Sydney Hobart, lo zampino di Oatley anche in overall?
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29 dicembre – Guerra aperta per la vittoria in tempo compensato della 70ma edizione della Sydney Hobart. E state certi che gli allori non andranno ai giganti. Dopo il trionfo in reale (l’ottavo, un record assoluto) per il Reichel Pugh 100 Wild Oats XI, per adesso è “Wild” anche il leader nella classifica in tempo corretto: si tratta di Wild Rose di Roger Hickman, giunta al 58° posto in reale e in testa in IRC Overall. Una bella lezione a tutti i superbolidi, visto che si tratta di uno scafo del 1983. La barca venne commissionata da Bob Oatley (l’attuale armatore di Wild Oats XI) nel 1983 in vista dell’Admiral’s Cup del 1987: si tratta di un Farr 43 che, nel 1993 (allora si chiamava ancora Wild Oats) vinse la Sydney Hobart nella sua ultima edizione IOR (con skipper proprio il suo futuro armatore Hickman). Nel 2011, Wild Rose ha rischiato di vincere la classica australiana, ma all’ultimo il vento calò all’improvviso ammazzando i sogni di gloria di Hickman. Staremo a vedere.

“Certo me lo immaginavo diverso l’approccio alla Tasmania…. è stato un vero peccato, perché eravamo passati molto bene attraverso la prima notte di bolina con vento 25/30 nodi. Poi il secondo giorno di venti leggeri ed instabili ci aveva messo in difficoltà facendoci avvicinare dalle barche più piccole e leggere che arrivavano con il nuovo vento di poppa. Quando il vento è arrivato anche a noi abbiamo ricominciato a macinare miglia riguadagnando buona parte di quanto avevamo perso. Dopo qualche ora e qualche onda importante causata da un mare molto incrociato all’ingresso dello stretto di Bass, il nostro povero gennaker cede esausto lasciandoci affrontare le successive 200 miglia senza la configurazione ideale per la poppa con 12/15 nodi, un vero peccato! Nell’avvicinamento alla Tasmania il vento come previsto monta da 15 a 35 nodi in meno di 20 minuti. Finalmente queste sono le nostre migliori condizioni per percorrere le ultime 100 miglia, diamo una mano di terzaroli e il FRO (una vela da poppa frazionata per barche veloci con vento forte).
La barca inizia ad essere veloce come dovrebbe, la velocità si mantiene oltre 20 nodi fissi il mare cresce altrettanto velocemente e così una planata a più di 25 nodi ci fa infilare la prua nell’onda successiva, cosa che per queste barche è da considerare normale, ma l’albero si carica all’inverosimile e qualcosa cede. In pochi attimi ci ritroviamo con il frullino in mano per sistemare l’albero rotto prima che distrugga la barca con lo sbattere delle onde… Ora navighiamo “tranquilli” verso Hobart a motore e con un armo di fortuna. Tutti stanno bene e si vede anche qualche sorriso… prevediamo di arrivare sani e salvi prima che passi il prossimo fronte freddo…”


Quest’anno si annunciava una battaglia a due: tra Wild Oats, appunto, e Comanche, il nuovo Hodgdon 100 di Jim Clark, un bolide ipertecnologico costruito apposta per provare a insidiare Oatley e soci e vincere la Sydney Hobart. Ma non c’è stato nulla da fare. Lo skipper Ken Read (a bordo anche Jim Spithill) si è dovuto accontentare della seconda posizione con un ritardo di appena 49 minuti. Read ha dichiarato di aver provato a fare di tutto per battere Wild Oats, ma senza successo. Si tratta solo di una battaglia persa, comunque: Comanche sarà in acqua anche l’anno prossimo per cercare di strappare la vittoria.

Wild Oats ha un’arma segreta: è dotato di DSS (acronimo di Dynamic Stability System), sistema di due “ali” retrattili poste al centro dello scafo. A seconda delle mura, una di queste ali viene aperta sottovento, per garantire una maggiore resistenza allo sbandamento. L’ala in fibra di carbonio, che è stata realizzata in Nuova Zelanda, è 55 centimetri di larghezza, e quando è in uso si estende per 2,75 metri fuori dallo scafo sul lato sottovento. L’ala a forma alare, quando è a riposo scivola dentro lo scafo, ospitata in in una cassetta orizzontale che si estende attraverso la barca in prossimità del galleggiamento, tra l’albero e chiglia. L’ala si apre e chiude comandata da motori idraulici.

Brutte notizie invece per quanto riguarda gli italiani in gara. Giancarlo Simeoli, a bordo di Brindabella, uno storico Jutson 80, uno degli scafi veterani della regata, è stato costretto al ritiro a causa di un disalberamento. Simeoli ed equipaggio se la sono vista davvero brutta tanto che all’inizio si è parlato di rischio d’affondamento. Per fortuna, tutti i membri sono stati tratti in salvo senza conseguenze.
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