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INTERVISTA Vasco Vascotto, l'invincibile (che domina anche tra i Farr 40)

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enfant terrible
Enfant Terrible – Adria Ferries di Alberto Rossi ha vinto, in California, l’International Farr 40 Circuit: a bordo, come tattico, l’imbattibile Vasco Vascotto.
L’International Farr 40 ha valenza mondiale, per cui ci sono buone probabilità che Vascotto riesca a giocarsi i Mondiali, in programma a Long Beach alla fine di settembre, da assoluto protagonista. Ed è proprio il velista muggiano il protagonista dell’intervista che abbiamo realizzato in occasione del suo 25° titolo mondiale conquistato (a Puerto Portals, con il TP52 Azzurra), che trovate anche sul Giornale della Vela di Settembre.

vascvascottoVASCO VASCOTTO, L’INVINCIBILE
Venticinque titoli mondiali, una miriade di vittorie di campionati italiani ed europei, al punto che lui stesso non riesce a ricordarli tutti. Signore e signori, questo è Vasco Vascotto, il velista più titolato tra altura e monotipi. Dai J24 ai Farr 40, dagli RC44 ai Soto 40, passando per ORC, ILC30 e IMS, ha vinto tutto. Anche l’Admiral’s Cup del 1999, due bronzi ai Campionati Mondiali Isaf, cinque Giri d’Italia a Vela. Nel 2007 è stato lo skipper di Mascalzone Latino nella 32ma America’s Cup.

Tra tutti i tuoi trionfi, qual è quello a cui sei più legato?
Sempre l’ultimo perché non ho mai memoria dei precedenti! Il Mondiale appena vinto con Azzurra lo ritengo speciale, per il livello della flotta e per aver trionfato con la barca simbolo sportivo dello YCCS. Il merito è di tutto il team, questo tipo di vela è uno sport di squadra. Senza validi compagni e armatori appassionati non sarebbe arrivato il venticinquesimo titolo: forse neanche il primo! Ricordo con piacere anche il titolo iridato J24 nel 1999, uno dei monotipi tuttora più diffusi sul quale hanno vinto tanti miei avversari. Infine, il primo amore: nel 1992 a Chioggia vinsi il primo titolo mondiale assoluto Quarter Ton su Jonathan VI, assieme agli amici Michele Paoletti e Andrea Favretto. Un equipaggio triestino di quella “leva” che ha ben raccolto il testimone della precedente generazione di velisti della mia città.

Una generazione che ti ha insegnato molto…
Mauro Pelaschier, Roberto Bertocchi, mio padre. Sono stati loro i miei primi “idoli”. Sono nato a Muggia, il 10 ottobre 1969, pochi giorni prima della prima Barcolana (un caso?). Ho iniziato ad andare in barca a sei anni, sugli Optimist: mai e poi mai avrei pensato, agli esordi, di far diventare questa mia passione una professione.

Sei uno sportivo. Al di fuori della vela, quale atleta ammiri di più?
Valentino Rossi, un grande campione i cui risultati parlano da soli e un punto di riferimento nella gestione della propria immagine e della comunicazione.

In barca usi soltanto il cervello o ti affidi anche all’istinto?
Il cervello fa la maggior parte del lavoro, è una sorta di computer che immagazzina, elabora, confronta le informazioni che mi arrivano dallo stratega, dal navigatore, dal timoniere e da quello che vedo coi miei occhi. Certo, a volte anche il “cuore” fa la sua parte. Mi trovo bene, ad esempio, con la squadra di Azzurra, un team “latino” e festaiolo. Ai Mondiali di Puerto Portals una giornalista russa ci ha chiesto come mai, dopo la vittoria del titolo iridato, esultassimo come bambini, un top team dovrebbe essere abituato alle vittorie importanti. Le abbiamo risposto che siamo fatti così, ed esultiamo anche per molto meno!

Sei stato su Mascalzone nel 2007. Rifaresti la Coppa?
Non sui multiscafi, non mi piace la nuova filosofia che regola l’America’s Cup. La velocità ha preso il sopravvento ed è cambiato il modo di concepire la tattica di regata. Un modo che non sento mio. Speriamo si ritorni ai monoscafi. Al più presto, aggiungerei, perché ho 46 anni e il tempo stringe. Se mi capitasse ancora una volta questa opportunità, credo che sfrutterei al massimo l’esperienza di Valencia per commettere meno errori possibili.

Niente foil e barche volanti per te in futuro?
Mai dire mai, in questo momento certo tipo di vela è più adatta ai giovani, sempre che non si disperda quella che è la “vela vera”, o se preferite vela vecchia, quella dove hanno un ruolo la tattica, la messa a punto ecc…

Hai abbandonato presto le classi olimpiche. Un rimpianto?
In effetti, un po’ mi spiace. Sui campi di regata d’altura e nei monotipi ho però avuto l’opportunità di confrontarmi con i più forti velisti olimpici e devo dire che me la sono sempre cavata egregiamente.

Ti vedresti bene in futuro come coach della squadra olimpica italiana?
Qualche consiglio utile potrei darlo anche adesso, in futuro probabilmente sì, mi interesserebbe, ma a determinate condizioni: uno staff valido a fianco e la libertà di prendere certe decisioni.

A quando il 26° titolo iridato?
Speriamo di riuscire a conquistarlo prossimamente, ci sono davvero molti altri mondiali in questa stagione, a partire da quello dei Melges 32 e dei Maxi 72, entrambi su Robertissima di Roberto Tomasini Grinover. Poi ci saranno ancora gli RC44 su Peninsula Petroleum e il Farr 40 Worlds con Enfant Terrible, il team con cui abbiamo vinto il Mondiale ORC 2015.

2 Comments

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