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Attraversiamo l’Atlantico con mr. Malingri – Sesta Puntata

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malingriEnrico Malingri, fratello di Vittorio e Francesco, membro della dinastia/famiglia più famosa della vela italiana, ha preparato un X 562 (Magix) per l’attraversata atlantica ed è salpato proprio in questi giorni da Gran Canaria verso Guadalupa, ai Caraibi. Grande navigatore, con decine e decine di migliaia di miglia alle spalle, Enrico ci racconterà, puntata dopo puntata, da un lato la navigazione, dall’altro come si sistema un cruiser per far sì che possa affrontare l’oceano senza problemi. Eccovi l’ultima puntata!

IMG_2014TERRA!!!!
Lat. 16°07’.560 ; Long. 16°54’.320
Velocità 8kn , vento a 20 kn da E

Siamo in arrivo a Guadalupa, gli ultimi giorni ci hanno visto in una navigazione movimentata da mare formato e vento tra i 20 e i 26 nodi con raffiche sino a 30. Randa ridotta e genoa rollato, cercando di fare un lasco più vicino alla poppa possibile, il vento da Est è proprio in poppa piena. Si rolla parecchio e anche questo è l’Atlantico, bisogna metterlo in conto. Abbiamo fatto la planata massima dell’intera navigazione, su un terno di onde belle grosse, con raffica di vento sui 28 nodi, velocità registrata da Gps 18,4 nodi. In questi ultimi giorni sono emersi accorgimenti che servono quando si naviga per giorni con mare agitato, ve ne elenco alcuni.

IMG_2043I CONSIGLI DI ENRICO MALINGRI
Teli di rollio sulle cuccette. Ne va uno per cuccetta e le cabine doppie di poppa o prua hanno bisogno di un telo in mezzo. Se no sono inservibili per 2 persone. Se ci sono divani o cuccette fruibili in dinette anche queste devono avere il loro telo.

IMG_5879Cucina. La cucina basculante deve avere un adeguato parapentole perimetrale con aste incrociate che tengono ferme le pentole in modo sicuro. La cosa va fatta custom, i fermapentole che vendono con la cucina sono per i weekend, non per il mare aperto. Non è male mettere un bel peso in piombo legato sotto la cucina, impedisce il rollio eccessivo. Io prediligo cucine a due fuochi in linea grandi e grill oltre al forno. Permettono un migliore equilibrio delle pentole, poi tre fuochi contemporaneamente non li usa mai nessuno. Il grill poi è la magia del panino o snack del turno di notte. Io a questo scopo imbarco tonnellate di pizzette sotto vuoto già pronte, tipo quelle dei bar quando eravamo piccoli, che farcisco di prosciutto e formaggio. Roba da resuscitare i morti…

WC e bagni. Se quando sono sottovento vanno chiuse le valvole, assicuratevi che esse siano in buono stato e ed accessibili. Nel nostro caso i due di poppa hanno presa a mare in comune e quindi abbiamo montato comode valvole a vista in pvc sull’aspirazione acqua di mare per poterli isolare singolarmente, con facilità. Se avete pompa per le ghiotte delle doccia, portatene una di ricambio.

Acqua dolce. Se avete un autoclave normale , è buona norma averne una di ricambio. Io prediligo le barche che hanno anche la pompa a pedale per l’acqua dolce. Pratica per consumare poca acqua, indispensabile se si rompe l’autoclave.

Acqua salata. A bordo abbiamo un’autoclave per l’acqua di mare, comoda quando lavi i piatti in quantità. Anche qui io installerei una pompa a pedale per acqua di mare, meno rumorosa e meno consumo elettrico e pratica quando devi lavare poche cose.

Frigoriferi. Ne abbiamo due, uno a pozzetto ed uno verticale tipo casa.
Sono più che sufficienti, non metteteci la verdura e la frutta. Molto meglio in reti appese all’aria o in ceste senza schiacciarla troppo. Ogni giorno va fatto il giro e si mangia quello che è già troppo maturo.

Scotte Genoa. Noi abbiamo il genoa con la bugna con anello in inox. Alla fine le scotte a forza di dondolare e strappare quando si sgonfia il genoa si sono tagliate nella calza. Non amo i moschettoni sulle scotte e preferisco la gassa come abbiamo noi, ma per l’atlantico potrebbe essere meglio avere due moschettoni Gibb e attaccare con gassa le scotte e poi all’anello genoa. Attenzione che la scotta sopravento non sballonzoli troppo tutto il tempo, dategli la giusta tensione.

Ritenuta randa. Non si affronta l’Atlantico senza una buona ritenuta che va dall’attacco vang sul boma alla falchetta poco prima delle sartie, un metro circa. Io la metto sempre, come routine, appena lasco la randa, anche se navigo per un’ora tra baia e baia. Deve diventare un automatismo fisso, per noi Malingri lo è da sempre. Il boma in una strambata involontaria può uccidere una persona. Assicuratevi di avere buoni punti di attacco in coperta e una valida ritenuta parancata che possa arrivare su un winch in pozzetto.

Punto di scotta in falchetta per il Genoa. Quando si va al lasco ci vuole un punto di scotta in falchetta per tenerlo più aperto. E anche una sicurezza le la scotta cede. Noi abbiamo utilizzato il braccio tangone. Assicuratevi di avere opportuni punti di scotta in falchetta, ormai con il minimalismo imperante le coperte sono belle, pulite e ergonomiche… non si rischia di picchiare i piedi quando si cammina: certo non c’è nulla! Quando però il gioco si fa duro le cose ti servono, quindi se non ci sono montatele, l’estetica minimalista lasciatela ai navigatori da weekend.

DCIM100GOPROGOPR0219.

Tangone. Non mi dilungherò molto, non si attraversa l’Atlantico con 2 settimane di vento in poppa piena senza il targone. Stop.

Spi o Gennaker? Nella realtà bisogna averli tutti e due, primo perché se si rompe uno c’è l’altro. Secondo perché quando arrivi nell’autostrada degli alisei e sei in poppa piena lo spi è meglio. Poche eccezioni per le barche veramente veloci… tipo gli Ice Yachts e pochi simili in carbonio, epossidica, leggere, lifting keel, ecc. Ma anche lì uno spi lo vorrei, piccolo, tessuto robusto da poppa per issarlo quando l’aliseo soffia a 25 nodi. Caspita posso solo immaginare le planate… 20 nodi ci arrivi comodo comodo, 14/ 15 nodi fissi… mamma mia la prossima traversata su uno di questi mezzi!

L’ARRIVO A GUADALUPA
Si avvicina la notte, l’eccitazione dell’equipaggio e al massimo siamo a 40 miglia da Guadalupa, arrivo previsto per le prime luci dell’alba, ma con avvicinamento di notte. Metto una serie di waypont che seguirò come un sottomarino in immersione, passando i vari ostacoli, con check visivo e controllo radar. Il fido Marco mi supporterà al carteggio con radar e seguendo la rotta sul cartografico al carteggio, ci sono alcuni groppi e l’atterraggio è pepato. Arriviamo dritti come fusi, dopo serie di strambate, nella posizione indicata infallibilmente dal plotter cartografico, superiamo nella notte l’isola di Marie Galante e poi evitando una zona di secca verso l’ingresso strettissimo di Point-à-Pitre. Il sole fa capolino sul mare, è l’alba ed entriamo orgogliosi in porto.

Ora sono in compagnia di altri sei navigatori Atlantici, se la sono guadagnata la loro prima traversata, bravi tutti. Mai un lamento e grande armonia a bordo, compagni di mare per sempre. Un qualcosa dentro che rimarrà per sempre…da raccontare a figli e nipoti. Ho attraversato l’atlantico negli anni ’70, poi negli ’80, poi nei ’90 ed ora a metà della seconda decade degli anni 2000. La differenza in poche parole… sempre più veloci… sempre più comodi. La conclusione… l’Atlantico è oggi alla portata di tutti quelli che hanno una buona esperienza di navigazione, una buona barca preparata a dovere, il cervello di chiedere aiuto agli esperti, a chi ci è già stato (se non ci si sente all’altezza di fare da soli), almeno la prima volta. Io ogni decade una traversata la vorrei fare, 3 settimane di planate. La vita non può essere sempre di bolina! La prossima spero che sia in Pacifico, troppo che non navigo in quelle acque! Un grande augurio per la vostra prossima traversata a tutti!

God Speed!
Enrico Malingri di Bagnolo

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