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mantaciVi raccontiamo, anche attraverso le splendide illustrazioni di Luca Tagliafico (i suoi lavori potete trovarli su www.lucatagliaficoillustrator.tumblr.com) la storia di Salvatore Mantaci, il palermitano che ha abbandonato il lavoro per lanciarsi in una traversata atlantica in solitario (dalle Canarie alla Martinica) su un vecchio 34 piedi: un sogno tramutatosi in incubo a mille miglia dalla sua realizzazione.

Salvatore Mantaci

Salvatore Mantaci

AFFONDATO! LA STORIA DI SALVATORE MANTACI
Se non fossimo stati bombardati di mail a sostegno della sua candidatura tra gli “scelti da voi” nell’ambito delle votazioni del Velista dell’Anno, probabilmente non saremmo venuti a conoscenza della storia di Salvatore Mantaci. Ovvero il matematico siciliano che, senza farsi troppa pubblicità (come i veri marinai), ha deciso di mollare il lavoro all’età di 45 anni per lanciarsi in una traversata atlantica a bordo di un 34 piedi del 1978. Un’avventura da sogno, che, come vedremo, si è trasformata in un incubo. Ma procediamo con ordine.

Tarabaralla, CBS Serenity del 1978

Tarabaralla, CBS Serenity del 1978

COLPO DI FULMINE
Salvatore Mantaci, o Salvo, come lo chiamano gli amici, nasce a Palermo nel 1970: cresce a contatto con il mare e fa dell’acqua il suo elemento preferito. A 27 anni, con una laurea in Matematica in tasca, si trasferisce a Milano per motivi di lavoro (con competenze nelle telecomunicazioni e nell’ICT). Ed è proprio nel capoluogo lombardo, lontano dalla costa, che sviluppa la sua passione per la vela, attività che non aveva mai praticato in gioventù. Frequenta dei corsi, si iscrive alla celebre scuola di marineria francese Glénans e alla fine del 2008 incontra il suo grande amore (l’altro, dopo moglie e figlio): Tarabaralla. Un CBS Serenity vecchio di oltre 30 anni: “Stavo cercando proprio quel genere di barca. Sicura, marina, affidabile. Delle regate non mi è mai importato nulla. Leggendo su internet e informandomi ho avuto modo di riscontrare tanti pareri positivi sul modello, progettato dall’architetto Aldo Renai e alla cui realizzazione aveva collaborato anche il giornalista-navigatore Mauro Mancini (che perse la vita nel 1978 in Atlantico mentre era in navigazione con Ambrogio Fogar, ndr)”, mi racconta. Il colpo di fulmine scatta a Porto Ferraio, all’Elba: “Si dimostrò una barca fantastica fin dall’inizio, in grado di tenere il mare con facilità”.

Bernard Moitessier, uno dei miti di Mantaci

Bernard Moitessier, uno dei miti di Mantaci

LE MIGLIA NON SONO MAI ABBASTANZA
Da quel momento Salvatore trascorre in barca ogni suo momento libero, ogni weekend, ogni vacanza estiva. “Durante questi anni ho navigato tantissimo: tenevo la barca alla Marina di Genova Aeroporto e nei weekend uscivo sempre, sia con la famiglia che da solo, specialmente in inverno. Con il sole e con la pioggia. Davanti alla costa di Voltri mi sono preso delle belle sventolate! Sono anche andato in Corsica e ho girato tutta la costa ligure”. Ma le miglia in mare sono come le ciliegie, una tira l’altra: “Più navigavo, più volevo navigare. ‘Colpa’ delle mie letture: ho divorato libri di mostri sacri quali Moitessier e Slocum, ma anche le avventure di Andrea Pestarini e Carlo Auriemma”.

UNA SERIE DI (S)FORTUNATI EVENTI
Si fa strada nella testa di Salvatore l’idea di una navigazione più impegnativa, una sorta di impresa personale. La traversata atlantica in solitario, dalle Canarie alla Martinica. Tremila miglia non sono uno scherzo: “Inizialmente ho pensato di poter realizzare il mio sogno più in là con gli anni, una volta sopraggiunta la pensione”. Ma le circostanze cambiano le carte in tavola: arriva il 2015 e Mantaci non condivide alcune scelte operate dall’azienda per cui lavora come informatico. “Andavano contro la mia etica. Chiamatemi pure idealista o sognatore: io a mio figlio dico sempre che, nella vita, in qualcosa bisogna pur credere”. Ci pensa un poco, ma non troppo, e opta per la scelta più drastica: si licenzia. “Ho deciso che era giunto il momento di provare a realizzare il mio sogno. Perché aspettare la pensione? Mia moglie e mio figlio mi hanno sostenuto (e spronato) in questa scelta, fin dal primo momento. Senza il loro aiuto non ce l’avrei mai fatta”.

1-veleLA PREPARAZIONE DI TARABARALLA
Da buon matematico, Salvo stabilisce la tempistica serrata entro la quale vuole essere pronto per affrontare l’Oceano, fissandola a metà agosto dell’agosto 2015. In quanto amante della navigazione in solitario già da qualche anno, aveva già apportato alcune modifiche alla barca che ne facilitassero la conduzione in equipaggio ridotto, ma prepararla per una traversata è ben altra cosa. “Avevo adottato alcuni accorgimenti in precedenza, ad esempio ho rinviato tutte le manovre in pozzetto, ho installato uno stralletto volante per la trinchetta, ho montato i lazy jack e le life line. Inoltre possedevo già un pilota automatico con attuatore a ruota Autohelm e un timone a vento Windpilot Atlantic; tutti i miei interventi sulla barca tra giugno e agosto sono stati compiuti con lo scopo di aumentarne la sicurezza. Ho sostituito tutte le prese a mare, il sartiame, le drizze e le scotte, i bozzelli a piede d’albero, ho fatto rifare le vele (dalla veleria Viganò).

E ancora: ho installato pannelli solari da 250 W e un generatore eolico, cambiato i serbatoi dell’acqua aumentandone la capacità a 350 litri, sostituito i vetri in plexiglass a rischio cristallizzazione. Sottocoperta ho montato un chartplotter Raymarine A65 e un AIS di classe B che fosse in grado non soltanto di ricevere. Ho lasciato stare il radar perché mi sarebbe costato troppo. Infine ho montato anche un attuatore idraulico sul pilota e ho fatto revisionare la mia zattera Eurovynil”. Quantificando grossolanamente la cifra spesa da Mantaci per rendere “oceanico” il suo Serenity, siamo intorno ai 10.000 euro. Nel frattempo il figlio di Salvatore, al quale è stata trasmessa la passione per la vela, lo aiuta giorno dopo giorno. I due partecipano anche a una sorta di “clinic” con Gianfranco Meggiorin di Navimeteo, che li istruisce sulle condizioni meteo che Salvo avrebbe potuto incontrare lungo la rotta.

Tarabaralla si lascia alle spalle Gibilterra, destinazione Canarie

Tarabaralla si lascia alle spalle Gibilterra, destinazione Canarie

P1020503-filteredINIZIA L’AVVENTURA
Tarabaralla è pronta in anticipo: dal 22 agosto al 9 settembre Mantaci si imbarca con la famiglia per l’ultima crociera in compagnia. Da Genova i tre navigano verso le Porquerolles, poi si dirigono alle Baleari, dove moglie e figlio sbarcano. “Dalle Baleari ho proseguito da solo verso Ibiza, per poi percorrere la costa spagnola fino a giungere a Gibilterra. A metà ottobre ho fatto il mio ingresso in Atlantico. È stata una grande emozione inoltrarmi in un contesto marino che non conoscevo, caratterizzato da un’onda lunga e costante come l’aliseo portoghese che mi sospingeva”. Salvatore approda a Lanzarote, alle Canarie, il 29 ottobre. Il primo impatto con l’Atlantico gli è servito anche per verificare se la barca fosse realmente preparata al meglio: “Alle Canarie ho ritenuto opportuno intervenire con alcuni lavoretti. Ho spostato il generatore eolico perché, errore mio, durante la navigazione ho notato che andava a cozzare con la vela del timone a vento. Ho montato una pompa manuale per raccogliere l’acqua di mare (per evitare di usare il classico secchio: pochi ci pensano, ma soprattutto in solitario può essere un rischio) e ho approntato un frenoboma artigianale, realizzato con una cima con il nodo a otto da alpinisti e un moschettone. Poi sono tornato a Milano per passare le ultime vacanze di Natale con la mia famiglia”.

Il ritratto di Salvatore Mantaci realizzato da Luca Tagliafico

Il ritratto di Salvatore Mantaci realizzato da Luca Tagliafico

DESTINAZIONE MARTINICA
Mantaci salpa finalmente dalle Canarie il 16 gennaio 2016: “Ho atteso la finestra meteo ideale, prima una brutta depressione mi avrebbe messo in difficoltà. Dopo il 16, studiando le carte sinottiche, avrei sempre avuto vento portante: mi ero imposto di non utilizzare mai l’entrobordo. Durante i primi giorni di navigazione, mi sono occupato di abituarmi alla routine oceanica. Dormivo all’incirca 30 minuti ogni due ore, rispettando i miei cali fisiologici. Ho subito preso il ritmo, ed è anche per questo che ho deciso di non effettuare uno scalo a Capo Verde, proseguendo diretto verso la Martinica: non volevo esser costretto a riabituarmi alla vita di bordo. Per quanto riguarda le comunicazioni, mi sentivo con mio figlio via SMS tramite satellitare Iridium. Non essendo un recordman oceanico, la cambusa rispecchiava il mio tranquillo navigare. Niente cibi liofilizzati, tanto fresco nei primi giorni (frutta verdura, formaggi, salumi) e poi alimenti che contenessero la giusta quantità di proteine: tonno, salmone, zuppe di legumi e pasta. Non mi sono fatto mancare neanche l’amatriciana e il risotto. Credo sia piuttosto importante, a livello psicologico, mangiare bene in barca”.

OGNI GIORNO UN’EMOZIONE
Chiedo a Salvatore di raccontare il momento più emozionante della traversata, ma per come l’ha vissuta mi rendo conto che si tratta di una domanda difficile: “Era come se ogni giorno avesse la sua… emozione. Pensare di essere lì, in mezzo al nulla, lontano dalla società civile… Non dimenticherò mai quei giorni in mare, da solo, in cui si susseguivano lenti tramonti, notti stellate, la luna dallo specchio invertito, lunghe onde, nuvole, e l’aliseo… che anche quando soffiava forte sembrava, forse per la sua costanza, farlo con cortesia. Volevo mare, volevo vento volevo miglia. Era il mio viaggio con la mia barca, non dovevo competere con nessuno, neppure con me stesso, né dimostrare qualcosa a chicchessia”.

mappa mantaci

Il viaggio di Mantaci e Tarabaralla

IL SOGNO SI TRAMUTA IN INCUBO
Ve lo avevamo anticipato. Questa non è una storia a lieto fine. Il 3 febbraio Salvatore si trova a circa mille miglia dalla Martinica, ad est delle Antille Francesi. “Ricordo che era mezzanotte e mezza, avevo 18-20 nodi di aliseo da poppa, stavo navigando con il genoa ridotto sul rollafiocco. Non ho fatto in tempo a sdraiarmi in cuccetta per la mia mezz’ora di sonno consueta che ho subito sentito un rumore sospetto provenire dalla coperta. Un colpo sordo, non familiare. Ho indossato il giubbotto autogonfiabile e sono uscito. Ho subito notato che lo strallo si era rotto e spostato verso sinistra, tenuto soltanto dalla cimetta che serve per riavvolgere il tamburo del rollafiocco. Ho preso una cima in spectra per provare a bloccarlo ma non c’è stato nulla da fare, era difficilissimo con l’onda formata e il fatto che lo strallo fosse ben oltre le draglie. Mentre stavo provando a effettuare la riparazione si è rotta la cimetta del rollafiocco, quest’ultimo si è spostato verso l’esterno e ha iniziato a ondeggiare. Senza pensarci un attimo ho provato ad approntare lo strallo di trinchetta ma l’albero era indietreggiato e quindi non sono riuscito ad agganciarlo. Come se non bastasse, lo stralletto si è attorcigliato attorno all’albero. Allora ho assicurato una drizza di rispetto a prua oltre a mettere in tensione la drizza del gennaker. Nel frattempo il genoa era bello che andato, anche lo strallo principale si era arrotolato intorno alle crocette”.

DI MALE IN PEGGIO
Cosa frullava nella testa di Mantaci, nel buio dell’Oceano, prima amico e ora, improvvisamente, minaccioso? “In quei momenti non è che temessi per la mia incolumità, quanto piuttosto per la sanità dell’albero. Senza di esso non sarei mai riuscito a raggiungere la Martinica a motore: non avevo carburante e in più qualche giorno prima una rete da pesca alla deriva mi si era incastrata nell’elica impedendomi di avviare l’entrobordo. Così ho deciso di aspettare il sorgere del sole”. Ma la situazione degenera: il vento monta fino a 34-35 nodi, salta una delle due drizze che tenevano in piedi l’albero, anche il paterazzo si stacca e Salvatore è costretto ad assicurarlo alla colonnina del timone. “Lì ho capito di trovarmi davvero in difficoltà. Vedevo l’albero oscillare, sentivo le vibrazioni. Era questione di ore, sarebbe potuto venire giù da un momento all’altro: ho avvertito la mia famiglia col satellitare, mia moglie ha chiamato i soccorsi”. Il Comando generale della Guardia Costiera di Roma prende in mano la situazione e allerta tutte le barche e navi nei dintorni di Tarabaralla.

Naufragio Grande

Salvatore Mantaci, a bordo della Oosterschelde, guarda Tarabaralla affondare a 1000 miglia dalla Martinica

UN ADDIO DOLOROSO
Ci penserà una nave scuola olandese, la Oosterschelde, che si trovava a 200 miglia da Tarabaralla, a soccorrere Salvatore il 5 di febbraio: lo trova a bordo della barca semidisalberata. Purtroppo le condizioni del mare non consentono ai soccorritori alcun tentativo per recuperare la barca. “I marinai della Oosterschelde sono stati chiari, confermando ciò che già sapeva la parte razionale di me: ‘Possiamo aiutarti, ma per la barca non c’è nulla da fare’. D’altronde, non potevo sottrarmi alla legge del mare“. Mantaci deve compiere il gesto estremo, ovvero aprire le prese a mare e vedere Tarabaralla affondare nell’Atlantico. Non c’è nulla di peggio per un marinaio che perdere la propria barca: “È stata un’esperienza terribile, come se avessi visto colare a picco una parte di me. Sto ancora male se ne parlo”. Il mare formato ha reso il trasbordo dal Serenity al gommone, e poi sulla nave scuola, davvero difficoltoso. È un viaggio triste e pensieroso, quello verso la Martinica, dove approda il 14 febbraio a Fort-de-France per poi volare verso Milano, aiutato dal Consolato Italiano. E adesso, chiedo al marinaio Salvatore? “Adesso c’è un dopo, tutto ancora da scoprire e vivere; anche se non so ancora come e quando, di una cosa sono certo: tornerò a navigare”.

Infatti, notizia di qualche giorno fa, si è comprato un altro CBS Serenity, Calypso, con cui navigherà lungo la costa orientale della Sardegna, per poi risalire verso Genova toccando la Corsica e la Capraia. Buon vento, Salvo!

tumblr_o0pi00CR2a1s6z4bmo1_500CHI E’ IL NOSTRO ILLUSTRATORE
L’autore dei disegni di questo servizio è Luca Tagliafico. Genovese, 27 anni, amante del mare e della vela, è uno stimato illustratore che collabora con diverse case editrici tra cui Einaudi. Vi sarete chiesti il perché di questi colori a tinte calde. Luca ha deciso di utilizzare come palette i colori dello spinnaker di Tarabaralla!

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