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Senza vele né motore verso gli scogli. Cronaca di una tranquilla domenica di paura

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domenicaSembrava una domenica di vela come tante: due bordi in tranquillità lungo la costa genovese, per poi dare l’ancora davanti a Sori o Pieve Ligure, farsi un bagno e, perché no, pescare qualche bel pagello. E invece, mentre stavamo uscendo dal porto con la barca di mio padre (un First 34.7: assieme a noi mia madre e la mia compagna), in pochi secondi ci siamo ritrovati in un incubo.

IN POCHI SECONDI, IL DEGENERO
Il motore era ancora acceso, a basso regime (eravamo appena usciti dal canale della diga foranea, io avevo appena poggiato per iniziare la bolina). Lo scirocco soffiava con un’intensità di circa 20 nodi e il mare stava iniziando a salire. Alla prima virata, poche centinaia di metri al largo rispetto alla foce del torrente Bisagno, si stacca la scotta del fiocchetto (unica vela che avevamo deciso di tenere su), che ha iniziato a sbattere violentemente staccandosi anche dal punto di penna. Sembra che in quegli istanti il tempo passi velocissimo. E in men che non si dica ci troviamo la scotta del fiocco attorcigliata nell’elica dell’entrobordo. Gli scogli sono a 100 metri al massimo. Seguono alcuni secondi (ma a me sono sembrate ore) di urla. Io penso soltanto alla mia ragazza, è la prima volta che la porto a bordo. “Bel battesimo di m…!” mi dico (e mi maledico). Mia madre tutto sommato è tranquilla. Il pistolotto del “era meglio rientrare in porto, perché avete voluto tirare su la vela?” ce lo avrebbe tirato dopo.

“TI PREGO, FA CHE TENGA l’ANCORA”
Io sono al timone ma la barca è ingovernabile. Di issare nuovamente il fiocco non se ne parla, per quanto riguarda la randa probabilmente non abbiamo tempo e comunque non riesco a stare perfettamente al vento, l’onda mi sposta lateralmente. Non avevamo purtroppo una maschera a portata di mano per buttarci sotto (sia io che mio padre pratichiamo la pesca d’apnea) a liberare la scotta dall’elica e in più eravamo in situazione di mare mosso alla foce di uno schifosissimo torrente. Decidiamo di dare ancora (anche se non siamo in Solent, ma in Liguria, belin!) in effetti si rivela una soluzione vincente e la barca sembra stabilizzarsi, mentre preghiamo che tenga. Allora chiamiamo la Capitaneria, lanciando prima sul canale 16 un Securité (per indicare la nostra posizione). L’intervento è tempestivo. Arriva sia un gommone della Capitaneria di Genova che la motovedetta dei pompieri. Ci lanciano le cime ed eccoci in salvo in porto (a proposito, bravissimi! Non ho fatto loro i complimenti subito perché, occhi bassi e mogio mogio, mi sentivo un “cioccolataio”). A terra è seguita l’ispezione di tutte le dotazioni di sicurezza: nessun problema, avevamo tutto (estintore, ciambella, giubbotti salvagente), tranne l’assicurazione del motore, che avevamo dimenticato a casa. Cento euro di multa, pagati col sorriso perché sono davvero una cifra irrisoria considerata la professionalità e la rapidità dimostrata dalla Capitaneria di Porto. Rubo le parole ad Alberto Pagliano, l’armatore che, a bordo del COmet 45 Ireal, ha perso il timone alla Giraglia: “Andare per mare ora, sapendo che ci sono persone come loro al nostro supporto, mi rende più tranquillo”. 

TRE CONSIDERAZONI
Dopo questa brutta avventura a lieto fine, da istruttore di vela e velista da 23 anni, posso fare tre considerazioni.

1) In equipaggio ridotto (come eravamo noi: solo io e papà avevamo esperienza a bordo) è fondamentale, prima di uscire, controllare ogni manovra alla perfezione. Inutile stare a girarci intorno. Noi non lo avevamo fatto con il grillo in testa al fiocchetto e con una delle due gasse del fiocco. Una cavolata, pagata molto molto cara. Ma se proprio volete stare tranquilli, con mare e vento, statevene in porto. Ragazzi, posso assicurarvi che un conto è sentire il racconto di una disavventura da parte di qualcun altro, un conto è viverla sulla propria pelle. Per fortuna che la lucidità ha avuto il sopravvento…

2) Cercate sempre di mantenere la calma. Il panico, le urla, gli improperi servono soltanto a farvi perdere del tempo. Quando fate richiesta di soccorso sul canale 16, non lanciate mai il Mayday se non avete gente ferita a bordo o la barca fallata. Quando arrivano i soccorsi, zitti e muti, fate fare a chi vi viene in soccorso il proprio lavoro.

3) Una volta a terra, portate la vostra ragazza alla trattoria du Ruscin (www.trattoriaduruscin.com): tra le mitiche lasagne al pesto patate e fagiolini, le panissette e il fritto misto alla ligure ritroverà il sorriso.

Eugenio Ruocco

9 Comments

  1. Anfrea ha detto:

    Ma perché lanciate i securité, non sono avvisi di interesse generale per i navigatori, come un ostacolo in mare, una burrasca in arrivo, trombe d’aria. Quello che vi serve è un pan pan pan, ovvero una chiamata di assistenza, o un mayday se la vostra barca sta affondando o avete un incendio a bordo.

  2. Giuseppe Accardi ha detto:

    Giustissimo, doveva lanciare un PanPan – inconcepibile se fatto da un istruttore di vela che va per mare da 35 anni…!

  3. La Redazione ha detto:

    Buongiorno, innanzitutto non vado in mare da 35 visto che ne ho 32 🙂
    Comunque, abbiamo lanciato il securité perché a bordo nessuno stava male, la barca era a posto ma eravamo all’uscita del porto, in una zona tutto sommato trafficata. Così abbiamo segnalato la nostra posizione alle altre barche. Cordiali saluti,
    Eugenio

  4. Se non governi più la barca devi lanciare un PAN PAN e richiedere assistenza, mai un securite! Bene gettare l’ancora in questo caso la scelta giusta. Comunque quando si esce a motore da un porto è sempre meglio tenere pronta la randa, magari già con una mano di terzaroli. Io prima di uscire dalla diga foranea isso sempre la randa, soprattutto quando c’è vento e lo stesso faccio quando rientro in porto solo dopo l’ingresso ammaino. In questo modo governi sempre!

  5. Fabrizio ha detto:

    Vorrei sapere perché avevate a riva il fiocco con motore acceso quando è’ sempre meglio alzare la randa e poi aprire il fiocco anche appena usciti dal porto ma con questa sequenza!

  6. Francesco Spina ha detto:

    “A terra è seguita l’ispezione di tutte le dotazioni di sicurezza…” Sono stai molto bravi gli equipaggi delle CP etc, ma perché non rinunciano ad esibire il “lato oscuro della forza”, non gli basta un grazie, almeno una multa per futili motivi debbono trovare il modo di farla?

  7. Gabriella ha detto:

    Sono d’accordo sulla sequenza motore-randa-fiocco
    Forse però hanno visto marettae volevano solo andare con motore e fiocco per stabilizzare la barca davanti.
    Sul controllo delle armature beh. ho visto succedere spesso episodi di gasse che si aprivano…, bisogna supercontrollare! per loro in più pure il grilletto….forse poca concentrazione in partenza….E poi, perchè il grilletto al punto di penna? forse è partito quello al punto di mura? Per quel che riguarda l’ancora, complimenti, non so se avrei pensato di fare la stessa cosa. Per la questione securitè o pan pan, condivido la necessità di segnalare una imbarcazione che non governa all’entrata di un porto, quindi bene il securitè. Per quel che riguarda le attrezzature, si, se lo potevano pure risparmiare, hanno voluto fare i fiscali. Per quel che rigarda la ragazza, mi ha colpita il pensiero che è andato a lei e alla “figura di merda”: aveva tutto sto potere distraente in quel momento di stress?

  8. Mauro ha detto:

    Trovo incredibile che alla fine della vicenda abbiamo dovuto esibire “le dotazioni”…

  9. Luigi ha detto:

    Il controllo totale dell’imbarcazione viene sempre effettuato dalla CP dopo un soccorso in mare. A mio avviso gettare l’ancora è la prima cosa da fare quando si è in panne, anche se non c’è fondo, comunque ti tiene la prua al vento e ti rallenta lo scarroccio..

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