Un bresciano in Sicilia, il nostro primo racconto del 2015 – Quinta parte
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Adriano Gatta, bresciano DOC, classe 1956, free-rider, alpinista, ex nazionale di judo, appassionato di fotografia (sono sue le foto che corredano il racconto). Vi abbiamo già proposto il suo articolo in cui ci spiegava la sua conversione da motoscafista a velista: ora pubblichiamo a puntate, come si faceva nei quotidiani di una volta, il resoconto (semiserio) della sua navigazione sopra (e sotto) il mare delle Egadi, di Ustica e delle Eolie, con alcune puntate sulla costa settentrionale, portata a termine nell’estate scorsa.


Ore 9 e 30 svegliamo i nostri compari, che stanno ancora dormendo, con il profumo di “Volluto, my favourite” ( come direbbe George…) e brioches calde. Paghiamo l’ormeggio ed il simpatico gestore ci fa pure lo sconto: 120 € invece di 140, beh dai, meglio che niente.

19 agosto:
mi sveglio, bagno in un mare d’olio con il vulcano che domina la scena e poi eseguo alcuni lavori di calaverna con la pelle attorno al tubolare della scaletta mentre gli altri dormono ancora.
Poi, con calma, facciamo colazione, accompagnati da Smétana e la sua Moldava(niente a che fare con Schettino e Domnica, questa è un’altra musica) ed il programma per la giornata.
Decidiamo di costeggiare il lato W di Lipari, bagno a Cugno lungo e poi veleggiata, solo col fiocco, a 6 nodi con 22 di aria nel canale tra Lipari e Salina. Diamo fondo a Rinella e trascorriamo una splendida serata a cena a bordo del Golly. Al mattino andiamo a fare rifornimenti: acqua, cibo, gasolio e…barbiere( sembravo Napoorsocapo) a Santa Maria di Salina, dove, malgado l’ormeggio costi cifre spaventose, acqua e carburante hanno un prezzo normale.

21 agosto: sulla via del ritorno Salina-Filicudi
tappa breve, solo 13 miglia, quindi sveglia comoda, bagno a Pollara e gennakerata sino a Filicudi, tanto per umiliare Gigi che, da solo con tre donne a bordo, non si fida ad issarlo.
Al molo imbarchiamo una coppia di amici bresciani, Lidia e Gi( sta per Giacinto, tanto per abbreviare) che sono arrivati con l’aliscafo da Palermo.
Impresa epica !!! il trasbordo avviene col tender perchè c’è risacca forte e, come nelle migliori comiche io finisco in acqua con una capriola acrobatica all’indietro…… poi finalmente tutto si placa e, dopo aver cenato a bordo, trascorriamo, finalmente, una notte tranquilla in rada( anche perchè visti i prezzi alla boa…..) Al mattino optiamo per un giro turistico dell’isola a bordo di un van da 9 posti accompagnati da una simpaticissima ed informatissima signora filicudese che oltre all’isola ci mostra le case di alcuni ”VIPS” che hanno casa qui: Barbareschi, Dapporto, la Melandri e Rutelli con signora Palombelli che di case ne hanno addirittura due( nel caso uno dei due, russi….).

7-10 nodi costanti che, nel breve tratto ( 8 miglia) che ci separa da Alicudi, ci permettono di umiliare ancora una volta il …Golly che con randa e genoa ci stava distaccando.
Mentre le donne e Gi(ignaro di vela) prendono il sole, guardo Beppe negli occhi e lui capisce al volo e scende sotto coperta a recuperare il gennaker poi, salendo, mi mostra il pollice e mi domanda<< Lo umiliamo ?>> e tutti e due, contemporaneamente, facciamo pollice verso ed armiamo la vela.
La rimonta è rapidissima ed ora anche le donne sono entrate in gioco.
Marghe è pronta con il Cd e la marcia trionfale dell’Aida;

Poi solita boa dal solito Giuseppe, che ci porta la materia prima per la cena, in attesa dell’aliscafo delle 18,30 che porta a bordo del BP3 un altro ospite, Pino di Casteggio(PV), mio socio di sci alpinismo e grande cultore di salame e vino dell’Oltrepò che regolarmente regala agli amici ma che, per problemi di volo, non ha potuto portare in barca….peccato !!!
Poi cena a base di pesce…….mittticcco( come direbbe Bisteccone-Galeazzi)

Sveglia all’alba per vedere il sole che sorge su Filicudi e Stromboli e per salire sul monte che domina Ericusa, l’antico nome dell’isola, prima che faccia troppo caldo. Ieri sera tutti avevano dato la loro adesione, alle sei ci ritroviamo in cinque( Pino, Gi, Lidia, Lucy ed io) su undici….meglio così, poca brigata, vita beata. Saliamo lungo i tratturi di massi dove transitano solo i muli e, dopo aver lasciato alle spalle le ultime case del paese, abitate da turisti tedeschi, ammiriamo uno spettacolo grandioso;
sotto di noi, incorniciato da un mare cobalto, il minuscolo paesino di Alicudi, la piu solitaria ed isolata delle Eolie, ed il sole che sorge tra Filicudi e l’ ancor più lontano Stromboli.
Saliamo sino alla cima del monte Filo dell’Arpa, un vecchio vulcano ormai estinto di quasi 2200 mt d’altezza……1500 dei quali immersi. Prima delle 8 siamo in cima( siamo montanari) e da quassù lo spettacolo è superbo, la giornata è splendida ed il cielo è terso. Sopra di noi vola un’arpazza, una poiana in dialetto locale, da qui deriva, infatti, il toponimo del monte.
Scendiamo rapidamente perchè vogliamo salutare Beppe e Patti che partono con il traghetto delle 11. Giunti alle porte del paese, come sempre mi faccio attrarre dal cimitero...non fraintendetemi, non sono un necrofilo; mi piacciono questi cimiterini isolati sperduti di fronte al mare, penso che in posto così sia bello riposare…nella nostra seconda vita.

Potrei concludere qui questo racconto, anzi potrei cancellare tutto perchè quando sei di fronte a certe disgrazie ti domandi come è possibile essere spensierati e raccontare le banalità che ti capitano in una vacanza e mi rendo conto che, anche adesso, mentre scrivo, sto piangendo…….
Ma la vita è così, oggi ci sei e domani…..ed è proprio per questo motivo, perchè negli ultimi anni ho perso alcuni amici più giovani di me che ho fatto questa scelta.
La scelta di vivere il mare intanto che ne ho la forza, perchè, sicuramente, prima o poi, Lui avrà il sopravvento e non voglio un giorno esser costretto a rimpiangere di non averlo fatto. Tutti assieme andiamo ad accompagnare Beppe e Patti al traghetto e insceniamo una tragedia greca con fazzoletti al vento e lacrime a josa. Sta per iniziare la terza ed ultima parte di questa lunga navigazione che ha visto il Bravo Papà 3 scorrazzare per tutto il Tirreno meridionale dalle Egadi ad Ustica ed alle Eolie.

A questo punto la vacanza per noi del bp3 è un viaggio a ritroso e rivediamo posti già visitati all’andata. Torniamo a Palermo, sempre alla Canottieri dove Federico, gentilissimo come sempre, ci ha riservato due posti. Visto che, finalmente, non ho limitazioni nell’uso dell’acqua, dedico la giornata alla pulizia della barca mentre i Gollysti con il resto del mio equipaggio visitano Palermo. La sera prenotiamo la cena suggerita da Trip Advisor al “Ciccio passami l’olio” ristorante-pizzeria in sapore di Gourmet……..beh lasciamo perdere, come lasciamo perdere i consigli di Trip Advisor e, vista anche la “squisita cortesia” del titolare, cambiamo locale in corso d’opera.
L’indomani ci aspetta San Vito lo Capo, 40 miglia.
Ovviamente, strada, anzi mare facendo, non ci facciamo mancare un bagnetto a Mondello ed uno alla riserva dello Zingaro che, sarà che stavo sturando il wc degli ospiti che qualcuno( Lidia) aveva otturato, sarà che è una riserva naturale e non marina e quindi vista dal mare….sarà che era piena di gente, non ci ha dato grandi emozioni e quindi con il solito grecalino al lasco veleggiamo verso San Vito dove arriviamo per l’ora di cena.
<< Quello che non capisco è perchè per tutto il giorno hai un vento medio leggero che a malapena ti permette di veleggiare, anzi a volte ti costinge a dare un rinforzino col motore e poi, quando arrivi alla meta e vorresti fermarti per la notte il vento rinforza……>>

Beh, fatto sta che il grecalino alle ore 19( siamo al 26 Agosto, fra meno di un mese c’è l’equinozio e quindi è già quasi buio) ha raggiunto i 20 nodi e quindi è impensabile fermarsi in rada davanti al paese, che, peraltro ci sarebbe piaciuto visitare. Con un tramonto da urlo entriamo nel golfo di Makari ad ovest del Capo e diamo fondo in una rada deserta. Alla nostra sinistra il dolomitico capo San Vito, a destra il monte Cofano, le luci di Erice e Levanzo e Marettimo all’orizzonte infuocate ancora dal sole.

Avete letto bene; è sceso a terra a nuoto con il tender legato al piede, s’è fatto 4/5 km a piedi( fa gare di triathlon) sino a San Vito, ha comperato pane fresco e brioches calde, è tornato a piedi ed, a nuoto, il fornarino, ha fatto la consegna a domicilio sulle due barche.33
Ma dove lo trovi un altro così ?
Bagno nudi nella baia deserta e poi partenza per l’ultima meta….ancora Egadi, e ancora Marettimo.
Ve lo avevo detto che è l’isola che preferisco e poi non potevo far perdere a Pino, ai Gi ed a mia moglie una cena alla Scaletta, da Giovanni.
Le due barche si divideranno a Levanzo perchè Gigi va direttamente a Favignana dove ha casa suo cugino, mentre noi punteremo su Marettimo per poi ricongiungerci al …Golly a Favignana…CONTINUA
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