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LETTURE D’ESTATE Da Brindisi a Roccella Ionica/1

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tramonto brindisiGiovanni Porzio è uno dei più grandi reporter italiani e un appassionato velista. Nel suo libro “Il mare non è mai lo stesso” ha ricreato l’essenza del reportage, ovvero “riportare” da un viaggio notizie, ma anche racconti, sensazioni e immagini. Proprio da questo libro è tratto il racconto di cui trovate qui la prima parte.

Non sarà la “lunga rotta” del mitologico Bernard Moitessier, ma tre mesi di navigazione dopo trent’anni di ferie striminzite, sempre con l’ausilio della telefonata di un direttore che vuole mandarti in Somalia o in Afghanistan, sono abbastanza per prendere certe distanze, fare il punto e andare col respiro del mare.
Vengo da molte stagioni nelle isole greche dell’Egeo, le più scabre e appartate, sferzate dai venti, dove l’acqua piovana fa crescere il timo tra gli anfratti delle rocce e dove gli incontri sono un pastore di capre, il pope di una sperduta chiesetta ortodossa e l’universale presenza di arcaiche divinità. Temo, avvicinandomi alle coste italiane, la folla, lo schiamazzo, il viavai dei motoscafi. Ma la Puglia è una piacevole sorpresa.

Si dorme in piedi su Blue Gal?

Si dorme in piedi su Blue Gal?

I porti mi hanno sempre affascinato. E Brindisi è un grande porto. O almeno lo è stato. In epoca romana Brundisium (“in primis Italiae portu nobile”, Plinio il Vecchio) era il terminal della via Appia: vide le flotte di Cesare e Ottaviano, vi morì Virgilio, vi soggiornò Cicerone; Federico II salpò dalle sue banchine per la Terra Santa e in tempi più recenti fu la porta per Suez e le Indie, porto militare strategico durante la Seconda guerra mondiale e ultimo rifugio italiano di Vittorio Emanuele III. Oggi il porto sembra in disarmo. I traghetti per la Grecia partono quasi tutti da Bari e nel grande fiordo sostano poche navi, mercantili, pescherecci, mezzi della Guardia costiera, gasiere e petroliere che attraccano ai moli del polo petrolchimico, il mostro che dal largo si annuncia con i camini fumanti e, di notte, con le fiaccole di combustione: “punti cospicui” segnati sulle carte nautiche e ampiamente descritti dal Portolano. Anche il Marina, 640 posti barca di fronte allo splendido Castello alfonsin, è semivuoto. Ristorante e negozi chiusi, pontili deserti, ormeggiatori latitanti. Eppure siamo a luglio. E il porticciolo, finanziato dall’Unione Europea, è costato 5,8 milioni di euro. “Problemi di gestione” spiega sibillino un tassista.
“Conflitti d’interesse tra il Comune e i privati”. Chiedendo in giro saltano fuori storie dai contorni oscuri e difficilmente verificabili: gelosie, ricatti politici, mire imprenditoriali. Peccato, perché Brindisi sembra fatta apposta per diventare una base per i charter dell’Adriatico e per gli yacht diretti in Grecia. L’unico modo per fare cambusa è chiamare un taxi (i mezzi pubblici non esistono) e farsi portare in città, sull’altra sponda del fiordo. Voglio partire al più presto: soffia un vento leggero da nord e la pressione è stabile, condizioni meteo ideali per scendere lungo la costa del Salento. è la prima volta che navigo per un lungo tratto in solitario e non voglio correre rischi.

Un momento di relax a bordo di Blue Gal durante una navigazione a motore

Un momento di relax a bordo di Blue Gal durante una navigazione a motore

Blue Gal è un Baltic 42 del 1979 che mi accompagna da più di vent’anni. La conosco dal bulbo alla testa d’albero. Ci sono cresciuti i miei tre figli. Abbiamo esplorato insieme il Mediterraneo, a tutte le andature, dalle Baleari alla Turchia, in bonaccia e con forza sette. è affidabile con mare grosso e docile alla vela. Ma prendere i terzaroli con il solo ausilio del pilota automatico (che può sempre andare in tilt…) non è manovra facile. Verifico l’attrezzatura e le dotazioni di sicurezza, il motore, i serbatoi dell’acqua e del gasolio, studio la rotta, imposto il plotter e di buon mattino lascio l’ormeggio. Con 10 nodi al giardinetto la randa non serve. Il fiocco porta bene e il mare, che dall’azzurro pallido dei bassi fondali vira lentamente al blu, è appena mosso. Sono 110 miglia fino a Tricase e ho tutto il tempo per abituarmi alla solitudine. Non ho nessuno su cui contare: drizzo i sensi e cerco di tenere tutto sotto controllo. Il timone, la rotta, la vela, le navi all’orizzate, il vento, le onde, la scotta e la lenza che ho filato a poppa.
A metà giornata il maestrale rinforza, 18-20 nodi. Riduco il fiocco e mantengo una velocità di 6-7 nodi. Il cielo è terso e sulle creste frangono le prime ochette. Nessuna barca in vista, incrocio solo un peschereccio che traina, seguito da uno stormo di gabbiani. E al largo, lontano dal mondo, circondato dalle onde e dalla salsedine, ritrovo quella sensazione di assoluta libertà che solo il mare mi sa dare: immerso negli elementi primordiali da cui tutto nasce, il sole, l’aria, l’acqua, sono padrone della mia rotta, del mio destino! Guardo la pelle del mare che muta aspetto e colore al passaggio di una nuvola, al flusso di una corrente e lascio correre i pensieri.

Scopri tutti i reportage di Giovanni Porzio!

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2 Comments

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