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Addio ai controlli a mare del Corpo Forestale. Ne restano altri quattro che non si parlano

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Una buona notizia, c’è un corpo dello Stato in meno ad effettuare controlli in mare per quest’anno. Il Corpo Forestale che incredibilmente effettuava con suoi mezzi controlli in mare in alcune riserve marine (vedi il famoso caso della multa di 344 euro a Giannutri presa da un esperto marinaio)non esiste più, viene assorbito dal Corpo dei Carabinieri. Lo prevede il decreto legislativo “per la razionalizzazione delle funzioni di polizia”.

Nel decreto c’è un’altra norma che riguarda i diportisti, viene istituito il numero unico per le emergenze che sarà il 112.

La razionalizzazione dei controlli a mare dei Corpi di Polizia che, ve lo ricordiamo sono ben cinque: Guardia Costiera, Polizia, Carabinieri, Guardia Di Finanza e, sino ad oggi, Corpo Forestale, è uno dei punti caldi per migliorare nelle acque italiane la vita dei diportisti.

Infatti, malgrado la sollecitazione a coordinarsi tra loro, ancor oggi operano ciascuno autonomamente il che vuol dire che potreste essere fermati nella stessa giornata da 5 diversi soggetti dello Stato.
La vicenda Verna a Giannutri aveva scatenato un dibattito acceso, qui sotto vi riportiamo casi di vessazione in mare a dir poco incredibili. Se avete da raccontare una vostra esperienza negativa ma anche positiva, postate qui sotto un commento.

Parchi: Ecologia o estorsione?
Disavventure e multe come quelle di Giannutri sono purtoppo frequenti in Italia. Quando debbo navigare in zone prossime alle aree protette, nonostante la mia buona volontà sono sempre incerto sulla congruità della mia rotta con i regolamenti criptici e cangianti di alcuni parchi. Voglio segnalare una perla nera: il “Regno di Nettuno” che si è impossessato della acque delle isole d’Ischia e Procida rendendole praticamente indisponibili al diporto libero. Su internet si può consultare il regolamento, praticamente insostenibile e di fatto non nrispettato dalla massa dei diportisti per lo più ignari di tanti divieti (rigorosamente non segnalati). Quiest’anno a fine luglio ho voluto ottenere regolare permesso per ancorare per una notte a Procida. Dopo molte telefonate, la segretearia dell’ente parco mi ha chiesto di inoltrare formale domanda motivata via fax, avrei ricevuto risposta a breve…
Essendo ormai giunto a Procida e non disponendo di fax a bordo ho dovuto insistere; dopo altre telefonate ed appuntamento telefonico pomeridiano (per parlare con il direttore) ho ottenuto un elenco di ristoranti “convenzionati”. Approdando ai loro tavoli, pranzando e pagando la relativa fattura diventa lecito restare all’ancora in baia, pronti ad esibire la fattura a chiunque: Capitaneria, Guardia di finanza, Carabinieri ecc., avesse abbordato la barca per controlli. Per altro questa procedura non è nè ufficiale nè formalizzata, ma di fatto generelmente accettata salvo il caso di funzionari più esigenti, in tal caso occorrerà ritelefonare all’ente perco per chiarimenti… Stanco, all’imbrunire ho ceduto, sceso a terra a Corricella ho pranzato decorosamente in riva al mare. Forse in altre condizioni avrei comunque scelto quello stesso ristorante ma, sotto costrizione il pesce mi ha lasciato un retrogusto amaro. Ecologia o ….?
commento di: Gm Orengo

I parchi non fanno i controlli seri
Fanno i controlli solo per fare cassa, quelli seri, a carico dei motoristi che rendono invivibili i parchi non li fanno. A Maddalena esiste un limite di velocità per navigare nel parco consentendo di fruirlo. In tutta l’estate non ho visto un motorista rispettarlo e durante un controllo della tassa pagata l’onda di chi passa fa rischiare agli addetti di affonfare, ma loro controllano solo il biglietto. E’ serio? A, già, a quelli è tutto consentito perchè pagano tanto. E poi a quei tipi il solo sollecito a rispettare le regole li innservosisce. Il solo gesto di rallentare prucura raramente indifferenza, molto spesso parolacce e mandate a f.i.c. E’ questo lo spirito dei parchi? allora aboliamoli tutti.
commento di: Giuseppe Damato

Stato nemico
Nel 1996 ,fresco di patente nautica ,mi successe una cosa simile, nella stessa zona ,con l’aggravante che navigavo a motore e randa a 2 nodi e ” pescavo con una piuma di 4 cm. per occhiate,ad una distanza da terra di circa 1/2 miglio .Mi fu contestato un reato penale per pesca abusiva ( non avevo pescato niente),e navigazione a motore (2 nodi con EB 20 cv).La sanzione prevedeva una ammenda di 50.000.000 di lire e l’arresto per 3 anni,al che mi venne da ridere per non piangere e risposi alla guardia ,mentre transitavano barconi pieni di sub con autorespiratori “autorizzati” cosa mi sarebbe capitato se all’uscita di galera avessi avuto uno scontro con l’auto ,casuale o voluto ,con lui in quel di porto Ercole ed avesse riportato lesioni gravi Sicuramente una multa irrisoria e forse la perdita di 2-3 punti dalla patente.Le pene in mare sono sancite dal codice penale ,Assurdo!!! ed esiste la volonta’di scoraggiare il diporto con leggi assurde e mal interpretate .I legislatori sono tutti automobilisti ma non certo marinai .Viva la Francia !! Per fortuna il buon senso prevalse ma la vidi brutta !
commento di: Vinicio

Dell’area protetta intorno a Giannutri se ne fregano tutti!
Che sia una pagliacciata, anche se costosa per i pochi che incappano nella maglie delle forze dell’ordine, ce ne rendiamo conto tutti. Vorrei raccontare un episodio che mi è capitato alla regata Roma-Giannutri del 2009. Durante il briefing degli armatori ci viene detto che ci sarà un pressante controllo della capitaneria di Santo Stefano sui “furbi” che tagliano nelle zone protette: squalifica e multa per i disonesti.La regata infatti utilizza come boa di metà percorso l’isola di Giannutri, aree protette comprese. Sul cartografico mi segno tutti gli estremi di queste aree e, mentre navigo ad ovest dell’isola “pennellando” l’area proibita, un enorme “ferro da stiro” mi passa davanti ad una decina di metri non dandomi acqua ed entrando perpendicolarmente all’area protetta a 12 nodi di velocità. Mi viene un nervoso bestiale, per sua sfortuna possiedo l’AIS e quindi posso sapere il nome della nave da diporto, la sua posizione, velocità, rotta, ecc. Comunicare per radio questi dati poteva essere pericoloso, per cui chiamo con il cellulare il 1530 e mi faccio passare la capitaneria di Santo Stefano a cui comunico l’accaduto, chi mi risponde però mi sembra assai poco interessato. Spero comunque di avergli giocato un brutto tiro e continuo la mia regata. Nel percorso di ritorno, passando tra Giannutri ed il promontorio dell’Argentario, tenendomi sempre al limitare delle acque libere vedo un mercantile che passa tranquillamente un miglio dentro l’area proibita! Adesso capisco perchè alla capitaneria di Santo stefano non mi hanno dato molto retta: se una nava mercantile non rispetta il divieto figuriamoci le unità da diporto!
commento di: Pier Mario Bozzuffi

5 Comments

  1. manlio ha detto:

    Una delle nostre barche è stata controllata 8 volte nel 2015, l’ultima volta ci hanno dato una multa per mancanza a bordo di un pagamento che in Capitaneria hanno detto di non conoscere, una tassa riguardante la radio di bordo, non il canone rai per le barche da lavoro, una nuova. Nessuno nemmeno i finanzieri che hanno fatto il verbale, sa di cosa si tratta, come vada pagata, da chi, ecc. Ma nel frattempo abbiamo preso la multa senza sapere perchè. Tutto ciò accade nel golfo dei poeti

  2. Alberto ha detto:

    Una decina di anni fa ancoro con la mia barca a cala Spalmatore alla Tavolara su un fondale di 8 metri. C’era vento un po’ teso da ovest e quindi lascio un po’ di catena per trascorrere la notte tranquillo.
    Al mattino il vento era girato ad Est e quindi la barca si era posizionata di conseguenza avvicinandosi alla spiaggia per la lunghezza della catena rispetto al punto di ancoraggio. Non essendo l’ancoraggio sicuro abbiamo lasciato la rada.
    Al ritorno dalle vacanze mi trovo una multa di 350 euro per divieto di sosta, in quanto la barca era a distanza dalla spiaggia inferiore a quella consentita. Multa legittima se così fosse stato, ma non c’era nel verbale nessuna indicazione delle coordinate della barca rilevate e quindi non si poteva dedurre se effettivamente si trovava in zona vietata o meno. Chiamo la capitaneria di Olbia e chiedo di parlare con chi ha redatto il verbale. Faccio presente che il verbale non riporta la posizione della barca. Mi risponde che è mio diritto fare ricorso al giudice di pace e che con buone probabilità avrei vinto tuttavia mi fa presente che dovrei recarmi a Olbia e quindi il costo del viaggio non sarebbe indifferente. Mi propone quindi se sono disposto a pagare entro 5 giorni una riduzione della multa a 150 euro… e non se ne parla più! Ho pagato i 150 euro.

  3. gino ha detto:

    Parco marino = un ennesima occasione di arricchimento a nostre spese per un ente inutile e dannoso . Se c’è chi lo vuole , lo faccia come impegno civile gratis . Del parco marina punta campanella non sono riuscito a vedere il bilancio, ma di certo il direttore ( che non ho capito quale gravoso impegno ha ) si alza 78.000 euro all’anno! e la capitanerie che invece di poter controllare il traffico di motoscafi veloci che spesso hanno causato anche morti, è costretta a vedere chi sta un metro più o metro meno dentro alle zone interdette, salvo pagare una tassa per ancorare ? Che schifo!

  4. bottadritta ha detto:

    4 corpi di polizia a mare sono sempre troppi, per mantenerli si spende l’ equivalente di 4 manovre finanziarie messe insieme!!!

  5. ciriani paolo maria ha detto:

    vi dimenticate che ci sono anche la polizia venatoria provinciale, i vigili urbani delle città di mare e dei laghi interni: Venezia, Chioggia, Como, Lecco, Mantova, Peschiera etc., la guardia costiera ausiliaria, la guardia penitenziaria in prossimità degli stabilimenti penali isolani e le motovedette dell’Esercito (sic!) e della Marina in servizio per lo sgombero dei poligoni di tiro in mare (Sabaudia, Casalborsetti, etc.) ….pazzesco!!!

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