“Mille miglia, mille pensieri”. Vi racconto il mio battesimo in Oceano
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È l’alba del 15 Giugno e sono appena arrivato a Lorient dopo 7 giorni e 16 ore di navigazione. Mi aspettavo di crollare di stanchezza, ho dormito poco e lavorato molto in questi giorni. Invece, prima della gioia e della soddisfazione di avercela fatta, fa capolino una strana sensazione.. sono frastornato, ho bisogno di mettere a posto le idee, di ripensare ad ognuna di queste mille miglia per poterne fare tesoro. E così, con la testa che frulla di pensieri, comincio a mettere a posto la barca. Per prima cosa arrotolo la randa.. L’ho issata la mattina del 7 giugno per uscire dal porto di Lorient ed iniziare questa grande avventura. E mentre la drizza mi scorreva tra le mani pensavo alla gioia di essere finalmente in mare, mi sentivo bene, avevo lasciato le ansie a terra e con me era rimasta solo l’emozione e la voglia di affrontare queste miglia in solitario. I giorni prima non erano stati facili: le cose da preparare erano tante, e per ogni piccolo problema che risolvevo un paio di preoccupazioni bussavano alla porta. Ma sotto sotto ero consapevole che sarebbe bastato mollare gli ormeggi per trovare il coraggio, e così è stato. Le prime cento miglia sono passate sotto lo scafo di Alla Grande Ambeco con tale facilità da farmi pensare che sarebbe stato quasi noioso farne altre novecento.

Ma proprio mentre elaboravo questo pensiero, il vento è sceso, una fitta nebbia ha cominciato a crearsi sul pelo dell’acqua e lo strumento che mi indicava la presenza di altre barche ha iniziato a suonare all’impazzata. Stavo per attraversare il canale delle navi che c’è sulla punta Nord della Bretagna, primo grande scoglio di questa qualifica. Subito mi è venuto in mente il consiglio di Ian Lipinski, ex proprietario della mia barca e vincitore della MiniTransat 2015: “È proprio come attraversare la strada – mi aveva detto ridacchiando – prima guardi a sinistra poi a destra”.


La salita verso Nord me la aspettavo fredda e complicata, e invece piano piano cominciavo prendere il ritmo di bordo. Le giornate si succedevano tranquillamente, il vento era poco, mangiavo e dormivo.. Ho fatto addirittura le parole crociate! Certo, ogni tanto mi toccava anche regolare una vela, ma lavorare per la barca non mi affaticava affatto, anzi era diventato finalmente parte della routine dell’andar per mare. E così, tra un branco di delfini ed un capitolo del libro, tra un cambio vela ed un cous cous sono arrivato in Irlanda, a Conin Beg, la boa più a Nord del percorso.

Rimettere la prua verso Sud è stata una grande emozione: dopo 400 miglia mi stavo finalmente riavvicinando a casa. E il vento ha reso questa discesa veloce e divertente: come da previsione l’Ovest ha iniziato a rinforzare, e dopo aver issato il gennaker piccolo mi sono messo al timone della mia barchina per godere delle surfate atlantiche che non avevo ancora sperimentato. “Ça glisse”, come dicono i francesi, scivolare. Ed è proprio così, spinta dalle lunghe onde oceaniche, Alla Grande Ambeco sembrava scivolare sul mare senza fatica. Abbiamo sfiorato le 200 miglia in un giorno: il nostro record!

Al sesto giorno di navigazione ho girato Rochebonne, una secca in mezzo a Biscaglia dove il fondale da tremila metri passa a quaranta. A questo punto mancava l’ultima boa del percorso: Ile de Ré. Navigatori molto esperti mi avevano consigliato di arrivarci riposato, è un passaggio difficile e la sensazione di essere vicino a casa spesso ti frega. Fortunatamente ho seguito il loro consiglio: a 30 miglia dalla boa ha iniziato a rinforzare il vento, arrivando a raffiche di 40 nodi. Con tre mani alla randa e la tormentina mi avvicinavo a 12 nodi a quello che ormai avevo capito sarebbe stato il passaggio più impegnativo della qualifica. Infatti una volta passato sotto il ponte che collega l’isola alla terraferma, per riguadagnare il largo dovevo bordeggiare per più di 15 miglia in un posto che in quel momento mi sembrava un inferno. Il fondale era intorno ai tre metri, e sulle onde più grandi trattenevo il respiro sperando di non incagliarmi. Nonostante avessi poca tela, le raffiche più violente mi stendevano. E come se non bastasse ero di bolina. Più volte ho avuto la tentazione di fermarmi a La Rochelle per far passare il peggio e ripartire la mattina dopo.. Ma alla fine, miglio dopo miglio, la barca mi portava sempre più lontano da quel posto da incubo e io, stanco e arrabbiato, ubbidivo ai suoi comandi. A quel punto dovevo solo stringere i denti, mi mancavano 150 miglia, che a causa di groppi e buchi di vento non sono assolutamente passate veloci come speravo.

Dopo tutto questo pensare e ripensare Alla Grande Ambeco è ormai in ordine ed io, più marinaio di una settimana fa, sono pronto per la mia prima regata oceanica in solitaria. Infatti queste mille miglia a spasso per l’Atlantico mi sono servite per portare a termine la mia qualifica per Les Sables – Les Açores – Les Sables, regata a cui parteciperò questo luglio, e per la MiniTransat del prossimo anno.
A risentirci alla prossima avventura,
Ambrogio
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1 commento su ““Mille miglia, mille pensieri”. Vi racconto il mio battesimo in Oceano”
Bravo Boggi!!! bellissima impresa !! E un racconto carico di emozione e di passione!!
Enrico