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Chi prenderà i soldi dei finanziamenti governativi per la nautica?

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calenda-nauticaAlla vigilia della resa dei conti, quando si saprà se la nautica è veramente ripartita, dopo gli anni della grande crisi che ha falcidiato aziende (fallite) e fatturati (dimezzati), fermenti e tensioni agitano le acque dei saloni nautici d’autunno.

LA FINE DELLA LOTTA INTERNA AD UCINA
L’ultima notizia è quella della nascita di una nuova associazione di industrie nautiche dal pragmatico e ambizioso nome “Nautica Italiana”. Raduna 25 marchi e 11 aziende, poche ma che insieme rappresentano il 50% del fatturato delle aziende italiane del settore, marchi prestigiosi come Baglietto, Benetti, Azimut, Perini, Aprea. Così si è consumata la guerra intestina che da un paio d’anni agita l’UCINA ovvero l’associazione che radunava sino ad oggi quasi tutte le aziende italiane della nautica. Bene, che c’è di male se invece di un’associazione ce ne sono due?

IL GOVERNO A CHI DARA’ RETTA (E SOLDI)?
Un problema c’è. Chi sarà l’interlocutore del governo attraverso il viceministro Calenda (nella foto), che più volte ha manifestato l’intenzione di dare una mano aprendo la borsa per finanziare lo sviluppo del Made in Italy nel mondo? Non si parla di bruscolini ma di milioni di euro che il governo ha già deciso di destinare ai settori strategici per lo sviluppo mondiale delle eccellenze del Made in Italy. E la nautica è tra questi fortunati.

INTANTO, IN FRANCIA…
Mentre in Italia ci si fa la guerra, come al solito i francesi badano al sodo e varano norme per rilanciare il consumo interno e per rendere sempre più attrattiva la Francia come destinazione per il turismo nautico. Qualche esempio. Hanno varato una “mini tassa” per incentivare lo smaltimento e la rottamazione delle vecchie barche, un vero problema mondiale che frena lo sviluppo del mercato. Come già accede in campo automobilistico prevedono incentivi a chi rottama la barca e la rimozione e distruzione delle barche abbandonate. Intanto il gruppo leader mondiale del lusso che fa capo alla famiglia Pinault scommette sulla ripresa del mercato e sulla definitiva affermazione dei catamarani, investendo nel cantiere, francese ovviamente, Fountaine Pajot, acquisendo una quota. Sempre i francesi stanno varando un piano per dotare la riserva francese delle Bocche di Bonifacio di boe intelligenti per incentivare e regolare il flusso del diporto in un angolo di paradiso mediterraneo. Noi italiani, invece, ci distinguiamo, in questo stesso tratto di mare per la disorganizzazione nella gestione del flusso delle barche. Chi c’è stato quest’estate lo sa bene.

2 Comments

  1. marco morando ha detto:

    ai francesi ci credo …da sempre, in quanto alla nautica ….agli italiani al governo , mai creduto …mai fatto nulla da quando ho il lume della ragione …settore sempre in crisi ….costi inaccettabili per tutti …cantieri e clienti … tutti all’estero , senza tasse e senza patente … e qui da noi ???

  2. home furniture ha detto:

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