TEST – Sono stato a bordo della barca-sogno di Jimmy Cornell!
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La barca “sa di tappo” perché in coperta è stato utilizzato a mo’ di teak, in questo modello numero 1, il Marine Deck, ovvero un composito a base di… sughero. “Presenta numerosi vantaggi”, mi spiegano quelli del cantiere a bordo con me, “oltre ad essere più economico del legno, si asciuga rapidamente, è un buon antiscivolo, non necessita di manutenzione e per tornare al colore originario basta una lieve carteggiata. Ma non solo, è un ottimo isolante e in più non si scalda al sole”. Mi hanno convinto. Anch’io voglio farmi la coperta in sughero.
LA SICUREZZA PRIMA DI TUTTO
Ma questa è soltanto una delle tante particolarità (opzionali) di questa barca speciale, lunga 16,65 metri e larga 4,80. Caratterizzata dallo scafo interamente in alluminio, è una trasposizione, su scala maggiore, delle idee di Cornell, inventore della ARC e uno dei più famosi navigatori “long range”. Uno che ha solcato tutti i mari e che ne ha viste di tutti i colori: proprio per questo ha voluto che la barca dei suoi sogni, in grado di sfidare i ghiacci come i caldi equatoriali, fosse prima di tutto sicura.


Sono posti a centro barca in modo da concentrare al massimo i pesi per una maggiore stabilità: molto interessante anche la posizione del gavone per la catena dell’ancora, anch’esso sottocoperta in corrispondenza del piede d’albero (bisogna solo ricordarsi di non aprirlo mentre siete in navigazione mure a dritta o la catena uscirà tutta!). Sulle murate interne, viene apposto un doppio strato di neoprene isolante (due strati da 4 centimentri): l’alluminio è suscettibile di cambi di temperatura quindi è bene isolarlo. Ma non con la schiuma: “La parola chiave è sicurezza”, mi ripetono quelli di Garcia, “tutto deve essere amovibile per facilitarne il controllo”. Sempre in ottica sicurezza, tutte le prese a mare sono state posizionate sopra il livello dell’acqua.
LA FURBATA DELLE PALE DEL TIMONE
Molto interessante, ho modo di notare in cantiere, la struttura delle doppie pale del timone (dotate peraltro di cuscinetti autoallineanti), comune alla gamma Exploration. La porzione superiore, quella più vicina alla carena, presenta un’area “vuota” che può essere sacrificata, senza danneggiare lo scafo, qualora la pala picchi sul fondo: l’asse del timone risulterà un poco spostata, ma la carena non subirà danni.
Guardate le foto qua sopra: questa è la pala sinistra del timone del Garcia Explorer 45 Aventura, la barca con cui Cornell ha effettuato il passaggio a Nord Ovest. Cornell ha urtato il fondo e la pala si è inclinata deformando il giunto, inclinando l’asse del timone di alcuni gradi ma senza danneggiare lo scafo.
UN SUPER-POZZETTO
La coperta, caratterizzata da un design “spigoloso” (a me piace) dettato dalla costruzione in alluminio, ha nel pozzetto il suo punto di forza. Ben riparato dallo sprayhood rigido, munito di tavolino in legno pieghevole, offre una postazione sicura dalla quale avere sotto controllo ogni manovra. Dal genoa all’autovirante in dotazione, dalla randa alle varie regolazioni, tutto è rinviato in pozzetto, sui winch ai lati delle panche o su quelli elettrici proprio davanti alle due ruote del timone, grazie ai quali il timoniere può gestire la situazione in totale tranquillità, anche in equipaggio ridotto. Se nel 45 la visuale anteriore risultava un po’ sacrificata dalla copertura rigida, nel 52 il problema non sussiste. Grazie a due aperture nella tuga e all’ampio ingresso sottocoperta, potrete vedere tranquillamente attraverso il quadrato ciò che succede a prua stando al timone senza dovervi necessariamente spostare troppo a dritta o a sinistra.

Provo a camminare lungo il ponte: gli spazi sono ottimi, ogni punto della barca è raggiungibile facilmente e in sicurezza, sono solo un po’ bloccato dalle sartie basse, che ostruiscono leggermente il passaggio. Forse, dato che si tratta di uno scafo completamente in metallo, l’attacco di queste ultime poteva essere realizzato leggermente più all’interno invece che in corrispondenza con le sartie principali. A poppa, dietro alle ruote del timone (forse un poco basse per me, che sono alto 1,80), uno scalino ed eccovi sopra a una comoda piattaforma da bagno. La zattera è alloggiata in un gavone dedicato sotto la postazione del timoniere a sinistra, pronta all’uso. Cornell ha pensato proprio a tutto!

SOTTOCOPERTA CONTROLLI TUTTO
Prima di prendere il timone, mi faccio un giro sottocoperta, mentre la barca fende l’oceano e le sue onde: siamo usciti con il mare piatto ma ora che il vento soffia a 15-16 nodi ha fatto presto ad incresparsi. Sopra c’è un signore svizzero al timone: ho modo di apprezzare la stabilità della barca, anche tra le onde. Merito della succitata concentrazione dei pesi, della deriva sollevabile completamente abbassata (a proposito, il pescaggio varia da 3,00 a 1,27 metri, quindi potrete avventurarvi con il Garcia in lagune, fiumi e zone soggette a pesanti maree) e, perché no, anche del signore svizzero. Ho mangiato tanto, troppo a pranzo e il fatto che non venga assalito da conati significa che si, la barca è stabile.

Ancora una parola sulla chiglia, o meglio, la pinna: molto leggera, la sua funzione è esclusivamente di deriva, perché l’architettura navale della barca prevede che la stabilità in navigazione sia raggiunta attraverso la concentrazione dei pesi e con i ballast. Così leggera che viene sollevata e abbassata a mano, tramite un normale winch in coperta.


La finestrata frontale è inclinata in avanti in modo tale da garantire una buona visibilità anche in caso di rifrazione (idea di Cornell) e di spruzzi. Bella e accessoriata la cucina longitudinale a sinistra davanti al bagno (con vano doccia e persino uno spazio per alloggiare i vestiti bagnati), comodi i divanetti attorno al tavolo da pranzo rialzato, di pregio le finiture, innumerevoli gli spazi di stivaggio. A prua la cabina armatoriale prevede il letto matrimoniale a dritta (a sinistra un altro piccolo tavolo da carteggio) e il bagno con doccia a prua. Tutti gli ambienti sono divisi, anche in questo caso, da portelli stagni. L’armatore potrà scegliere tra varie configurazioni, a due, tre o quattro cabine: quest’ultima opzione prevede una piccola cabina (ideale per un bambino) al posto dell’area tecnica al di sotto del deck saloon, oltre alle due poppiere.

Ma, chiederete voi, questa barca – che pesa 19 tonnellate e pronta alla navigazione, dotata di tutti gli accessori del caso, arriva a sfiorare il milione di euro (700.000 euro + IVA la versione base) – si comporta bene? Vale la spesa? Non ho testato la barca a Capo Horn, ma posso assicurarvi che velocità e affidabilità sono i suoi due punti forti. Con mare piatto, vento di 12-13 nodi, in bolina larga (45°-50°) sono arrivato a toccare i 7,8 nodi. In bolina più stretta (35°) l’ho portata soltanto con vento più leggero (8-9 nodi), raggiungendo i 6 nodi.


La randa è comandata da due circuiti indipendenti tra loro: la scotta di sottovento, nelle andature di bolina, serve più come secondo vang. Durante le virate, ho notato la tendenza della barca a “scodare” un poco, effetto tipico delle barche dotate di doppia timoneria. Per rispondere alla domanda di cui sopra, se volete navigare in totale sicurezza, se volete sentirvi a casa anche in barca, se volete contare su un after-sale service efficiente e disponibile (il modello 3D virtuale della vostra imbarcazione è conservato presso gli uffici tecnici di Garcia: basterà che chiediate loro consulenza in caso di riparazioni o di richiesta di pezzi di ricambio), l’Exploration 52 è la barca che fa per voi. Eugenio Ruocco
IL VIDEO IN NAVIGAZIONE

Lunghezza fuori tutto 16,65 m
Lunghezza scafo 15,84 m
Lunghezza al galleggiamento 14,59 m
Baglio max. 4,80 m
Pescaggio 3,00/1,27 m
Altezza in testa d’albero 21,50 m
Dislocamento 18,88 t
Serbatoi diesel 1.000 l
Serbatoi acqua dolce 800 l
Numero posti letto 4/6/8
Progetto Berret Racoupeau Yacht Design
Costruzione Garcia Yachting
Consulenza tecnica
Importato da Sail Away
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