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REPORTAGE. Alle Orcadi: tra correnti, baleniere e… un bicchiere di whisky/1

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Giovanni Porzio è uno dei più grandi reporter italiani e un appassionato velista. Nel suo libro “Il mare non è mai lo stesso” ha ricreato l’essenza del reportage, ovvero “riportare” da un viaggio notizie, ma anche racconti, sensazioni e immagini. Ecco la prima puntata del suo viaggio alle isole Ocardi!

Ecland: in gaelico “fuori dal clan”, ovvero uomo libero: un anarchico errante. Nome appropriato per la barca su cui navigo, uno sloop di 15 metri dallo scafo rosso fiammante costruito nel 1990 su un progetto di Aldo Gatti e certificato dai Lloyds di Londra per solcare i mari artici. Una corazzata: 16 tonnellate di alluminio, solidi tientibene, falchetta rialzata, attrezzatura rinforzata, timoneria interna, deriva mobile, strumentazione e impianti elettrici e idraulici di una nave, porte stagne a poppa e a prua (in caso di collisione con un iceberg…) e coffa alle crocette per avvistare la banchisa (o Moby Dick?). Michele, skipper e armatore, l’ha portata per vent’anni in giro per il Grande Nord: Irlanda, Islanda, Groenlandia, Labrador, Terranova…

Io salgo a bordo a Oban, in Scozia, per una crociera estiva fino alle isole Orcadi. E’ la mia prima esperienza nelle fredde acque dell’Atlantico settentrionale e mi accorgo subito di non avere l’abbigliamento adeguato: la mia cerata da clima mediterraneo è troppo leggera, il berretto di cotone e i guanti tattici senza dita – comprati allo spaccio militare di una base americana in Iraq – non sono di conforto e nella fretta ho dimenticato di mettere nella sacca i mutandoni da sci e le calze di lana. Non mi resta che la soluzione cipolla: indossare a strati tutto quello che ho nella borsa.

Schermata 2015-12-21 a 11.45.27Per fortuna quando molliamo gli ormeggi c’è un tiepido sole. Il cielo è terso, solcato da nubi in rapido movimento, e risalendo il Sound of Mull lungo l’aspra costa occidentale della Scozia issiamo randa e fiocco nella brezza. L’aria è secca, la luce tagliente d’alta montagna accende di colori smaglianti le fiancate dei pescherecci d’altura, le rovine di un castello, il profilo dei fari all’imboccatura dei Loch, i declivi verdi smeraldo delle colline dove pascolano infinite greggi di pecore e, alla nostra prua, la dorsale della penisola dall’enigmatico suono celtico di Ardnamurchan, coperta da foreste di querce che scendono fino agli scogli.

L’odore dell’oceano è meno salato, meno pungente del Mediterraneo: sa di plancton, di alghe dure e fibrose, di ghiacci, di gusci d’ostrica e di venti lontani. Ha il respiro lungo e profondo di un animale inquieto, di una forza incontenibile anche nella calma più assoluta: possenti flussi di marea, correnti insidiose e ribollenti.

Scopri tutti i reportage di Giovanni Porzio nel suo libro “Il mare non è mai lo stesso!”

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