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Basta polizze-truffa! Tutto quello che c’è da sapere sull’assicurazione

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La barca fa parte, per legge, della categoria dei veicoli, e in particolare dei mezzi di trasporto navali di superficie, e proprio per questo è obbligatorio che sia assicurata.
Insomma, è fondamentale sapere che, dopo l’acquisto di un’imbarcazione, la prima cosa da fare è un contratto di assicurazione che protegga sé stessi e gli altri. Ma in che modo e, soprattutto, con quale polizza? Innanzitutto, ed è questo il vero obbligo, bisogna sottoscrivere un contratto assicurativo che copra la Responsabilità Civile verso terzi (la cosiddetta RC). Nella nautica come nelle auto, è questa la polizza da stipulare per ogni tipo di barca. Il premio RC varia a seconda dei cavalli fiscali del motore (o dei Kw, da calcolarsi in base alla cilindrata) e del massimale stabilito da contratto. Va detto anche che per legge i motori sono considerati inamovibili, quindi ci sarà da pagare una sola RC per gli eventuali due propulsori, che tenga conto della somma delle loro potenze. Esiste poi un secondo tipo di assicurazione nautica, però facoltativa: sono le polizze Corpi Yacht, che offrono coperture e clausole aggiuntive a vari livelli, fino a proteggere l’imbarcazione contro ogni tipo di danno. Sono simili alle kasko delle auto e diventano di stipula obbligatoria quando una barca è stata acquistata con leasing o finanziamento agevolato. Come fare a scegliere allora la propria polizza Corpi?

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È una questione di costi, oltre che di ipotetico rischio: stipulando solo la RC infatti, il premio da pagare difficilmente supera i 300 euro, variando in funzione dei cavalli fiscali del motore entro, fuori e entrofuoribordo e del massimale stabilito da contratto (il minimo, per legge, è di 2 milioni e mezzo di euro per danni a persone e mezzo milione per danni a cose). Chi invece è meno sicuro di sè o preferisce navigare senza pensieri, o ancora è alle prime armi, fa meglio a scegliere tra le polizze Corpi Yacht. In Italia sono modulari: si parte con la “C”, o Minima, che include le clausole di base, tra le quali perdita totale dello yacht, copertura delle spese di salvataggio, spese di rimozione del relitto e abbandono; la “B”, o Ridotta, aggiunge alla Minima i danni parziali da incendio e furto; la “A”, o Massima, a “C” e “B” unisce i danni parziali causati da qualsiasi evento. I costi in questi casi sono eterogenei, determinati da età e lunghezza della barca, velocità massima, valore assicurato, clausole e qualità della compagnia. Altro fattore che influisce è il valore della franchigia, ovvero quella cifra che, anche in caso di risarcimento di un danno, deve essere pagata dall’assicurato. Se è bassa, fa salire il costo del premio e viceversa: quindi, prima di fare una polizza con premio molto basso, controllare bene la voce “franchigia”.

Schermata 2016-05-05 alle 09.48.22A CHI AFFIDARSI?
Chi ama il fai-da-te, può rivolgersi in prima persona alle compagnie, cercando di capire qual è la polizza giusta per la propria barca. Magari dopo aver fatto un lavoro di ricerca e comparazione online delle varie offerte (come abbiamo fatto noi per creare la tabella qui sotto). In alternativa si può contattare un broker, che è meglio inserito nel mondo delle compagnie ed ha per questo la possibilità di trattare diversi tipi di contratto. In entrambi i casi è importante sapere quali sono le caratteristiche che contraddistinguono un buon broker e una compagnia valida.

Nel primo caso, va detto che la bravura di un broker si misura nella capacità di saper ritagliare una polizza su misura dell’assicurato, inserendo nel contratto determinate clausole, ed eliminandone altre. Se si possiede una barca “speciale” (prototipi, monotipi e così via) il lavoro dell’agente risulta più importante che nel caso di una barca di serie, poiché la “customizzazione” della polizza è un fattore determinante. Altro importante criterio di valutazione è nella gestione del sinistro: il buon broker segue l’intero iter fornendo costante consulenza. La stessa gestione del sinistro è anche la chiave che ci permette di tracciare una linea netta tra buone e cattive compagnie. Sono infatti la precisione nel seguire la pratica e la velocità nella liquidazione del danno a far preferire una compagnia piuttosto che un’altra. E per sapere a quale attesa eventuale si va incontro bisogna sempre leggere con attenzione tutte le righe del contratto proposto.

LA BUONA POLIZZA
In generale sono dieci le clausole che una buona polizza deve contenere. La prima riguarda i limiti di navigazione: se si imposta il Mediterraneo come area, va tenuto presente che oltre Gibilterra non si è coperti. E inserendo altri mari e acque dolci, il premio sale. Chi usa la barca pochi mesi all’anno, può chiedere una limitazione temporale riducendo rischi e premio. Altra clausola: la copertura assicurativa nelle fasi di alaggio e varo. Spesso i cantieri hanno una propria polizza, ma non si sa mai. Poi c’è la rinuncia all’azione di rivalsa (nel caso di incendio): se la barca prende fuoco in un marina o cantiere, l’assicurazione rimborserà il danno rinunciando a “rifarsi” sul suddetto marina o cantiere. È una clausola richiesta dai cantieri, con barche di valore. Altra opzione fondamentale delle Corpi, è la stima accettata: stabilisce che la valutazione della barca nella polizza equivale a stima accettata dalla compagnia, e quindi corrisponde alla cifra risarcita in caso di perdita totale. La stima avviene secondo prezzi di listino per barche nuove o usate di pochi anni, ma in caso di modelli più vecchi va fatta da un perito, a carico dell’assicurato.

Di anno in anno, poi, la stima va cambiata seguendo i valori di mercato: se non la si aggiorna si continua a pagare lo stesso importo per il premio anche se la barca si è svalutata. Ancora è importante la copertura della spese di salvataggio e rimozione del relitto, e, perché no, il rimpiazzo a nuovo: con questa opzione, in caso di sostituzione di parti o accessori danneggiati, questi saranno risarciti al prezzo d’acquisto, senza l’applicazione del degrado d’uso. Opzione utile è quella sui danni all’apparato motore. Chi ha una barca sa che la fonte primigenia delle rotture proviene dal vano motori. Chi prende parte a competizioni, scelga la copertura in fase di gara: è costosa, ma utile a evitare migliaia di controversie. A volte, poi, le pompe di sentina fanno i capricci: va scelta la clausola contro alluvioni e inondazioni. Ultima opzione è la copertura in acque non protette. Fondamentale per chi sta spesso in rada e, sbarcando per una cena lasciando l’imbarcazione incustodita, non vuole rischiare che un malvivente tenti di appropriarsi della barca con la classica scusa “l’ho trovata alla deriva, ora è mia”.

1 Comment

  1. fulvio ha detto:

    La tabella con i costi delle assicurazioni che avete pubblicato si riferisce, evidentemente, ad imbarcazioni a motore. E per le imbarcazioni a vela, che difficilmente montano motori da 400 CV, quali sono i costi?

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