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COSA FARE SE… devi abbandonare la barca

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uomini in zattera
Quarant’anni di Giornale della Vela sono anche quarant’anni della nostra sezione di pratica. Abbiamo selezionato i quiz con i migliori consigli pratici che ci sono arrivati dai voi lettori negli anni. In questa ottava puntata vediamo cosa fare nella malaugurata ipotesi di dover abbandonare la barca.

BISOGNA ABBANDONARE LA BARCA

DOMANDA: “Lo scafo sta affondando per una via d’acqua che non è possibile tappare. Sei costretto ad abbandonare la barca e a utilizzare la zattera. Cosa fai?” (Episodio tratto da una storia vera)

RISPOSTA: “Siamo io, Fabio, skipper di Navajo, Sloop di 50 piedi varata pochi mesi prima, Andrea, Claudio, Carlo e Giampiero. Tutti bravi marinai. Le condizioni meteo marine nelle 48 ore precedenti sono state pessime, SW 7, alternato a NE7. Ma sembrano migliorare rapidamente. Verso le nove sentiamo un rumore fortissimo allo scafo, a prua e la barca fa un sussulto. Guardo istintivamente l’orologio, non so perché. Sono le 09:03. Claudio cade sulla ruota. Io mi occupo di Claudio, che sanguina e ordino a Giampiero di scendere a spaiolare la barca. Carlo ed Andrea vedono sfilare a poppa un corpo sommerso, ma non riescono a capire di cosa si tratti. Sono trascorsi non più di una manciata di secondi dall’urto. Faccio sdraiare Claudio e, mentre entro in barca, ordino a Carlo ed Andrea di mettersi alla cappa. La dinette è allagata. Giampiero ha già spaiolato e cerca di trovare la falla.

Mi precipito alla radio e chiamo la Guardia Costiera. Il livello dell’acqua continua a salire. Via radio do loro le coordinate, la velocità di scarroccio e la direzione, descrivo la barca e il numero degli occupanti. Andrea per dirmi quello che immaginavo già. “Fabio, non c’è niente da fare, è impossibile arrivare a chiudere la falla, affonderemo!”. Volo a prua, mentre grido al mio equipaggio di indossare i giubbotti di salvataggio. L’acqua entra da qualche parte dal lato di dritta. Maledizione, avevamo preso la cappa mure a sinistra, e così l’acqua entrava più rapidamente. Prima di salire in pozzetto afferro due telefonini, il vhf portatile, un pacco di biscotti, nutella, una bussola da rilevamento, un paio di bottiglie d’acqua e le pongo in una sacca stagna. Mentre io e Carlo cambiamo mura, ordino a Giampiero di togliere i fermi di sicurezza della zattera di salvataggio di poppa, e di dar volta la cima alla bitta. Invece di una zattera enorme avevo preferito dotare la barca di due più piccole. Una la sistemo sulla tuga, a poppavia dell’albero, l’altra sullo specchio di poppa. Avevo paura, però, che navigando in poppa con mare formato le onde me la portassero via.

Così aggiungo due barre in alluminio di sicurezza a sgancio rapido. Guardo l’orologio, sono le 09:07. Sono passati solo quattro minuti. L’acqua prosegue a salire. Chiudo il serbatoio della nafta. Stacco le batterie. Afferro la valigetta del pronto soccorso, i razzi, i documenti, e torno di sopra. “Giampiero, zattera a mare!”. La zattera impiega pochi secondi ad aprirsi. Carlo inizia a recuperare la cima per far accostare la zattera alla barca, così da saltarci dentro. Guardo la prua, è quasi sott’acqua. Non c’è tempo. Ordino a Carlo di allontanare la zattera e grido a tutti di buttarsi in acqua. La cima è ancora legata alla bitta. Affido una sacca a Carlo, una ad Andrea e dico a Giampiero di stare vicino a Claudio, ancora frastornato. Io rimango in barca, pronto a tagliare la cima e a buttarmi a mare.

Il pericolo è l’imbarcazione. Bisognava allontanarsi per non venire intrappolati da cime e cavi, e per non essere risucchiati dalle correnti e dai vortici che accompagnano l’affondamento. Dò un’ultima occhiata, taglio la cima e mi getto in acqua. Raggiungo gli altri. Io e Giampiero iniziamo a spingere la zattera, nuotando. Con la zattera ad una distanza ragionevole dalla barca, entriamo anche noi. Sono le 09:14. Dopo una mezz’ora vediamo avvicinarsi un elicottero. Gettiamo un fumogeno a mare. Con noi abbiamo il VHF, i telefoni cellulari, e la bussola. E avevo fornito via radio il punto nave. Non fu difficile per i soccorsi trovarci. Alle 10:57 un gommone ci recupera e ci porta a terra”.

NELLA SCORSA PUNTATA – COSA FARE SE LA BARCA E’ TROPPO ORZIERA

1 Comment

  1. Giacomo ha detto:

    Ottima iniziativa di pubblicare il resoconto di questo dannato incidente in cui un diportista non vorrebbe mai essere coinvolto.

    Concordo che a bordo non si deve mai lesinare sulla sicurezza e se poi l’armatore ha la responsabilità di passeggeri al seguito ne deve avere ancora di più, addizionata ad una esperienza che insieme garantiscono l’incolumità di tutti i presenti.

    Ho scritto ottima iniziativa all’inizio di questo commento perché tanti armatori, pur sapendo sommariamente come si devono comportare nel caso debbano abbandonare la loro barca perché ha subito una falla improvvisa e sta affondando, possono farsi prendere dal panico, oppure aver dimenticato le procedure per lanciare la zattera di salvataggio in mare ecc..

    A tale proposito, proporrei di pubblicare un articolo segnalato da un link dedicato e sempre presente nella home page del Vs sito come promemoria della sequenza delle operazioni da fare rapidamente per abbandonare la barca in caso di questa necessità. Inoltre, farei in modo che all’inizio di ogni stagione estiva si possa pubblicare un articolo in merito che richiami poi il link di cui sopra detto, intitolandolo per esempio: Estate 2016 -Sicurezza a bordo: e se vi capitasse di dover abbandonare la barca, cosa fare?
    Credo possa essere un’ottima iniziativa al servizio dei lettori.
    Cordiali saluti,
    Giacomo Vitale

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