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Recentemente la classe IMOCA 60 si è riunita in assemblea per valutare eventuali innovazioni tecnologiche da apportare agli scafi a bordo dei quali si corre il mitico Vendée Globe
(il giro del mondo in solitario senza scalo con partenza e arrivo a Les Sables d’Olonne, in Bretagna). Dall’incontro è venuta fuori una vera e propria rivoluzione: la possibilità di introdurre due appendici orizzontali sui daggerboard (le pinne verticali sfruttate dagli IMOCA 60 per evitare lo scarroccio). Sul web si è parlato di sistema DSS (acronimo di Dynamic Stability System), ma in maniera impropria visto la novità lavorerà in maniera diversa.

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Il sistema DSS a bordo del 100 piedi Wild Oats XI

QUESTO NON È DSS
Ci siamo fatti spiegare le differenze da uno che la sa lunga: Roberto Bosi, architetto esperto di idrodinamica, fondatore nel 2011 di Inoxsail (l’azienda che ha sviluppato Phinna, la pinna di deriva a profilo alare variabile). “Il DSS, brevettato dai progettisti inglesi Hugh Welbourn e Gordon Kay” – spiega Bosi – “consiste in due foils orizzontali retrattili posti nella zona centrale dello scafo, all’altezza, centimetro più o meno, della linea di galleggiamento. Si tratta di un sistema studiato esclusivamente per ridurre lo sbandamento della barca, senza dover ricorrere a un aumento del peso della chiglia”. Ma sugli IMOCA 60 vedremo qualcosa di differente: “Come si capisce dai primi rendering diffusi, in questo caso si tratterebbe di appendici orizzontali che andranno a completare i daggerboard, facendo loro assumere una forma molto simile a quella che abbiamo visto nei ‘mostri’ della Coppa America. I daggerboard servono per ridurre lo scarroccio quando gli IMOCA sollevano la canting keel: con questa modifica produrranno anche una spinta verticale verso l’alto (la cosiddetta lift, o forza di elevazione) contribuendo a sollevare lo scafo e diminuendo quindi la superficie bagnata.

SI FARÀ SEMI-FOILING
Vedremo gli IMOCA 60 volare sull’acqua come gli AC72? “Non credo si arriverà a tanto. Gli scafi di questi 60 piedi non potranno sollevarsi del tutto. Si tratterà di una sorta di ‘semi-foiling’ dove la spinta verso l’alto dei daggerboard a ‘L’ provocherà certamente una riduzione dell’attrito sull’acqua”.

imoca-60-dssALCUNE PERPLESSITÀ
“Si tratta certamente di un’applicazione interessante dei profili alari nella vela oceanica” – prosegue Bosi – “quindi non può che essere benvenuta. Bisogna capire tuttavia che cosa determinerà: forse trasferendo il compito della spinta verso l’alto a questi foils la progettazione delle carene plananti si orienterà verso bagli più contenuti, ed è da vedere se, accorciando eventualmente la lunghezza dinamica al galleggiamento, quando la barca non plana, questo non aumenti la resistenza d’onda, abbassando la velocità critica. Ne approfitto anche per esprimere qualche dubbio che mi è sorto e che i progettisti, vista la loro grande esperienza, avranno sicuramente già trovato il modo di risolvere: quando il daggerboard verrà sollevato, e quindi alle portanti, rimarrà sopra o sotto la linea di galleggiamento? Nel secondo caso finirebbe davvero per fungere da DSS: una scelta che, se ben ponderata e calibrata, potrebbe portare dei vantaggi a chiglia abbassata, ma che a barca molto piatta e quando non serve raddrizzamento potrebbe costituire un freno inutile”.

I PROGETTI IN COSTRUZIONE
Attualmente sono sei i progetti di IMOCA 60 in fase di realizzazione, che potrebbero già presentare l’interessante modifica: tra questi anche quello del nostro Andrea Mura (con cui il velista sardo prenderà parte al Vendée Globe 2016), in costruzione, su progetto di Verdier-VPLP (i leader indiscussi nella progettazione degli Open), presso i cantieri Persico di Nembro (Bergamo). Sono in attesa delle loro imbarcazioni anche Armel Le Cleac’h, Morgan Lagravière, Sébastien Josse, Alex Thomson e Jean-Pierre Dick.

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