INCHIESTA Quanto costa al marina un posto barca (in un quadro fiscale assurdo)?

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“In Italia sono troppo cari, all’estero costano molto meno”
. Quante volte abbiamo sentito ripetere questa frase, quando si parla di posti barca! Come sempre, non conviene generalizzare. Anzi, in molti casi (lo abbiamo già scritto nel nostro dossier porti 2015) i prezzi non sono in alcun modo aumentati dal 2008 a oggi, in alcuni casi sono addirittura scesi.

Giorgio Casareto
Giorgio Casareto

IL “CASO” VARAZZE
L’esempio tipo è quello del Marina di Varazze: il direttore del porto, Giorgio Casareto, ci ha raccontato che negli ultimi anni i costi degli ormeggi, a fronte di grandi sacrifici da parte del Marina, hanno subito una parabola discendente del 30%. E ci ha anche spiegato cosa stia dietro alle tariffe di un porto turistico.

POSTO BARCA, PERCHE’ COSTI COSI’?
“Partiamo delineando il quadro fiscale entro il quale siamo inseriti”, ha esordito Casareto: “Tra concessione demaniale e IMU (imposta municipale unica), il nostro Marina arriva a spendere 700 mila euro annui. La concessione aumenta e diminuisce sulla base degli adeguamenti ISTAT e, ad esempio, quest’anno è diminuta. Ma l’IMU è una vera stangata: 270 mila euro. Per non parlare di TARSU (la tassa sui rifiuti solidi e urbani) e TARI (tassa sui rifiuti), arrivate a 150 mila euro (contro ai 40 mila di 4 anni fa). Unendo i costi di gestione arriviamo a spendere più di 1 milione e 350 mila euro annui. Fin qui, se tutti i Marina venissero trattati allo stesso modo, mi potrebbe anche stare bene. Ma ovviamente la maggiore tassazione interviene presso le strutture più moderne e organizzate. In Liguria ci sono porti di dimensioni simili al Marina di Varazze che pagano un dodicesimo della nostra concessione demaniale. Capite bene che quindi è lo stesso Stato a creare situazioni di concorrenza sleale…”.

ABBASSARE I PREZZI L’UNICA VIA
L’unica strategia per rimanere competitivi, è quella di ridurre i prezzi degli ormeggi: “Il quadro dei costi generali che sosteniamo non è riducibile, non possiamo tagliare i servizi: riducendo il costo del singolo posto barca possiamo puntare a riempire il porto e, di conseguenza, rendere le tariffe più appetibili. E’ un serprente che si morde la coda, ma ci stiamo riuscendo bene visto che a Varazze, dove riusciamo ad offrire servizi di alta qualità, abbiamo una percentuale di riempimento del 70%”.

IVA AL 10%? TUTTA “FUFFA”
Cosa è cambiato dopo il provvedimento che ha stabilito l’IVA al 10% sui posti in transito per i porti che diventassero Marina Resort? “Era veramente necessario questo provvedimento?”, si domanda Casareto. “Per ottenere la certificazione di Marina Resort, il porto deve rispondere a dei canoni alberghieri prima che portuali: ci crede che io devo indicare quanti posti letto ha il mio Marina, fare convenzioni con i ristoranti e con tanti altri servizi? Un costo notevole di gestione, preso a caso da un ambito che nulla c’entra con la nautica, a fronte di 70 posti barca in transito. Certo, se il provvedimento fosse stato applicato ai posti barca stanziali allora sì che sarebbe potuto essere davvero efficace”.

IL PROBLEMA DEL RECUPERO DEL CREDITO
Il Direttore del Marina di Varazze individua un’altra grossa problematica dei porti italiani: “Parliamo del recupero credito. Nel nostro paese non esiste uno strumento normativo che garantisca ai gestori dei porti di rivalersi con successo su chi non paga il posto barca. Questo perché i contratti di ormeggio sono atipici e poco chiari. Oggi per recuperare i soldi di chi non ti paga non ti resta che l’istanza di sequestro dell’imbarcazione, ma per una che ti concedono, ce ne sono tre negate. Io attualmente ho quattro barche sotto sequestro al Marina, si figuri. Spesso me ne sono viste negare alcune dal giudice perché il valore del costo dell’ormeggio era troppo inferiore al valore della barca: ’35 mila euro, sono una cifra che si farà pagare con facilità, da uno che possiede una barca da mezzo milione di euro, signor Casareto’. Io quei soldi mica li ho visti, e con 35 mila euro io pago lo stipendio annuale di un mio dipendente!”.


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