ESCLUSIVA Gulliver 57, una barca italiana davvero diversa

APPROFITTANE SUBITO! Abbonati al Giornale della Vela cartaceo + digitale e a soli 69 euro l’anno ricevi la rivista a casa e in più la leggi su PC, smartphone e tablet. Con un mare di vantaggi. Scoprili qui >>

GU57_R1
Il nuovo Gulliver 57, di cui vi mostriamo le foto in anteprima esclusiva, nasce dal sogno di poter realizzare davvero lo scafo su misura, che fosse in alluminio, sportivo ma al tempo stesso adatta alle lunghe navigazioni.

2K7B6734PRONTA A TUTTO
Carlo Gullotta, ricco di un’esperienza pluridecennale come velista, si è recato presso diversi cantieri francesi sulla costa Atlantica, ma alla fine si è reso conto che per avere davvero la barca che desiderava, doveva fare il grande salto, costruirla. A disegnare il Gulliver 57 è stato allora un grande come Marc Lombard. Lungo 17,50 metri e con un baglio massimo di 5,17, è dotato di lifting keel, capace di portare il pescaggio da 3,50 a 1,70 metri. “Volevo una barca capace di entrare in qualunque tipo di porto”, ci ha raccontato Gullotta. Impressiona poi il rapporto tra dislocamento (14,5 tonnellate) e zavorra (4,3 t), rapportato a un piano velico notevole (a proposito, l’albero è realizzato dalla Axxon Composites): 195 metri quadri di tela di bolina, oltre a un gennaker di ben 260 mq.

2K7B6751DOV’E’ LA DINETTE?
Mentre visitiamo il cantiere alle porte di Milano (il progetto del Gulliver 57 è piaciuto così tanto che è già quasi ultimato un secondo esemplare ed entrambi saranno varati in primavera), ci colpiscono subito la poppa, larghissima, e lo spigolo che corre deciso sino a prua, ma ancora di più gli interni. Scendendo sottocoperta, ecco il quadrato, con una bella zona cucina e un grande tavolo da carteggio ma… dov’è la dinette? è dietro le spalle, e sfrutta molto bene il baglio; così tanto da avere ricavato due cuccette di guardia ai suoi lati. Una soluzione sicuramente originale e che a noi è piaciuta. Oltre alle tre cabine che troviamo a bordo, ci ha colpito molto la presenza di un vero e proprio vano tecnico. A coadiuvare Carlo Gullotta nella realizzazione del Gulliver 57 è stato l’architetto Alessandro Valenti (www.valentiyacht.it), che si occupa anche delle diverse personalizzazioni. Per informazioni: GU Service, info@gulliver57.it

GUARDA LE FOTO DEL GULLIVER IN COSTRUZIONE


ENTRA NEL CLUB DEL GIORNALE DELLA VELA
Ti piace il nostro punto di vista sul mondo della vela? Allora non devi far altro che entrare nel club e iscriverti alla nostra newsletter gratuita, per ricevere ogni settimana le migliori news di vela selezionate dalla nostra redazione. Inserisci la tua mail qui sotto, accetta la Privacy Policy e clicca sul bottone “Iscrivimi”.


Una volta cliccato sul tasto qui sotto controlla la tua casella mail

Privacy*


C’è di più! Sul nostro canale YouTube ti aspetta tutta la vela, minuto per minuto. Ma in video!

ISCRIVITI GRATIS

ABBONATI E SOSTIENICI

Hai visto quanta carne al fuoco? Se apprezzi il nostro lavoro abbonati al Giornale della Vela. Non solo ricevi a casa la rivista ma ti facciamo un regalo unico: accedi all’archivio storico digitale del Giornale della Vela e leggi centinaia e centinaia tra i migliori articoli apparsi sulle pagine del GdV dal 1975 ai giorni nostri!

ABBONATI SUBITO


 

Condividi:

Facebook
Twitter
WhatsApp

9 commenti su “ESCLUSIVA Gulliver 57, una barca italiana davvero diversa”

  1. Perchè “Impressiona poi il rapporto tra dislocamento (14,5 tonnellate) e zavorra (4,3 t)” ? E’ meno del 30 % !

  2. onestamente, a parte l’invidia per chi può costruirsi una barca come vuole lui, non mi piace…
    tripudio di winch di non chiara utilità, letti di guardia messi lontani dalla mediana, inutilissimo specchio spalancato, anonimo bianco ovunque…
    boh… beato lui, comunque…

  3. La dinette sotto il pozzetto riprende l’idea del Comet 11 degli anni 80. Per quel che vedo anche la disposizione delle cabine, con i letti a castello nel passaggio fra il quadrato e la cabina di prua.
    In un momento in cui le nuove barche sembrano tutte uguali e si distinguono solo in alcuni dettagli, questa si distingue per soluzioni originali e forte personalità.
    A me piace, compimenti all’armatore.

  4. Meglio un winch in piu’ che uno in meno..soprattutto quando navighi intorno al mondo! Approvo in pieno l’organizzazione della coperta e l’eleganza del teack. Sottocoperta la finezza del bianco, del blu e del teak rendono gli interni ancora piu’ ampi..finalmente una barca dove si respira! Mi piace la dinette posteriore,cosi’ multifunzionale e conviviale,approvo la grande tavola di carteggio ben orientata e la cucina concepita anche per la navigazione. Le cabine sono ampie ed ovunque ci sono grandi spazi per lo stivaggio. Mi piace!!

  5. Ernesto Cipriani

    Magnifica..finalmente una barca pensata per avere ampi spazi a disposizione sottocoperta.La tuga ribassata è splendida,il ponte in teak è stupendo.I winch sono in numero giusto per scendere in battaglia in regata;Con 260 mq di genaker ci sarà sicuramente da divertirsi.Mi piace anche lo specchio di poppa aperto; è così largo che ci si può infilare un tender senza sgonfiarlo.Complimenti al costruttore ,si vede che è stato anni in mare.Finalmente qualcuno che rilancia la nautica italiana con un bellissimo progetto.Speriamo abbia successo.Peccato non avere i soldi per comprarla..io ci vivrei dentro quella barca.

  6. Beh: i winches servono per manovrare le vele, ormeggiare, caricare il tender, i sacchi vele……..! Odio i finti easy sailing che in realtà vogliono solo risparmiare sui vinces. Per il resto al giorno d’oggi se veramente vuoi navigare il semicustom è l’unica strada. Spendere tanti soldi per avere gli interni decisi da qualcun altro per ragioni quasi sempre di natura produttiva e di produttività industriale….è una bestemmia! A me piace perché è spaziosa , luminosa e marina al tempo stesso.
    SEM

  7. Parlare di ” una soluzione originale” riferendosi alla dinette poppiera mi sembra inappropriato,
    Lo era quella di j.m finot prima e di marc lombard dopo, progettisti di decine di Cigale 14, 16, e 18 di cui questo progetto è essenzialmente una copia, pur con le dovute particolarita’ a cominciare dalla deriva mobile.

  8. È stata costruita una barca che non ha niente di nuovo,è la versione italiana dell’alubat cigale 18 metri(Francese)
    Anche la disposizione del salone interna è identica,così come lo specchio di poppa…altro che originalità!
    Anche il progettista è lo stesso!
    Cmq è una bella barca!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

In evidenza

Continua a leggere

Torna su