Mini Transat, sei italiani alla conquista dell’Oceano

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copa-miniCi siamo: il 19 settembre parte la ventesima edizione della Mini Transat, una delle regate più dure per i velisti solitari (è vietato l’utilizzo di qualsiasi apparato telefonico o informatico per collegarsi a terra: il comitato comunica solo una volta al giorno con gli skipper fornendo le previsioni meteo giornaliere). Il segnale di start sarà dato a Douarnenez, in Bretagna (Francia): la flotta dei Mini 6.50 farà rotta verso Lanzarote, alle Canarie (Spagna) dove avverrà l’unico scalo, per poi dirigersi a Pointe-à-Pitre, nella Guadalupa (Antille). Sono sei gli italiani pronti ad affrontare queste 4.020 miglia in Atlantico (due nei proto, quattro tra i serie) e che stanno completando gli ultimi preparativi a Douarnenez: e diciamolo chiaramente, nessuno di loro ha intenzione di “fare numero” visto che, negli ultimi anni, la vela oceanica azzurra ha acquisito nuova linfa e ha saputo esprimersi ai massimi livelli (basti pensare al secondo posto di Giancarlo Pedote nella Transat 2013, tra i proto, o alla vittoria di Andrea Mura alla Route du Rhum).

Start race
Alberto Bona

LE NOSTRE SPERANZE TRA I PROTO
Partiamo dalla categoria riservata ai prototipi. Alberto Bona, dopo lo strepitoso quinto posto tra i Serie ottenuto nel 2013, prova a migliorarsi sul suo Onlinesim.it 756. Il torinese classe 1986, in forza allo Yacht Club Italiano, si è rivolto ai ragazzi dell’italiana SkyronLab per modificare 756, il proto di Sam Manuard appartenuto ad Andrea Caracci: i giovani progettisti hanno introdotto i daggerboard e cambiato il sistema della chiglia (costruita con trave monolitico in carbonio ricoperto da due gusci anch’essi in carbonio), passando da canting a canting-sliding e aumentando il momento raddrizzante alle portanti del 20%, (per le andature strette il momento è uguale ma senza il peso del ballast che non c’è più la barca risulta più leggera di quasi 200 kg).

Michele Zambelli
Michele Zambelli

“Questa volta punto al podio”. Sono più che manifeste le intenzioni dell’altro italiano in gara tra i proto, Michele Zambelli (CN Rimini), che nonostante la giovane età (25 anni) ha già alle spalle il decimo posto nell’edizione 2013. Illumia 788 è il nome della barca, un prototipo affittato da Aymeric Chappellier, che se l’è autocostruito nel 2010 assieme a due amici, con la collaborazione del cantiere C3 Technologies di La Rochelle. Zambelli è davvero un navigatore “con gli attributi” ben nascosti dietro alla sua simpatia tutta rivierasca…

Andrea Pendibene
Andrea Pendibene

CATEGORIA SERIE: I “VETERANI”…
Mentre sia Bona che Zambelli hanno preferito una preparazione più “internazionale”, con regate in Francia e in Inghilterra oltre che in italia, Andrea Pendibene, che è alla sua terza partecipazione (dopo le edizioni 2007 e 2011) alla Transat, ha scelto di allenarsi esclusivamente in Mediterraneo, affidandosi agli insegnamenti di un coach francese che lo ha seguito nell’ultimo periodo a Cagliari. L’atleta pisano classe 1981, militante nelle file della Marina Militare, può contare su una barca niente male: il suo Pegaso 883 è un Pogo 3, una barca di serie, ma costruita come un prototipo. Una sezione dello scafo molto voluminosa a prua, con doppio spigolo pronunciato. Il baglio avanzato, in teoria, dovrebbe facilitare la planata, mantenendo al contempo equilibrio e stabilità longitudinale, mentre l’albero è spostato verso poppa.

Federico Cuciuc
Federico Cuciuc

Anche Federico Cuciuc, nato a Roma nel 1978, ha già avuto modo di cimentarsi alla Transat, nel 2013 (conclusa al 32° posto). Sarà a bordo di 556, un Dingo di Rolland, proprio come nella passata edizione, ma si presenta più preparato, anche se, scrive sul suo blog, “ad un certo punto arriverà anche un po’ di paura. Non c’è una strada ‘normale’ per farlo, i miei amici ministi lo sanno bene. Per ognuno in modo diverso, è un impegno fuori dal comune. è un osare mettere la scia della nostra barchetta sempre un po’ più in là il cui senso talvolta non è facile da cogliere per chi resta a terra, e riserva spesso soprese anche per chi si trova proprio lì: in mezzo al mare”.

Andrea Fornaro
Andrea Fornaro

… E I DEBUTTANTI
Per Andrea Fornaro (CV Talamone) e Roland Ventura, invece, si tratta della prima Mini Transat. Il primo si schiera a Douarnenez a bordo di Sideral, un Argo650 frutto della matita di Marc Lombard. Nato a Orbetello nel 1977, ha un lungo passato di derive alle spalle, tra Optimist, Vaurien, 420, Snipe, Europa e Star, con tanti titoli vinti. Nel 2011 ha concluso al secondo posto il mitico Fastnet con un Class 40, e alterna la sua passione oceanica alle regate di altura e in Melges 20 e 32. Come Alberto Bona, per ultima regata di preparazione ha scelto la Transgascogne (regata lunga 590 miglia in due tappe che toccano la Francia e la Spagna, partendo da Port de Bourgenay).

Roland Ventura
Roland Ventura

Il caso di Ventura, invece è “atipico”: è nato a Bruxelles, ma è cresciuto in Trentino-Alto Adige e i primi passi velici li ha mossi sul lago di Garda. A 18 anni ha sentito l’irresistibile richiamo dell’oceano e si è trasferito in Francia (vive a Tours), dove ha lavorato per 10 anni come preparatore tecnico nel circuito dei Figaro. In Italia ha insegnato in diverse scuole di altura. Finalmente, a 45 anni di età (tra gli azzurri in gara è il più anziano: noi lo consideriamo italiano perché si è iscritto sotto l’egida del tricolore), è riuscito a coronare il suo sogno di partecipare a questa avventura in solitario. Corre a bordo del Pogo2 523.

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1 commento su “Mini Transat, sei italiani alla conquista dell’Oceano”

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