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BEST OF 2014 – "Uno skipper deve fare così"

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Tratto dal GdV di Settembre 2014.
Skipper donne, a zonzo per i mari d’Italia, ce ne sono poche. Ancora meno sono al comando di un catamarano di quasi quattordici metri. Ci penso mentre digito il numero di Norma Nardeschi. Ho scoperto la sua esistenza e la sua vicenda per caso, ma la scintilla è scattata subito, anche perché questa ragazza di ventisette anni, nata a Bari, ha realizzato il sogno di molti, quello di vivere della propria passione, la vela. La voce che mi risponde al telefono è squillante e Norma, scoperto il motivo della mia chiamata, non si fa pregare a raccontarmi come sono andate le cose. Iniziate, come spesso capita, in un momento difficile.

LA PASSIONE DI SEMPRE
“A febbraio di quest’anno vivevo un periodo di grandi dubbi. Da quando ho undici anni sono andata in 420 a livello agonistico, poi sono diventata istruttore federale, mentre mi laureavo in economia e commercio. Dopo un periodo a Barcellona, dal 2010 ho iniziato a insegnare Optimist a tempo pieno. Poi nel 2013 quella che sembrava la grande occasione: grazie a uno sponsor ho ripreso l’attività agonistica in 470 con l’obiettivo di qualificarmi per i Giochi Olimpici di Rio 2016. Ma il sogno è durato pochi mesi, all’inizio di quest’anno lo sponsor se n’è andato”. Come ripartire, con una stagione da istruttore già iniziata e con molta esperienza di deriva, ma poca sui cabinati, eccezion fatta per qualche crociera con gli amici?

foto5UN INVESTIMENTO PER IL FUTURO
“Certo, sapevo timonare, ma non ero in grado di mettere le mani a bordo in caso di guasti, soprattutto per quanto riguardava gli impianti elettrici e meccanici”. L’occasione per colmare queste lacune si presenta sotto forma di un corso per skipper organizzato da una società livornese, la MadMax charter, con la finalità di formare persone in grado di gestire l’imbarcazione a 360°. “Ho preso la mia decisione e ho deciso di investire in quella che è la mia grande passione. Principalmente si è trattato di un corso molto pratico (della durata di tre settimane, ndr). Per i primi dieci giorni siamo praticamente rimasti in porto a Livorno e abbiamo smontato e rimontato il catamarano (un Lagoon 500, ndr) da cima a fondo, per imparare a conoscere anche tutti i suoi aspetti più nascosti. Oltre a questo, mi è stato molto utile il corso sui motori entrobordo ospiti della Lombardini Marine, dove ho scoperto davvero com’è fatto un motore e dove mettere le mani… Poi abbiamo navigato dieci giorni alla volta della Corsica, scambiandoci al comando. Ho scoperto che a bordo si può aggiustare molto di più di quanto pensassi. Magari si è solo scollegato un cavo; la difficoltà è sapere dove passa quel cavo”.

ALLA RICERCA DELLA RADA IDEALE
Nuove nozioni che per Norma si sono rivelate fondamentali dopo aver superato il corso e ottenuto subito, sempre tramite MadMax, il suo primo imbarco. “Nella prima settimana a bordo da skipper si è rotta l’autoclave. Ero a un salone nautico a Gaeta. I visitatori salivano a bordo e mi trovavano con la testa nel gavone!”. Ma come si svolge la giornata tipo di uno skipper? “Alla base di tutto c’è ovviamente il meteo, che determina lo svolgimento della giornata. Di solito cerco di portare l’equipaggio almeno in un paio di rade ogni giorno, ma dipende molto anche dalla loro voglia di navigare. La mattina si fa colazione in rada, anche perché non c’è cosa più bella dello svegliarsi e tuffarsi subito in mare, prima ancora di bere un caffé. Poi ci si sposta per l’ora di pranzo e per sera cerco la rada più riparata dove dare fondo per la notte. Scelgo il luogo in base alla sicurezza che mi dà: la mia rada ideale deve essere protetta dal mare più che dal vento e avere un fondale basso, tanto il mio catamarano, un Lagoon 440, pesca solo 1,30 metri. Per sicurezza, inoltre, tengo sempre pronta una seconda ancora sul pulpito a prua”.

Voile_escap_45R2952_L400IL LAVORO “NASCOSTO”
Ma la vita di uno skipper non è solo al timone, sotto il sole e il vento. C’è un aspetto faticoso e spesso piuttosto movimentato, che si svolge in poche ore, quelle tra un imbarco e l’altro. “In effetti appena termina una crociera, la prima cosa da fare è portare a lavare la biancheria, perché ho circa nove ore tra un imbarco e l’altro. Poi ci sono delle verifiche standard da effettuare ogni settimana, come la pulizia dei filtri dei bagni. Non c’è niente di peggio che iniziare una vacanza con un bell’allagamento post doccia! Anche i controlli sul motore sono fondamentali, dal livello dell’olio all’usura della cinghia. Poi controlli che tutto sia in ordine e pulito nelle cabine”.

L’EQUIPAGGIO
Uno degli aspetti più complicati (io non potrei mai, per esempio, ndr) è il rapporto con l’equipaggio che ha esigenze che niente c’entrano con le condizioni meteo e la sicurezza (fattori prioritari rispetto alla bella baia e all’appuntamento con gli amici in un certo luogo!). “Sta alla sensibilità dello skipper capire il tipo di equipaggio che ha a bordo e quindi venire incontro, se non addirittura anticipare, le loro esigenze, se possibile. In questo io sono avvantaggiata dall’aver trascorso molti anni come istruttrice. Addirittura, se percepisco un grande interesse nella conduzione della barca, torno quasi ad insegnare. Un giorno mi sono ritrovata in pozzetto con fogli e penna che spiegavo la differenza tra vento reale e vento apparente!”. Tutto bello, ma ci saranno pure stati dei momenti difficili, incalzo Norma, che mi risponde ridendo. “Pensa che al primo comando, ero l’unica donna con un equipaggio di nove uomini, grandi appassionati di immersioni. Veri gentiluomini, che si facevano problemi al momento di togliersi le mute! In realtà più che momenti difficili, ci sono clienti un po’ più complicati”. Tipo? “Quando hai a bordo quello convinto di essere un esperto, che contraddice ogni tua decisione, bisogna fare un bel respiro. O quando ti trovi davanti, all’imbarco, un’intera famiglia equipaggiata con quattro belle Samsonite rigide! E poi, suonerà strano detto da una ragazza, ma meglio avere a bordo dieci uomini che una sola donna. È tutta una questione di ordine a bordo: un uomo ha bisogno di meno creme, un costume e una maglietta e la vacanza è servita!”. Alessandro De Angelis

imageOBIETTIVO. DIVENTARE SKIPPER
Quello cui ha partecipato Norma è un corso, nato 6 anni fa dall’esigenza di formare delle persone che, una volta terminato il corso, fossero capaci di gestire in totale autonomia un’imbarcazione a 360°, dalle avarie al meteo, per poi essere introdotti nella MadMax charter o presso i suoi collaboratori. Il corso si articola nell’arco di tre settimane full immersion, vivendo a bordo di un catarano di 15 metri, durante le quali si affrontano in maniera pratica tutte le problematiche che si possono presentare a bordo, smontando e rimontando gli impianti per essere in grado di intervenire in qualunque momento, in navigazione o tra una sosta e l’altra. Per informazioni sul corso e sui costi www.madmaxcharter.it

1 Comment

  1. Ciccio ha detto:

    Falsità, le promesse che fanno, sono anni luce distanti dalla realtà…. chi è istruttore ha grandi esperienze di navigazione ma pochissime di insegnamento…. per non parlare del rapporto qualità prezzo che questo corso ha… non nego che alcune nozioni che questo corso da siano importanti ma…. di certo non valgono il costo… recatevi presso officine e cantieri all’interno di marina chiedete di poter fare qualche stage e senza essere pagati ma nemmeno pagando acquisirete le stesse nozioni… spero che smettano si illudere sognatori!!!

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