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Italia Yachts 15.98: barche così… se ne costruiscono ancora per fortuna

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Santa_Margherita_070Chioggia  (VE) – Finalmente ci siamo: è il giorno della tanto attesa prova dell’Italia Yachts 15.98. Ci sono barche, come questa, delle quali non si riesce a spiegare a parole perché sono belle: sono belle e basta. Un equilibrio di linee rotonde e passo sulle onde che diventa una questione estetica. Dopo averla vista in banchina , con la sua prua alta, affilata e leggermente rovescia, durante il Salone di Genova, aspettavo di provarla in acqua per toccare con mano le sue prestazioni. Arrivo nella laguna di Chioggia e l’Italia Yachts mi aspetta in banchina insieme a Franco Corazza, titolare e project manager del cantiere e Stefano Quaggiotti, responsabile vendite Italia.

NAVIGARE SICURI E VELOCI CON UN PIANO DI COPERTA PENSATO NEI MINIMI DETTAGLI
Soffia un borin sui sedici nodi e decidiamo di mollare subito gli ormeggi per scampare la pioggia che ci minaccia dall’alto. Issiamo le vele e noto subito come la zona manovre sia stata pensata in maniera davvero ergonomica: quattro winch elettrici Performa della Harken, posizionati a portata del timoniere, permettono di gestire tutto con estrema semplicità e senza sforzi, anche da una sola persona (la seconda potrebbe limitarsi alla sola attivazione dei pulsanti che attivano i winch elettrici). Noto l’azzeccata scelta di posizionare due rimandi a portata dei winch, che permettono di rinviare scotte o drizze sopravvento, in modo che il timoniere abbia a portata di braccio tutto ciò che gli serve senza dover scomodare nessuno. Il pozzetto, protetto da adeguati paramare, è infatti suddiviso in tre diverse zone (sulla falsa riga di quanto avviene sui maxi yacht): la parte centrale è dedicata agli ospiti e al relax, con due ampie panche (2,30 m x 58 cm), tavolo centrale con ante abbattibili (anche se nella versione che abbiamo provato era stato tolto per regatare) e  spryhood di serie ; una zona manovre come descritto dove oltre ai quattro winch trova spazio anche il trasto della randa incassato sotto il calpestio; la zona timonerie con a poppa un ampia area prendisole. Ci mettiamo subito di bolina e la barca parte a 8,4 kn, mi metto al timone per provarla (comodamente appoggiata con barca sbandata al puntapiedi), quando chiedo di lascare qualche centimetro di scotta perché  sentivo un po’ di resistenza, Franco Corazza mi spiega ” Sì, la barca è un po’ ‘maschia’ anche perché le ruote hanno circuiti separati senza tutte quelle demoltiplicazioni che vanno tanto di moda oggi. Qui basta un piccolo movimento della ruota per spostare la pala del timone (che pesca 1,50 m) e inoltre questo sistema assicura una maggiore sicurezza, perché se si dovesse romprere un circuito si può tranquillamente timonare con l’altra ruota”. Dopo qualche virata decidiamo di poggiare e metterci di traverso per navigare in mezzo a uno dei canali della laguna, di traverso abbiamo raggiunto i 10,3 nodi, mentre di lasco a vele bianche ne facevamo 9,7 con vento sempre intorno ai 15-16. Una barca davvero divertente da timonare, che non sbatte sull’onda ma ne esce con buon passo e che ti fa sentire sicuro in mare: prestazioni da regata e comportamento in acqua da oceano.
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UN PROGETTO TUTTO ITALIANO BASATO SUL LAVORO DI SQUADRA
In poco meno di tre anni Italia Yachts è diventato uno dei punti di riferimento della cantieriestica italiana e la sua ammiraglia, il 15.98, è un’ulteriore conferma del successo di questo team. “Qui da noi si decide tutto insieme, non lavoriamo per reparti separati, chi disegna la carena dice la sua anche sul piano di coperta: è tutto un lavoro di team. Quattro teste che pensano saranno sempre meglio di una sola: insieme analizziamo i pro e i contro di ogni questione per far fruttare al meglio la nostra esperienza di velisti, prima di tutto”. Alla faccia di chi pensa che non si costruiscono più barche come una volta, Italia Yachts ha portato in primo piano la qualità, dando vita a uno scafo per chi naviga davvero. Tommaso Spadolini si è occuapto dello styling esterno e dei layout interni, Matteo Polli dell’architettura navale (linee dello scafo e coordinazione del progetto) navale e lo Studio Cossutti della parte strutturale.  Sono previste due versioni per la chiglia: una  a T (2,09 m) con lama in acciaio e siluro in piombo più performante per chi non ha problemi di bassi fondali e una a L. Per quanto riguarda l’armo troviamo un 19/20 con tre ordini di crocette acquartierate (20°) e l’albero di 24 metri leggermente arretrato, che permette di avere un triangolo di prua importante e perfetto per armare vele  come gennaker e code 0. I passavanti sono larghi, e liberi da intralci (le lande delle sartie alte in tondino sono a murata mentre quelle delle basse sono in prossimità della tuga), gli osteriggi a filo coperta, tutte le manovre sono incassate (le rotaie del genoa sono poste sulla tuga per migliorare l’angolo di bolina) e le bitte sono a scomparsa. A poppa trova spazio una plancetta abbattibile, mentre a prua troviamo un salpanacore di serie da 1.500 W con ancora Delta, apposito gavone e calavele separato e un golfare per armare una vera trinchetta. Per quanto riguarda la costruzione è in sandwich con tessuti in vetro biassiali e unidirezionali impregnati con resina vinilestee, laminazione in infusione sottovuoto e rinforzi in carbonio nei punti di maggiore stress.
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GLI INTERNI RIPRENDONO UNA DISPOSIZIONE QUASI DIMENTICATA
“Abbiamo pensato allo Swan 53 e ai Baltic disegnando gli interni di questa barca, ovvero scafi che anche sottocoperta pensavano alla navigazione (un esempio sono i tanti tientibene in acciaio, l’assenza di spigoli e la cucina nel corridoio che va verso la cabina di poppa di dritta) senza rinunciare al comfort, Spadolini ha fatto un lavoro enorme: con dodici layout interni e due diverse configurazioni della coperta, l’Italia Yachts 15.98 è un’imbarcazione semi-custom”. L’armatore ha la possibilità di scegliere se posizionare la sua cabina a prua o a poppa (decisione che comporterà la presenza in caso di aft cabin di un gradino in pozzetto) e un layout da 2 a 5 cabine (con possibilità di avere la cabina per l’equipaggio) dove si mantegono fissi il divano a C con tavolo per otto persone e la sala macchina all’interno della quale si può tranquillamente passeggiare per la grande ampiezza.

 

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