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PROVA. A bordo del nuovo Vismara V50 Dragon, nata per osare

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ape_vismara v50Una barca diversa. Senza dubbio è questa la definizione che più si adatta al Vismara V50 Dragon. Questo perché, dobbiamo dirlo, lo studio tecnico di Vismara Marine non ha avuto paura di osare, seguendo i desideri dell’armatore e realizzando un quindici metri di carattere, una barca che o piace, o non piace. Senza mezzi termini.
Il V50 rientra nel progetto “Pret-a-porter” che il cantiere italiano ha varato nel 2013 e che indica quelle imbarcazioni che vengono pensate e presentate “pronte alla boa”, con un altissimo tasso di personalizzazione per venire incontro alle esigenze dei più diversi armatori. Lo scafo è stato costruito realizzando una struttura a sandwich laminata in infusione sottovuoto, con tessuti unidirezionali e biassiali, impregnati usando una matrice vinil epoxy. L’anima del sandwich può contare su rinforzi strutturali in carbonio nelle aree di maggiore sollecitazione. Anche le paratie interne dello scafo sono realizzate con tessuti unidirezionali e biassiali, su anima e con riforzi in carbonio. Una scelta costruttiva che ha consentito di contenere i pesi, per un dislocamento di 13.300 kg. La chiglia è invece costituita da una lama in acciaio collegata a un bulbo a siluro realizzato in piombo antimonio al 2%.

IMG_00421UN PROFILO PARTICOLARE 
Impossibile non partire ad analizzare il V50 Dragon se non partendo dalla sua tuga. Realizzata in composito con le stesse tecniche dello scafo, è dotata di vetri stratificati e temperati termicamente con spessore di 16 mm. Come ho potuto appurare nel corso della prova, il principale timore che avevo era infondato: nonostante la sua imponenza, non infastidisce la visuale del timoniere durante la navigazione.

L’hardtop protegge bene la sezione del pozzetto dedicata agli ospiti anche in caso di maltempo (una specifica richiesta dell’armatore). Tutto è stato improntato all’insegna di un easy sailing estremizzato: il timoniere lavora in posizione sopraelevata rispetto al resto del pozzetto sfruttando le due ruote Solimar in alluminio, montate su colonnine inclinate. Tutte le manovre sono rinviate qui, in prossimità degli unici due winch da 40’ (elettrici) presenti, con i quali si può governare davvero tutta la barca e utilizzabili anche come winch di tonneggio.

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