Poupon + Messner = Martin Frey, l’uomo dei Sette Mari e delle Sette Vette
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La tappa pacifica di 5.768 miglia da Qingdao (Cina) a Seattle (USA) della Clipper Round the World Race (il giro del mondo a tappe, 40.000 miglia in 9 lunghe tappe con 14 mete toccate, 1 anno circa di navigazione ideato da Sir Robin Knox-Johnston) conclusa da Frey a bordo del Clipper 70 Visit Seattle ha consegnato il 56enne statunitense alla storia: la fine di un’avventura lunga 11 anni partita nel 2005 che lo ha visto navigare oltre 35.000 miglia nei sette mari (Atlantico del Nord, Pacifico del Sud, Indiano, Atlantico del Sud, Antartico, Artico e Pacifico del Nord) e scalare oltre 14.500 miglia verticali per raggiungere le vette più alte di ogni continente: il Kilimanjaro in Africa, il Denali in Nordamerica, l’Aconcagua in Sudamerica, l’Everest in Asia, l’Elbrus in Europa, il Carstensz Pyramid in Oceania – oltre il Mount Kosciuszko in Australia, che molti considerano parte delle sette vette a discapito del Carstensz – e il Mount Vinson in Antartide.

L’ultimo scalino compiuto, quello della traversata nord-pacifica alla Clipper, è stato il più duro di tutti, viste le condizioni meteo che hanno causato rotture, danni e persino la morte di una velista (l’inglese Sarah Young): “Appena abbiamo girato l’angolo meridionale del Giappone, siamo stati investiti da una tempesta”, racconta Martin, “con onde enormi in prua: persino io ho avuto il mal di mare. Da lì in poi la burrasca ha continuato, implacabile. Mai visto un mare così agitato! E’ stata più dura che scalare l’Everest”. Adesso Frey si dedicherà alla moglie Kym e ai figli: ha un passato di manager e uomo d’affari di successo, ora è un cosiddetto “angel investor” (provvede fondi da investire su un’azienda, spesso in cambio di obbligazioni o capitale proprio).
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