Quattro uomini in barca (intorno al mondo) – Prima parte

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Vi ricordate cosa cantava Gino Paoli?
“Eravamo quattro amici al bar, che volevano cambiare il mondo, destinati a qualche cosa in più, che a una donna e ad un impiego in banca”. Non credo che i quattro ragazzi francesi dei quali mi appresto a raccontarvi la storia, quattro amici, appunto, conoscessero questa canzone, quando hanno deciso di partire per la loro grande avventura. Perché stavano per terminare gli studi e si apprestavano a entrare (o almeno a provarci) nel mondo del lavoro. Nel mondo dei grandi. Prima però c’era un sogno da realizzare: girare il mondo “Perché dopo forse non avremmo più avuto il tempo per farlo”, racconta François, che insieme a Bérenger, Martin e Pierre è il protagonista di questa storia.

Amasia sailingUN SOGNO CHE PRENDE FORMA
Tutto inizia nel 2012 quando, un anno prima della fine degli studi, è Martin a confessare il proprio sogno agli amici: effettuare un giro del mondo in barca a vela! C’è solo qualche “piccolo” problema. Prima di tutto, due dei ragazzi non sono mai (davvero mai!) saliti su una barca a vela. “Ma ci siamo subito appassionati all’idea di questo incredibile viaggio, imparare ad andare in barca è stato il minore dei problemi”. Già, quello principale è ben diverso… è proprio la barca che manca! I quattro riescono comunque, dopo una lunga ricerca, a recuperare Amasia, uno Jeanneau Gin Fizz 38 ketch a due alberi del 1978 (una barca solida, non a caso l’impresa della sedicenne Laura Dekker, che nel 2011 è diventata la più giovane velista della storia a circumnavigare il globo in solitario, è avvenuta su un Gin Fizz), che decidono di trasformare per renderlo completamente autonomo dal punto di vista energetico e a emissioni zero: “Volevamo vivere qualcosa di più di una semplice avventura tra amici; da sempre eravamo grandi appassionati della natura e attenti alle problematiche ecologiche e abbiamo cercato un modo per trasformare il nostro giro del mondo per venire incontro a queste esigenze. Ed ecco l’idea: cambiare il motore a gasolio con uno elettrico per poter circumnavigare il mondo solo con l’energia del sole, del vento e del mare!”

Schermata 2016-02-23 a 12.29.19COME RENDERE UNA BARCA “ECOLOGICA”
Il primo passo consiste nell’eliminare il motore endotermico per sostituirlo con uno elettrico. Le fonti di energia per la ricarica sono i pannelli solari, un generatore eolico; ma quello che fa veramente la differenza e permette ai ragazzi di ottenere una grande capacità di ricarica è un’elica dell’azienda italiana Ewol che (quando non viene messa a bandiera) garantisce ben 700 Watt di potenza istantanea (a 7 nodi di velocità). Più di quello che riesce a fare solitamente un idrogeneratore. Questo perché l’elica è già presente per la propulsione ed è più grande di quella di un idrogeneratore; inoltre, dato che la generazione di energia avviene quando l’elica è in posizione di marcia indietro, risulta più efficiente di un’elica fissa o abbattibile. Quando le batterie sono abbastanza cariche l’elica viene messa automaticamente a bandiera, per poi riportarla in modalità “rigenerazione” oppure “propulsione” all’occorrenza. “Per disegnare il nuovo sistema di propulsione abbiamo preso come target il Canale di Panama, lungo 40 miglia nautiche: il motore doveva avere abbastanza energia e autonomia per attraversarlo. Per riuscirci abbiamo combinato due motori da 10 kW, utilizzabili anche come generatori. In coperta abbiamo montato otto pannelli solari flessibili sui quali si può anche camminare e che forniscono abbastanza energia per gli impianti di bordo. Infine, due batterie al litio ci consentono di immagazzinare molta energia pulita con un ingombro minimo in termini di spazio e peso”.

VIDEO: COME FUNZIONA AMASIA? (SOTTOTITOLI IN ITALIANO)

Amasia anchoring 2LA RICERCA DEI PARTNER
Trovare i partner che supportassero il progetto è stata però la parte più difficile, ancora più della ricerca della barca. “Abbiamo capito che dovevamo rendere la nostra idea credibile e per riuscirci abbiamo coinvolto due nomi di spicco; Raphael Dinelli (vincitore nel 1997 della Jacques Vabre e quattro volte sulla linea di partenza del Vendée Globe), direttore della Océan Vital Foundation, specializzata nella mobilità sostenibile, e Nicolas Hulots, il più famoso studioso francese di problematiche ambientali”. Un aiuto che si è rivelato fondamentale per riuscire a convincere i partner tecnici. http://www.ecosailingproject.com/

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