La Coppa America si è sempre vinta a terra / Prima parte
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In banchina, sia quella reale che virtuale (leggi: i social), sono tante le voci “contro” la Coppa America. Una regata con le regole del gioco che cambiano di continuo, dove il defender fa il bello e il cattivo tempo, dove è più importante della sfida in mare quella che avviene a terra, nei capannoni dei costruttori, nei meandri inesplorati del regolamento e (Ellison e Bertarelli lo hanno dimostrato, qualche tempo fa) nei tribunali. Chi ha più soldi vince. E chi dovrebbe vincere ma perde, fa i capricci e si crea la sua anti-Coppa (Ellison e Coutts).
Ma non dobbiamo stupirci. Nella storia della Coppa America è sempre stato così. Abbiamo spulciato indietro negli anni, con l’aiuto del libro di Mario Oriani “Coppa America, la vera storia”, riscontrando polemiche e accuse reciproche tra challenger e defender fin dalla prima edizione della Coppa! Buona lettura!

Già la prima edizione di Coppa, il 22 agosto 1851 nelle acque dell’Isola di Wight (la “Coppa delle 100 Ghinee”), fu macchiata da presunte irregolarità e proteste. Tra i 15 partenti, gli inglesi fecero un “catenaccio” contro lo schooner America, del quale però gli americani riuscirono a liberarsi. Girarono la prima boa quinti, poi passarono al comando nel tratto che portava alla seconda boa. E lì il fattaccio: nelle regate locali inglesi, il cui percorso prevedeva di girare attorno all’Isola di Wight, era regola consuetudinaria, ma non scritta, doppiare la nave-faro Nab a circa 5 miglia dall’estremità orientale dell’isola, ma le istruzioni per la “100 Ghinee” recitavano semplicemente così: “… il percorso è stabilito attorno all’Isola di Wight, attorno alla boa di Noman (la prima boa, ndr) e della boa di Sandhead e all’esterno della nave Nab…”. America, avvistata una boa bianca (che si trovava almeno un miglio più sotto rispetto alla nave faro) la lasciò a sinistra e proseguì la regata, gli altri invece proseguirono sino alla nave e la lasciarono a sinistra dopo averla superata facendo un percorso più esterno e sicuramente più lungo. America vince davanti ad Aurora. Le barche inglesi che erano riuscite ad avvistare la manovra americana alzarono la bandiera di protesta. Protesta che venne discussa la notte seguente al Royal Yacht Club Squadron: gli inglesi si comportano da gentleman. Come potrebbero venire dichiarati vincitori grazie ad una protesta basata forse su una furbata degli americani, ma che prende l’avvio da una dimenticanza o imprecisione sul bando di regata? Protesta respinta, Coppa ad America.

La seconda edizione di Coppa, nell’ottobre del 1871 a State Island (New York), assume i connotati delle moderne America’s Cup. Match-race, sette prove previste (chi per primo avesse raggiunto quattro vittorie avrebbe vinto. Gli inglesi con Livonia, gli americani con quattro barche (Columbia, Sappho, Dauntless e Palmer). Nella prima sfida, l’armatore di Columbia, prima della partenza, si accertò dalla giuria come dovesse essere eseguito, in mancanza di istruzioni al proposito, il doppiaggio dell’ultima boa, destra o sinistra. La giuria rispose che si poteva farlo come si preferiva. Alla boa il comandante di Livonia, che non aveva chiesto istruzioni ad alcuno, ritenne, come era in uso in Inghilterra, che se non c’erano disposizioni in contrario la boa andasse lasciata a dritta. Era in vantaggio e passò la boa strambando (una manovra difficile per l’epoca, con 1600 metri quadri di vele!). Il capitano di Columbia fece l’esatto contrario e sapendo della regola delle “non regole” la lasciò a sinistra, virando, riuscendo a mettersi in bolina in un tempo molto minore e andando a vincere la regata. A nulla servì l’accesa protesta degli inglesi. Gli americani, nelle regate successive, manifestarono superiorità e sul 4-1 dichiararono la sfida vinta (in teoria su sette prove è una vittoria matematica), ma secondo gli inglesi Columbia avrebbe dovuto essere squalificata nella prima prova, portando il punteggio sul 3-2. Ashbury, l’armatore di Livonia, annunciò che si sarebbe presentato sulla linea di partenza il giorno successivo, ma venne ignorato: le barche del New York Yacht Club rimasero all’ormeggio e gli equipaggi delle quattro barche si prepararono alla premiazione, mentre gli inglesi se ne ritornavano a casa con le pive nel sacco dopo aver rilasciato pesantissime dichiarazioni sulla sportività dello yachting americano.

Facciamo un salto temporale nella storia della Coppa. Per tornare a regatare nel dopoguerra bisognò aspettare tredici anni ma lo scoglio più importante da superare fu quello di rinnovare il Sacro Graal della Coppa, il suo Vangelo, il Deed of Gift che, ad esempio, imponeva che le barche dovessero essere lunghe al galleggiamento come minimo 65 piedi. I conservatori volevano a tutti i costi barche molto grandi e per cambiare occorreva che la Corte Suprema di New York (la Corte Suprema! Quella che decide anche sugli appelli per la pena di morte, l’organo di giustizia più alto degli Stati Uniti) approvasse la modifica su proposta unanime. E la modifica era legata a una questione: sarebbe stato opportuno abbandonare i J Class? Continuare con una tradizione di barche bellissime o aprirsi alla nuova tecnologia? Una polemica senza fine. Nel dicembre del 1956 la Corte accettò le varianti del Deed of Gift aprendo la strada all’epoca del 12 metri Stazza Internazionale. Le ragioni per le quali la Corte Suprema accettò le varianti furono molto “attuali”: la diminuzione dei costi in primis. E poi per permettere al challenger di non arrivare in America esclusivamente via mare, ma potendo caricare la barca su un cargo. Curioso come in questa regola si accennasse soltanto agli USA, come se fosse impossibile che club di altri paesi potessero diventare defender…
…CONTINUA

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