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Champion of the Seas, un record di velocità durato 130 anni!

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champion of the seasIn un’epoca in cui trimarani giganti, barche ultraleggere e scafi volanti continuano a infilare record oceanici (vi abbiamo parlato giusto ieri di Hydroptère, prima barca con i foil a lanciarsi in una traversata pacifica e due giorni fa del nuovo primato sulla distanza nelle 24 ore del 100 piedi Comanche), vogliamo raccontarvi una storia.

champions of the seas

Una delle rarissime fotografie del Campion of the Seas

IL PESANTISSIMO VELIERO CHE FECE L’IMPRESA
La storia di un record capace di resistere ben 130 anni, pur non essendo stato stabilito da una superbarca da regata, ma da un pesantissimo veliero di 2447 tonnellate. Era il lontano 1854, quando il clipper di 252 piedi (77 metri per 13,7 di larghezza) Champion of the Seas, da poco varato, salpò da Liverpool per il viaggio inaugurale verso Melbourne (era stato costruito dai cantieri di Donald Mackay di Boston per la Black Ball Line di Liverpool dell’armatore James Baines per essere usato come nave passeggeri sulla rotta Inghilterra-Australia).

UN RECORD SCOLPITO NELLA STORIA
Nelle 24 ore comprese tra il mezzogiorno del 10 e quello dell’11 dicembre Champion of the Seas, al comando del capitano Alexander Newlands, percorse 465 miglia a una velocità media di 19,375 nodi, incredibile per l’epoca. Possiamo soltanto immaginare l’intensità del vento che sospinse da poppa il gigantesco tre alberi (su cui erano armati 5.230 metri quadri di vele)!Bisognerà aspettare fino all’agosto del 1984 per superare il primato del clipper, quando il catamarano di 80 piedi Formule Tag del canadese Mike Birch (famoso per aver vinto la prima Route du Rhum nel 1978 su Olympus) percorrerà 512 miglia sulle 24 ore a una velocità media di 21,33 nodi.

Il Lighting, il veliero a cui Mackay si ispirò per costruire Champion of the Seas

Il Lighting, il veliero a cui Mackay si ispirò per costruire Champion of the Seas

UN “MOSTRO OCEANICO” D’ANTAN
Ma che razza di superbarca era? Era stata costruita con volumi spostati verso poppa ed era una sorta di “aggiornamento” del Lightning, un altro veliero di 277 piedi realizzato da Mackay nel 1853 per la British Merchant Navy e che nel marzo del 1854 (alla mercè del comandante James Nolan “Bully” Forbes) percorse 436 miglia in un giorno alla velocità media di 16,16 nodi. Insomma, il cantiere Mackay all’epoca era una vera e propria fucina di barche ultraveloci. Un Persico Marine ante-litteram! La struttura portante dello scafo era di quercia bianca, rinforzata diagonalmente con ferro. Il fasciame e la coperta erano in pino duro. Aveva tre ponti e tre alberi. A prua trovava spazio una polena raffigurante un marinaio con il cappello nella mano destra e la mano sinistra aperta in segno di saluto; la poppa era semiellittica e decorata con lo stemma dell’Australia. Era dipinta di nero all’esterno, di bianco e azzurro all’interno, a ricordare i colori della Black Ball Line.

Passaggio a Capo Horn a bordo di un veliero non identificato

Passaggio a Capo Horn a bordo di un veliero non identificato

LA BRUTTA FINE DEL CHAMPION OF THE SEAS
Dal 1854, anno del suo varo, la Champion of the Seas funse da nave passeggeri fino al 1868: nel 1857, anno della rivolta dei Sepoy – l’ammutinamento indiano contro il potere coloniale britannico in India esercitato dalla Compagnia britannica delle Indie orientali – venne “charterizzata” dal governo britannico per trasportare circa 1000 soldati inglesi a Calcutta. Dal 1868 venne utilizzata come nave cargo: fu abbandonata dall’equipaggio (i cui membri furono salvati dalla nave britannica Windsor) e affondò il 3 gennaio del 1877 a Capo Horn, fallata irreparabilmente mentre stava trasportando un carico di guano, prezioso fertilizzante, da Callao (Perù) a Cork (Irlanda).

Eugenio Ruocco

2 Comments

  1. matteo ha detto:

    grazie, bello l’articolo e le foto

  2. […] nodi. Lo stabilì un pesantissimo veliero di 77 metri e 2447 tonnellate, il Champion of the Seas (ve ne parliamo qui), durante il viaggio inaugurale da Liverpool a Melbourne. Al comando del capitano Alexander […]

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