever !

  2. Marco Battaglieri ha detto:

    Questa è la conferma che è meglio non navigare in Italia, almeno fino a quando non cambierà questa mentalità aggressiva verso i diportisti e soprattutto fino a quando non si arriverà a sopprimere quell’ente inutile che è la Guardia Costiera capitanerie di porto; propongo un referendum!

    • fabio ha detto:

      …non si arriverà a sopprimere quell’ente inutile che è la Guardia Costiera capitanerie di porto…
      Augurati di non aver mai bisogno in mezzo al mare… perchè saranno loro a salvarti il culo…
      Un grazie per tutto quello che fanno.
      Fabio

      • Alessio Bolgheri ha detto:

        Il solito negazionista miope. Anche le altre Guardie Costiere, (quella Greca, la Francese, la Croata ecc..) salvano il culo dei diportisti in mezzo al mare. Non puoi confondere concetti dissimili per dar valore alla tua tesi. Mi dispiace scriverlo, ma il tuo atteggiamento denota una certa superficialità. In questo caso il problema non è il problema ma il tuo atteggiamento rispetto al problema come direbbe Jack Sparrow.
        Alessio

  3. Daniele ha detto:

    davvero, sono d’accordo con l’articolo e i commenti precedenti.
    basterebbe far girare nei marina una petizione ..
    perché non posso visitare delle bellezze marine con la mia barca a vela??? che ce l’ho a fare la barca?
    va bene il divieto di pesca, va bene non scaricare (e ci mancherebbe!) però non esageriamo!

  4. Daniele ha detto:

    Montecristo, Giannutri, Pianosa etc etc

  5. francesco ha detto:

    magari se con lo stesso livore controllassero chi pesca a strascico sotto riva…
    la realtà è questa: il diportista è considerato un ricco pollo da spennare mentre il bracconiere locale la fa sempre franca !
    raccogliamo le firme per abolire le mille pseudo autorità che sentenziano sul destino delle nostre coste !

  6. bafi52 ha detto:

    dovremmo metterci tutti d’accordo, andare via dall’Italia, per un anno intero. Nessuno paga più niente. Sicuramente cambia qualcosa.

  7. hook ha detto:

    condivido pienamente con bafi52, anche se purtroppo non praticabile ci vorrebbe un abbandono totale da questo imbastardito stivale gestito da politici mafiosi dove tutto va a rotoli per molti a causa dei pochi che alimentano per interessi personali il rotolamento, dove la stessa politica lavora solo per il bene della sua poltrona, e nel nostro caso ha letteralmente massacrato la nautica, a seguire con una serie di… eccetera che renderebbero questo testo un volume della Treccani. La morale sarebbe dunque di lasciarli soli a gestire e dirigere i loro stessi escrementi. Ma questo non sarà mai fattibile ovviamente e saremo amcora costretti a subire le ingoustizie e le gabelle di questi parassiti, amche se qualcuno di essi ancora si salva. Comunque io quest’inverno, x il mio 12 metri, farò bandiera Belga. saluti a tutti quelli che come me, sperano che la luce nel tunnel non sia un treno Fracciarossa che ci viene contro.

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