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Race for Water scuffia in Indiano: a rischio la missione "no plastica"?

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race for water
Il trimarano MOD70 Race for Water si è capovolto 90 miglia a sud est delle isole Chagos (l’arcipelago situato nell’Oceano Indiano a sud delle isole Maldive e a nord-est rispetto all’isola di Mauritius), dopo 32 miglia percorse
. A bordo stanno tutti bene, per fortuna: anche l’imprenditore svizzero italiano Marco Simeoni, il capo della spedizione Race for Water Odyssey: un giro per i mari del mondo per raccogliere dati sull’inquinamento oceanico da plastica. Assieme a lui Stève Ravussin, Claude Thélier, Martin Gavériaux e Olivier Rouvillois. Lo shore team sta lavorando per recuperare barca ed equipaggio (mentre stiamo scrivendo sono in corso le operazioni di salvataggio e sta tutto andando bene, con l’equipaggio salito a bordo della nave Pacific Marlin).

Marco Simeoni (a sinistra)

Marco Simeoni (a sinistra)

LA MISSIONE DI RACE FOR WATER
Simeoni e soci sono partiti il 15 marzo scorso dal porto di Bordeaux, in Francia. Il progetto Race for Water Odyssey prevede di raggiungere le cinque “isole spazzatura” (la più famosa è il Pacific Trash Vortex, che si trova nella zona di calme equatoriali dell’Oceano Pacifico a metà strada tra le Hawaii e le coste del Nord America) create dall’accumulo della plastica scaricata nei mari di tutto il mondo. A bordo di un veloce MOD70 Marco Simeoni ha fatto scalo alle Azzorre e alle Bermuda, poi a New York: ha attraversato il Canale di Panama per spostarsi a Valparaiso, in Cile, poi all’isola di Pasqua. Da lì l’equipaggio ha proseguito verso le Hawaii, le isole Marianne e il Guam, approdando prima a Tokyo e poi a Shanghai, infine a Koror prima di scuffiare al largo delle Chagos. Ce ne è ancora di strada da fare, di plastica da catalogare: le prossime tappe, se il viaggio potrà riprendere senza problemi, saranno Rodrigues, Tristan da Cunha, Rio de Janeiro, Capo Verde. Non è la prima volta che ci si occupa del problema plastica (vi ricordate Plastiki?), e speriamo che non sia neanche l’ultima!

PollutionMARI A RISCHIO
“La cosa veramente spaventosa di queste isole di plastica”, aveva spiegato lo svizzero a TGCOM24, “è che abbiamo trovato milioni di microparticelle di plastica sulle spiagge e concentrate in vortici che uccidono milioni di animali“. A causa dei raggi ultravioletti la plastica si riduce in frammenti microscopici e impalpabili simili alle particelle di plancton, che pesci e uccelli marini scambiano per cibo. Il risultato? Un intero ecosistema rovinato dall’equivalente di cinquant’anni di smaltimento incontrollato. www.raceforwater.com

1 Comment

  1. adolfo mellone ha detto:

    Stupefacente che abbia fatto scuffia nonostante le prue rovesciate, all’ ultimo strillo !

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