Sydney Hobart, ovvero la sfida dei giganti

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imageAlla settantesima edizione della Sydney Hobart,la grande classica di 630 miglia australiana (da Sydney a Hobart, in Tasmania) con partenza il prossimo 26 dicembre, parteciperà il numero record di 118 imbarcazioni. E sarà affollata anche la categoria degli IRC Supermaxi, ovvero quella riservata ai 100 piedi (30,48 metri). Mai come quest’anno la battaglia per la vittoria in tempo reale della Sydney Hobart sarà una sfida tra giganti. Cinque giganti che vi presentiamo nel dettaglio. Secondo voi, chi avrà la meglio alla fine?

Schermata-2014-10-17-a-10.56.12COMANCHE
L’Hodgdon 100 Comanche, scafo ultratecnologico costruito dal più vecchio cantiere degli Stati Uniti (in attività dal 1816), commissionato dal magnate Jim Clark e progettato da Guillaume Verdier in collaborazione con VPLP Design, è stato varato pochissimo temo fa e questa è la sua prima vera sfida. La barca è nata per infrangere qualsiasi record nelle regate più importanti in giro per il mondo. I VPP (velocity prediction programs) parlano di velocità di oltre 30 nodi. D’altronde, la barca è un concentrato dell’esperienza che gli studi francesi hanno accumulato nella progettazione di multiscafi e IMOCA60. Il baglio della barca è di 8 metri e la chiglia è particolarmente lunga per ridurre al massimo il peso del bulbo. La grande sfida sarà quella di far camminare il 100 piedi anche con venti molto leggeri (un baglio così importante si traduce in tanta superficie bagnata: il grande piano velico dovrebbe costituire la soluzione). Lo skipper della barca sarà Ken Read. Dopo la Sydney Hobart le altre regate a cui Comanche potrebbe partecipare sono la Bermuda Race, la RORC Caribbean 600, la Transpacific Yacht Race oppure la Transatlantic.

Superyacht-Ragamuffin-100-off-Tasman-Island-Photo-by-Rolex-Carlo-BorlenghiRAGAMUFFIN 100
Il nome “Ragamuffin” è indissolubilmente legato alla storia della vela australiana. Si tratta in fatti della serie di barche possedute da Sydney Fisher, il veterano dei veterani della Sydney Hobart, con ben 45 partecipazioni sul groppone. Lo scafo disegnato da Andrew Dovell è stato ideato per poter essere una barca il più possibile “all-round”, in grado cioè di dare il massimo nelle condizioni meteo più disparate. Ne è venuto fuori uno scafo dalle linee filanti ma da una superficie bagnata ridotta, un baglio importante e una timoneria spostata più a prua possibile per concentrare al massimo il peso nella parte centrale della barca.

wild oatsWILD OATS XI
Wild Oats XI, il Reichel Pugh 100 del magnate del vino australiano Bob Oatley, ha già vinto sette Sydney Hobart. Ha un’arma segreta: è dotato di DSS (acronimo di Dynamic Stability System), sistema di due “ali” retrattili poste al centro dello scafo. A seconda delle mura, una di queste ali viene aperta sottovento, per garantire una maggiore resistenza allo sbandamento. L’ala in fibra di carbonio, che è stata realizzata in Nuova Zelanda, è 55 centimetri di larghezza, e quando è in uso si estende per 2,75 metri fuori dallo scafo sul lato sottovento. L’ala a forma alare, quando è a riposo scivola dentro lo scafo, ospitata in in una cassetta orizzontale che si estende attraverso la barca in prossimità del galleggiamento, tra l’albero e chiglia . L’ala si apre e chiude comandata da motori idraulici.

perpetual loyalPERPETUAL LOYAL
Altro non si tratta che dell’ex Rambler 100 disegnato nel 2008 da Juan Koyoumdjian, acquistato dal neozelandesi Anthony Bell. Si tratta di una sorta di “ingrandimento a 100 piedi” di un VOR 70. Rispetto a COmanche, il riferimento hi-tech di questa supercategoria, ha uno scafo più stretto, leggermente più pesante e dotato di minore superficie velica. Dei ballast di 8000 litri aiutano il momento raddrizzante in caso di venti più sostenuti. Essendo una diretta erede dei VOR70, costruiti per dare il meglio di sé alle portanti, ha una capacità di planata fuori dal comune.

RIO 100
Rio 100 è probabilmente la “sfavorita” tra le cinque. Progettata nel 2003 da Brett Bakewell-White, è stata ribattezzata Rio 100 (l’ex nome era Zana) quest’anno, dopo sostanziali modifiche apportate presso il cantiere Cookson sotto la supervisione del progettista originale e dello skipper Keith Kilpatrick. La poppa è stata allargata, lo scafo alleggerito e dotato di doppia pala del timone. E’ l’unico gigante a chiglia fissa, e questo non gli permette di contare su una superficie velica estesa come quella degli altri. Ha il vantaggio di essere uno scafo molto leggero e dotato di un buon rating. Occhio ai tempi compensati.

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1 commento su “Sydney Hobart, ovvero la sfida dei giganti”

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