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La lettera appassionata di un velista-lettore: "La Barcolana siamo noi"

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IMG_6981Ci ha scritto un’appassionata lettera Sabato Errico, uno dei 28 “velisti-lettori” che hanno partecipato alla Barcolana con le nostre barche. E che pubblichiamo in toto perché vale la pena di leggersela tutta d’un fiato! Grazie Sabato!

Sabato Errico

Sabato Errico

IL RACCONTO DEL SIGNOR ERRICO
La mia partecipazione alla Barcolana 2015 inizia a Roma nel momento in cui acquisto il numero 08/015 del Giornale della Vela, presso la mia edicola di fiducia nella zona del Divino Amore. Sono un lettore tradizionale, nel senso che preferisco leggere mantenendo il contatto diretto con la carta stampata. Non ho molta confidenza con la lettura on-line.

La copertina del Giornale della Vela di settembre riporta un bellissima immagine, ripresa in modo professionale dall’alto, del famoso sail yacht Clovis e ti invita a “partecipare alla regata piu’ eccitante del mondo sulle nostre barche”. Riflettendo sulla mia breve esperienza di velista, iniziata da appena un anno come allievo su Caravelle, armatore di un modesta deriva Alpa Brise e con due settimane di navigazione lungo le coste dell’Arcipelago della Maddalena durante il corso cabinato al Centro Velico di Caprera, ho avuto qualche perplessità nel giudicarmi tecnicamente in grado di partecipare a una competizione blasonata quale la Barcolana, al cospetto di famosi skipper.

Tuttavia, ricordando le parole di un mio istruttore di vela, il quale sosteneva che alcune qualità personali del velista non si acquisiscono frequentando i corsi di vela né tantomeno con la pratica in mare, ho ritenuto di potermi inserire umilmente nell’equipaggio che si sarebbe formato in modo spontaneo in occasione dell’evento.

Dunque, mi avventuro con fiducia nella compilazione della scheda di partecipazione alla Barcolana. Senza ostacoli la prima parte, che richiede l’inserimento dei dati personali, il numero di tessera FIV e la taglia della polo dello sponsor. Meno agevole la parte del questionario informativo che esplora le mie capacità ed esperienze veliche. Qui, appongo una serie di crocette nel riquadro NO. Risposte che mi lasciano intravedere un possibile ruolo di solo spettatore. Dopo la ricerca di qualche titolo a mio vantaggio, esibisco il corso di vela a Caprera, nella speranza di poter guadagnare il pozzetto di una barca.

Inviata la scheda di partecipazione, ricevo con puntualità e cortesia le sintetiche e precise informazioni sulla partecipazione: il programma della regata, il nome della mia barca, la lista degli skipper, la composizione dell’equipaggio ed i punti di contatto.

Venerdi 9 ottobre, borsone in spalla, prendo il treno per Trieste e il bus di città che mi lascia in piazza Unità d’Italia. Grazie alle indicazioni puntuali degli organizzatori, raggiungo lo stand del Giornale della Vela – Tag Heuer. Dopo l’accoglienza cordiale ed amichevole, salgo a bordo del First 50 su cui sono imbarcato. Mentre familiarizzo con l’armatore, giungono gli altri membri dell’equipaggio in via di formazione. Ceniamo e dormiamo a bordo, attendendo il sabato mattina per la nostra prima uscita in mare.

Intanto nella notte, Eolo dio dei venti pensa che per muovere migliaia di barche a vela partecipanti alla Barcolana è necessario lanciare sul golfo tanto vento. Quindi, decide di inviarci una bella bora a 130km orari, che non riusciamo pero’ a spartirci barca per barca. Di conseguenza, tutti immobilizzati in banchina ad oscillare per 24 ore, saltando la giornata di sabato dedicata all’uscita in mare. Giornata sensibile e vitale per i novelli equipaggi del First 50, Salona 44, Dufour 445 e Sintesi 45 aggregatisi per l’evento, su iniziativa del Giornale della Vela e di Tag Heuer.

Tuttavia, noi membri di equipaggi improvvisati e senza allenamento abbiamo a nostra disposizione la guida e la direzione di famosi ed espertissimi skipper quali Matteo Miceli, Ettore Baldo, Venanzio Ferri e Maurizio Vettorato.

Nell’attesa che il vento cali, visitiamo il sail yacht Clovis, costruito nel 1983 dal cantiere navale francese di Biot. Clovis è una imbarcazione dall’evidente fascino marino. A bordo, incontriamo il suo equipaggio, che vive li tutto l’anno dedicando cura e attenzione alla propria barca.

Intanto, l’intensità del vento aumenta. Per 24 ore la bora sferza le rive della città, gettando scompiglio tra gli alberi, le crocette e le drizze delle barche all’ormeggio. Dormire in barca, con la bora che la sbanda di 45 gradi, è una sensazione particolare ed un’esperienza che puoi vivere solo a Trieste.

Quando la bora mette a dura prova le cime di ormeggio delle tua barca vincolata in banchina, ti rendi conto che attestare a prua e a poppa le cime di ormeggio, regolarne la lunghezza e l’orientamento sono operazioni molto piu’ delicate della regolazione delle vele. In navigazione, la barca cerca ed utilizza il vento, stando ferma lo deve combattere.

Comunque, un evento atmosferico, percepito sul nascere come non gradito, ti porge tante sensazioni nascoste. Le puoi scoprire ed assaporare se ti immergi nel muovere veloce della bora, se ti adatti alle oscillazioni della barca e la vivi, insieme al mare, come se fosse in navigazione.

Dopo questa lunga e dura navigazione virtuale da fermi, la bora si avvia a lasciare il golfo di Trieste, le barche sottoposte a dura prova, gli stand espositivi bianchi allineati sulle rive e il palco allestito per la musica in piazza, utilizzato solo in parte.

La domenica mattina, le imbarcazioni affaticate sono pronte per alzare le vele e gli equipaggi sono ansiosi di lanciare il loro entusiasmo, per indicare tutti insieme: la Barcolana è qui, la Barcolana siamo noi. Le barche iniziano a lasciare la banchina e si avviano nel vento rafficato per andare a formare il muro di vele colorate sulla linea di partenza, che copre la costa fino al Castello di Miramare.

Al via alla regata, il nostro First 50 taglia la linea di partenza con ottimo abbrivio, su il code zero e spediti verso la prima boa, posizionati tra le prime cinquanta barche. Proseguiamo con giusta andatura verso la seconda e terza boa. Ci affiancano e ci superano barche importanti. La perizia del nostro skipper alpino e velista sopperisce alle carenze dell’equipaggio improvvisato ma, comunque, molto appassionato. Portiamo a compimento la nostra onorevole regata in posizione 83 della classifica generale. La mia Barcolana 2015, iniziata presso una edicola di Roma, termina sul molo Audace, tra gli spettatori che assistono da terra allo spettacolo atteso di anno in anno.

Con malinconia, lascio la barca, mia per tre giorni, e l’equipaggio temporaneo formatosi grazie ad una iniziativa di successo, che spero possa essere riproposta in futuro. Mi avvio verso la stazione di Trieste, insieme ad un mio nuovo amico e compagno di equipaggio. Riprendo il treno per Roma, salutando Trieste, città patriottica, piena di vele e di mare.

Dopo la Barcolana, il Giornale della Vela è per me il volto del mio equipaggio Zora e degli amici della redazione, incontrati a Trieste, che lavorano per regalarci mensilmente le immagini del mare e delle sue barche.

Grazie, Giornale della Vela.

Sabato Errico

1 Comment

  1. bruno ha detto:

    Sabato Errico è stato mio allievo a Caprera, si è fatto riconoscere per allievo impegnato ed enormemente affamato del sapere.

    sono onorato di averlo conosciuto ed aiutato a conoscere lo sport della vela , questo articolo fa capire che gli sforzi ed il tempo impiegato del tutto gratuitamente per avviare amici a questo sport e ben ripagato

    Grazie Sabato a presto , e spero in mare,

    bruno bosco

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