Giovanni Soldini a parte (ma il 1999, anno della sua vittoria alla Around Alone, è ormai preistoria), gli italiani sono sempre stati esclusi dalla “vela che conta”. Non stiamo parlando della presenza alle grandi regate oceaniche e in giro per il mondo: al giorno d’oggi, non basta il senso di avventura che accompagna eventi come il Vendée Globe (il giro del mondo in solitario senza scalo) o la Transat Jacques Vabre (la regina delle transoceaniche, dalla Francia al Brasile). Oggi bisogna essere più veloci degli altri.
MURA E PEDOTE, I DUE VELISTI NEL GOTHA
La “vela che conta” si è ridotta a un ristretto gruppo di oceanici che possono vincere queste regate. E dopo tanti sforzi, due italiani sono entrati in questa élite, Andrea Mura e Giancarlo Pedote: il primo ha dovuto sudare sette camicie per trovare i fondi necessari a partecipare, in modo competitivo (non alla Alessandro Di Benedetto, per intenderci), al Vendée Globe, con un IMOCA 60 nuovo. Il secondo ha vinto tutte le regate Mini in Francia prima di guadagnarsi la chiamata del guru Erwan Le Roux sui trimarani Multi50. Pedote proverà a vincere la Jacques Vabre a ottobre (sta già facendo benissimo, vi raccontiamo a pag. 105); Mura (la cui eventuale partecipazione al Vendée sotto l’egida dello YC Costa Smeralda pare sfumata dopo la nomina a socio onorario dello YC Porto Rotondo) sfiderà ad armi pari i grandi nel 2016. Finalmente due azzurri nella serie A della vela, con obiettivi importanti!