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Vestas, figuraccia alla Volvo: barca seppellita tra i coralli (e nel ridicolo)

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La letteratura oceanica è costellata di “figure barbine” collezionate anche dai miti della vela. Lo spiaggiamento sul reef di Team Vestas alla Volvo Ocean Race è solo l’ultimo di una lunga serie di quelli che oggi, sul web, verrebbero chiamati “epic fail” (fallimenti epici): ma, vedremo, è probabilmente uno dei più incredibili.

Il relitto del catamarano non abitabile di Yvan Bourgnon sfracellatosi contro le coste dello Sri Lanka

Il relitto del catamarano non abitabile di Yvan Bourgnon sfracellatosi contro le coste dello Sri Lanka

ALCUNE GRANDI FIGURE BARBINE
Bernard Moitessier, a bordo del Marie Théreése II (con la quale il grande navigatore era partito dalle Mauritius verso Cape Town e poi verso le Antille), andò a fracassarsi sulla barriera corallina dell’atollo Diego Garcia mentre stava cercando di raggiungere le Trinidad a causa, si dice, di un colpo di sonno. E per citare esempi in tempi più recenti, Giovanni Soldini e Vittorio Malingri alla Transat Jacques Vabre nel 2005, naufragati con il trimarano Tim per un malfunzionamento del pilota automatico. O Yvan Bourgnon, inspiegabilmente finito contro le scogliere dello Sri Lanka mentre stava completando il suo giro del mondo su un catamarano non abitabile di 6,20 m nell’agosto scorso.

Team Vestas Wind spiaggiata sul reef corallino. Foto di Amory Ross / Team Alvimedica / Volvo Ocean Race

Team Vestas Wind spiaggiata sul reef corallino. Foto di Amory Ross / Team Alvimedica / Volvo Ocean Race

LA FIGURACCIA DI TEAM VESTAS LE BATTE TUTTE
Ma lo spiaggiamento di Team Vestas alla Volvo Ocean Race, sulla barriera corallina a Cargados Carajos Shoals, circa 200 miglia a nord-nord-est dalle Isole Mauritius (con l’equipaggio costretto ad abbandonare la barca), ha davvero dell’incredibile, quasi del tragicomico. Moitessier navigava con il sestante, idem Bourgnon. Qui invece stiamo parlando di una barca supertecnologica, con un equipaggio di velisti espertissimi, sofisticate attrezzature informatiche. In attesa delle spiegazioni ufficiali, viene da pensare che disattenzione e “ansia da prestazione” li abbiano portati a commettere un terribile e imperdonabile errore. E a fare una gran figuraccia. Una figuraccia che costa tanti milioni di euro (4,5 milioni solo lo scafo e l’alberatura, senza contare l’attrezzatura).

Chris Nicholson dopo l'incidente. Foto di Brian Carlin / Team Vestas Wind/ Volvo Ocean Race

Chris Nicholson dopo l’incidente. Foto di Brian Carlin / Team Vestas Wind/ Volvo Ocean Race

DI CHI E’ LA COLPA SECONDO VOI?
Chris Nicholson, lo skipper di Vestas, l’ultimo team ad essersi iscritto alla VOR 2014-15, ha alle spalle ben 4 edizioni della Volvo (la prima nel 2001-02, a bordo di Amer Sports One). Il navigatore Wouter Verbraak è alla sua terza Volvo, nel 2011 ha partecipato alla Barcelona World Race. E tutto l’equipaggio della barca battente i colori danesi ha un curriculum davvero invidiabile. Nella vela vince chi sbaglia meno. Quindi si presuppone che tutti sbaglino, anche i più grandi. Giriamo la domanda a voi, cari lettori. Cosa ne pensate della vicenda? Di chi è la colpa?

L’INTERVISTA A CHRIS NICHOLSON
Intervista a Chris Nicholson di Mark Covell, Watch producer ad Alicante

Come stai?

Sono qui, su un’isola sperduta, bellissima, al buio perché hanno spento il generatore un’ora fa. Ho fatto molte telefonate con il telefono satellitare durante una notte bellissima, ma quella di ieri è stata una delle notti peggiori che io abbia mai vissuto.

Posso immaginare, e l’equipaggio come sta?

Sembra impossibile ma bene. Abbiamo appena cenato, una cena semplice qui sull’isola. Ho detto ai ragazzi: quante volte nella tua vita e nella tua carriera sportiva puoi avere un incidente come quello che è capitato a noi? Lo abbiamo vissuto senza media, amici e famiglia vicini a noi. Essenzialmente siamo dei naufraghi. Abbiamo cenato e tutti hanno parlato abbastanza apertamente e onestamente di quello che è successo e di come abbiamo gestito la situazione. Probabilmente il debrief più approfondito che si possa avere. Quindi c’è un senso di sollievo, in un certo senso vi sentite fortunati.

Chris mi dici secondo te quali sono le condizioni della barca?

Il danno è molto esteso, se vuoi la mia opinione, ma io non sono un costruttore. Ha picchiato molto. A dire la verità mi ha sorpreso come siamo riusciti a rimanere in un solo pezzo, con tutto quel picchiare. Quello che è successo è incredibile.

Di sicuro poter rimanere a bordo vi ha salvati. In generale quali sono le preoccupazioni maggiori adesso?

La mia priorità maggiore è naturalmente il benessere del mio equipaggio e naturalmente di tutti coloro che sono loro vicini, che hanno sofferto per loro. La mia prima telefonata, dopo l’incidente dopo aver informato il Race Control, è stata a Neil Cox (lo Shore Manager di Team Vestas Wind) per chiedergli di informare le famiglie, in modo che sapessero cosa stava succedendo. Durante quelle ore non avevamo energia elettrica a bordo, non avevamo copertura satellitare e si produceva un orribile effetto domino. Posso solo immaginare cosa stessero vivendo le loro famiglie. Quindi questo è il mio problema più impellente, e anche sapere che dobbiamo cercare di salvare il più possibile della barca.

Cosa siete riusciti a recuperare per il momento, e pensate di tornare a bordo per prendere altro cibo, acqua, attrezzatura ecc.?

Sì assolutamente. Tutto l’equipaggio ha passato la maggior parte della giornata a recuperare materiale. Gasolio, olio, componenti idrauliche della barca e anche domani abbiamo in programma di fare lo stesso. Il danno è molto esteso. E’ pazzesco ma non abbiamo i mezzi per poter inviare le foto che abbiamo fatto, non da qui. Come ho detto siamo dei naufraghi e quella che stiamo vivendo è un’esperienza unica.

Descrivici l’isola

Vedo la laguna, vedo le onde che si frangono sulla barriera, quella che ieri abbiamo visto fin troppo da vicino. E’ tutto così in contrasto con q uello che abbiamo vissuto. E’ un posto bellissimo e c’è una colonia di uccelli marini, cercheremo di fare del nostro meglio per ripulire.

Tornando all’altra sera, ci puoi raccontare come ha funzionato l’evacuazione della barca e come è stato prendere la decisione di abbandonare la barca, salire sulle zattere?

Quando si parla di decisioni difficili nella vita… questa è stata una delle più dure che ho dovuto prendere. Era la cosa da fare, eravamo sulle rocce e il danno era enorme. La preoccupazione immediata era quella che le persone potessero rimanere a bordo e guadagnare tempo, in attesa che la situazione migliorasse. Ma la situazione non è migliorata, in sostanza la barca doveva distruggersi di più per “risalire” sulle rocce ,fuori dalle onde. Non riesco nemmeno a descrivere quanto sia stato duro solo resistere. In più non avevamo avuto tempo di fare pratica sui sistemi di evacuazione, in caso fosse stato necessario. Non volevo lasciare la barca durante le ore di buio. Semplicemente non lo volevo fare ed è stata la mia intenzione fin dall’inizio. Ma sfortunatamente quando è successo stava calando la notte e quindi abbiamo dovuto passare 7 o 8 ore aspettando che facesse luce. Abbiamo fatto, non so forse 15 forse 20 prove, per capire come fare. Abbiamo ripetuto la manovra durante tutta la notte, sperando sempre che non fosse necessario. Ma poi, un’ora e mezza prima che facesse chiaro abbiamo dovuto prendere la decisione, e abbiamo abbandonato la barca.

Quale era la tua preoccupazione maggiore, parli di rocce e di corallo, di acqua alta o bassa, di onde ma cosa pensavi in quei momenti, cosa ti passava per la testa?

Sapevamo che l’acqua era bassa dall’altra parte del reef, nella laguna. Il problema è che per la maggior parte della notte eravamo nella parte dove l’acqua è più alta, dove la chiglia era incastrata nelle rocce e la barca continuava a picchiare per effetto delle onde, che vi si frangevano. Dovevamo tenere duro, con la barca che si rompeva intorno a noi. Ma non c’era modo di scendere, non in sicurezza. E poi, quando stava arrivando l’alba, due ore prima dell’alba, il bulbo si è staccato e la barca si è inclinata pesantemente da una parte. Mentre succedeva ci siamo resi conto che la poppa era andata, che la coperta cominciava a piegarsi e che la barca continuava a inclinarsi, quindi abbiamo deciso di scendere. Avevamo già fatto pratica con il sistema jonbuoy per vedere dove sarebbe andato e avevamo già gonfiato una zattera, che era andata oltre il reef e che avremmo potuto raggiungere. Abbiamo fatto pratica tutta la notte, per capire come fare. Quando abbiamo preso la decisione, ci siamo messi all’opera.

Stiamo parlando con te su un telefono satellitare Inmarsat iSat adesso e sono preoccupato non vorrei che stessimo consumando energia preziosa per organizzare la vostra logistica. Avete il modo di ricaricare con un pannello solare?

Sì, ha caricato tutto il giorno, l’unico problema è che abbiamo bisogno di un cavo più lungo. Ci ha salvato la vita, abbiamo avuto talmente tanti danni a bordo con l’acqua che entrava velocemente, abbiamo perso la corrente elettrica, i telefoni di bordo e abbiamo dovuto prendere il telefono Inmarsat dalla grab bag (una borsa con attrezzatura di emergenza n.d.r.). Pensi sempre di essere ben preparato per queste situazioni, ma nella concitazione del momento è tutto diverso. Bisogna essere in grado di informare le persone che devono essere informate e dare all’equipaggio rassicurazioni che ci sono altri che stanno gestendo la cosa.

A questo proposito avete migliaia e migliaia di fan che vi sono vicini e che vorrebbero darvi un messaggio di sostegno. Avete un messaggio per loro e per i vostri cari?

Sono ovviamente… sconvolto per quello che è successo, non so, oggi ho detto ai ragazzi… (si ferma).

Prenditi il tempo necessario…

(lunga pausa) Oggi ho detto ai ragazzi che ho sempre creduto che fossimo un gruppo forte, che abbiamo fatto degli sbagli che hanno portato alla situazione di ieri notte. Ma sono così orgoglioso di come si sono comportati, del loro atteggiamento, del fatto che hanno provato a fare le cose giuste, in un momento così.

Sì, si capisce che avete fatto uno sforzo enorme, anche per rispettare l’ambiente. E sappiamo che Volvo lavorerà con voi per risolvere la cosa nel modo migliore possibile. A proposito dei piani per lasciare l’isola, come pensate di fare?

Domani (oggi per noi n.d.r) lavoreremo tutto il giorno per rimuovere le cime e la maggior parte dei cavi dalla barca il che ci aiuterà a prendere qualsiasi decisione finale su cosa fare della barca. Poi, credo martedì mattina, potremo prendere una barca e fare il viaggio verso Mauritius, sono circa 20 ore, dove ci sarà Neil Cox. ‘Coxy’ è già a Mauritius, gli ho appena parlato ed è già al lavoro, sta parlando con gli esperti di recupero e deve prendere la decisione di cosa si può o non si può fare per la barca. Abbiamo foto e video ma al momento non possiamo condividerli. Li porterò con me e serviranno a valutare la cosa, ma sfortunatamente sono piuttosto sicuro di un esito negativo. Ma, sai, se c’è qualcuno al mondo che lo può fare sono coloro che fanno parte del team. Non posso pensare che la nostra storia finisca qui, il nostro è un gruppo di persone speciali se consideri quanto è successo. E credo che il piano di gestione della crisi che noi e Volvo abbiamo messo in campo ha avuto la soluzione migliore che ci si potesse aspettare, in una situazione simile.

Speriamo che Brian (Carlin, l’Onboard reporter) abbia fatto del suo meglio, è un’Onboard Reporter fantastico e ha documentato le cose. Quanto è stato in grado di filmare e può ancora lavorare?

E’ difficile, perché le storie da raccontare sono tante, con quello che è successo e sta succedendo, e ha perso molta attrezzatura. Non abbiamo la possibilità di vedere ciò che ha prodotto, ma ho potuto dare un’occhiata e il materiale che ha fatto deve essere incredibile. Non c’è tantissimo che possiamo fare oggi e domani su questo punto. Però è stato incredibile vedere tutti che facevano la loro parte.

Prima di finire, c’è qualcosa che vuoi dire?

No, personalmente sono solo molto grato di tutto l’aiuto e il supporto che ci hanno dimostrato tutti.

 

 

24 Comments

  1. Nilo Calvi ha detto:

    Quando leggo titoli altisonanti quali: “…barca seppellita tra i coralli (e nel ridicolo)” mi viene sempre spontaneo pensare quale sia il curriculum del loro redattore che autorizzi tanta sagacia ma poi, pensando a ciò che ha fatto Chris Nicholson nelle sue 4 Withbread, nelle due olimpiadi e nei sei mondiali vinti ricordo che la mediocrità cerca sempre di esaltare l’altrui fallimento per giustificare il proprio esistere.

  2. gino esposito ha detto:

    Non vi fate mai maestri . E’ da veri cretini tipo “talk show televisivo” dare dei giudizi e degli appellativi per una sventura. Già il mondo fa abbastanza schifo dove tutti devo essere tirati a molla e dove ognuno vuole colpevolizzare l’altro . Lasciamo almeno il mare al suo senso di solidarietà ed umiltà. Quindi vergognatevi di certe affermazioni!

  3. giuseppe rainero ha detto:

    Grande rispetto per la carriera di Nicholson e compagni ma con le tecnologie odierne(si fà atterrare una sonda su una cometa) beccare un banco corallino mi devono spiegare come hanno fatto.black-out elettrico con stop dei gps ,radar ecc.? campo elettromagnetico che ha sfalsato i dati?non è una critica ma curiosità

  4. Max Procopio ha detto:

    Condivido le opinioni di Nilo e Gino, magari senza gli eccessi verbali che contenuti in quella di Gino. L’accaduto é di per sé già sufficientemente drammatico da non consentire speculazioni giornalistiche o di altro tipo. Rispetto e discrezione vadano di pari passo in situazioni come queste, in attesa di conoscere come sono realmente andate le cose per imparare qualcosa in più anche in questa occasione.

  5. Enrico Malingri ha detto:

    Ciao ragazzi,

    rispondo per quello che ho vissuto …la telefonata alle 4 di notte di Vitto e Givanni che si erano ribaltati alla Jacques Vabre….tutto gli si può attribuire ma non l’imperizia!
    Presi di notte da un salto di vento vicino ad un groppo da 15 nordi a 30 , il timone no sie è staccato e non riuscendo a puggiare , oph .. il trimarano si è ribaltato dopo che avevano fatto un grande rimonta e pensavano di superare alcuni antagonisti..

    Sul incidente di cui sopra …non ho elementi …ma la motivazione è sempre la stessa … prendere rischi per guadagnare posizioni…ma questo fa parte della corsa. Come quando sbandi in curva perchè la hai presa troppo forte!

    Si forse rifulgerei da titoli scandalistici da giornale di gossip….vizio di tutta la stampa italiana…avete troppa classe per tutto ciò.

    Un abbraccio a tutta la redazione
    Enrico Malingri
    Ricordo che su 14 partenti solo 4 hanno finito la regata, io glio lo sempre detto

  6. F.zinni ha detto:

    Sono vivi! Credo sia l’unico commento da fare …..il resto non conta .

  7. Luciano ha detto:

    Navigo da oltre 40 anni, negli ultimi 20 professionalmente. Ho imparato che quando si da qualcosa (qualsiasi cosa) per scontato, si fanno errori incredibili. Ne ho fatti anche io, fortunatamente senza gravi conseguenze. Fortunatamente. Non trovo nulla di ridicolo nella drammatica situazione in cui un equipaggio preparatissimo si è andato a trovare, anzi mi sento a loro vicino. E’ evidente che c’è stato un errore madornale, ma – come diceva Forrest Gump – “shit happens”. Soprattutto in regate estreme, dove la tensione e la ricerca del risultato portano alla ricerca del limite. A volte oltre il limite.

  8. giancarlo ha detto:

    “figuraccia e ridicolo” sono due termini che riserverei a lo pseudo
    gioirnalista esperto di vela che ha scritto l’articolo.
    La massima solidarietà e comprensione allo skipper e l’equipaggio.
    Sono cose che accadono a chi naviga in regate estreme intorno al mondo, a chi osa e spesso sono i piu’ bravi che osano di piu’.
    E’ un’ elite di velisti che fanno queste navigazioni, semplicemente gli altri non possono capire.

  9. Cicuz72 (francesco Malinverni) ha detto:

    ahi ahi ahi.. Stavolta ci si è fatti trascinare un po dagli eventi.. Gridare come avete fatto (voi) x attirare l attenzione di un pubblico (noi) che preferisce guardare le cose con distacco..a volte un po snob.. ma non senza emozioni, questa volta è stato un autogol.. Una caduta di stile.. Peccato .. Io da lettore avrei preferito un taglio dell articolo con un po più di cronaca e di ipotesi tecniche su possibili cause, piuttosto ke un urlo gossipparo e un po’, scusare se uso un termine forte, BECERO, che solitamente non Vi contraddistingue .. A volte il taglio degli articoli è anche divertente ed ironico.. Questa volta non mi è piaciuto!!! Quando si cerca il limite (in una gara simile) a volte lo si supera .. Chi non risica NON rosica,, un po come avete provato a fare voi.. Raccogliendo però un po di critiche.. Mi piacerebbe un sincero “bhe si ..abbiamo esagerato.. Volevamo provocarvi..”
    Saluti e buon lavoro ..auguri.. Ora ne avete un po bisogno..
    Cicuz

  10. marco bighi ha detto:

    Non comprendo un articolo del genere. Sono pienamente in disaccordo con questo modo di pensare.

  11. John S. ha detto:

    Negli altri paesi nel mondo il concetto “figura di xxx” non esiste! “Figuraccia”, “figura” è un concetto tutto italiano. Da questo concetto molti degli italiani non riescono nemmeno a dire ai propri genitori di non voler accettare il cattolicesimo (impostogli quando sono ancora in fasce), oppure di rifiutare di sposare la figlia del vicino, o di essere gay. Per questo assurdo assurdo si è additati dai piú non appena si cerca di andare fuori dalle “regole” del paesello in cui si vive! Per queste assurdi preconcetti, come “fare una figure di..”, gli italiani rinunciano alla propria vita per non essere giudicati. Bravi fessi! Mi fa pena poi leggere come addirittura dei “giornalisti” con la parola “figuraccia” riescano ad aprirvi una notizia di giornale!

  12. Alessandro Gallo ha detto:

    Mi chiedo come di possa pubblicare un articolo del genere, oltre a tutto con un titolo del genere, proprio su una testata di vela!
    Complimenti!! Se questo e’ “il giornale della vela”….acquisterò Bolina per tutta la vita

  13. roberto ha detto:

    Se il commentatore voleva lanciare una provocazione c’è riuscito, lo spero x voi, ritornando sull’argomento “naufragio” dico solo, immagginatevi lo stato d’animo di chi perde una barca, prima di essere velisti, regatanti esasperati, si è marinai, in conclusione, solo silenzio ed attenersi alle circostanze dramamtiche, perche’ di dramma si tratta.PS. continuo a leggere il vostro giornale, aldila’ di tutto.

  14. nino ha detto:

    Io ho fatto quella tappa nella prima withbread, 1973/1974, ma ho fatto l’ortodromia, così mi son tenuto alla larga dagli scogli: quando il tempo è brutto, meglio stare al largo, in mezzo al mare !

  15. vittorio de blasiis ha detto:

    certo che centrare un atollo corallino a 19 nodi sapendo che era li non è propriamente un esempio di alta marineria.
    poteva tranquillamente essere una tragedia e per fortuna non ci sono stati feriti..ma questo non è certo merito dell’equipaggio. tutto può succedere ma da megaprofessionisti una leggerezza del genere non è accettabile e sicuramente qualcuno fra i 9 ha fatto un errore madornale.

  16. Vittorio Zanuso ha detto:

    Sono contento che la stragrande maggioranza critichi ferocemente il titolo dell’articolo, scritto sicuramente da un esperto velista da “poltrona”. Penso sia facile criticare e soprattutto sdditare di figuraccia e coprire di ridicolo stando al caldon dentro il proprio ufficio. Nicholson ha tutta la mia solidarietà e ammirazione, sicuramente c’è stato un errore, evidentemente, ma chi non fa niente non sbaglia mai. Spero che l’equipaggio sia al sicuro e gli faccio il più sincero in bocca al lupo per poter in qualche modo riprendere la loro splendida cavalcata.

  17. Luigi ha detto:

    Concordo con tutti, premia ha fatto un articolo intervista con Toni Toni pacati ma come stai.. Tutto bene…e poi lo smerdi così sei una vergogna del giornalismo…..invece di analizzare perché è come è successo…
    Luigi

  18. Vincenzo ha detto:

    Sicuramente è responsabile chi doveva farela rotta e chi in quel momento aveva il comando dell’imbarcazione.
    Detto questo, è vero, tutti noi abbiamo qualche volta sbagliato e sbaglieremo.
    Però ciò non ci esime dal dovere essere più attenti quando siamo al comando di una imbarcazione visto che si tratta molte volte di fare la differenza tra la vita e la morte dell’equipaggio.
    Chi è al comando di una imbarcazione, sarà banale ricordarlo, però a me viene istintivamente sempre a mente (con un brivido che mi percorre la schiena) ogni qualvolta imbarco persone sulla mia piccola “isola veleggiante”, è responsabile della vita dell’equipaggio.
    Non credo che il buonismo serva a qualcosa in questi casi. Bisogna dare a cesare quello che è di Cesare, anche solo a livello morale, per far sì che tutti possano trarre insegnamento da questa vicenda. Fortunatamente non ci sono feriti o morti ma questo, come correttamente evidenziato nell’articolo, è stato più merito del caso che dell’equipaggio.
    Con la tecnologia che ci supporta, oggi è sempre più facile evitare che fatti come questi possano avvenire senza che si pensi ad un qualche comportamento superficiale da parte dell’equipaggio.
    La nostra passione comune per il mare deve portarci ad essere sempre prudenti e sempre attenti.
    Detto questo, sto gioiendo di tutto cuore per l’esito fausto della vicenda, ed auguro a tutti i velisti coinvolti un sincero vento in poppa per le prossime navigazioni, che spero intrraprenderanno!

  19. maurizio ha detto:

    Mi associo nel dire che qui, di barbino, c’è solo l’anonimo redattore dell’articolo, che evidentemente poco conosce del mare e dell’uomo che lo affronta. Definire ridicoli o Grandi figure barbine eventi drammatici vissuti da uomini di mare di questo calibro, come se fosse andato a scogli l’inquilino del piano di sotto dopo aver noleggiato il primo gommone della sua vita, ci parla della pochezza e dell’ignoranza nelle cose di mare di chi scrive.
    Il che non incoraggia certo la frequentazione di questo sito web.
    Gli errori, soprattutto di gente di questo calibro, sono utili per comprendere avvenimenti spesso più grandi di noi e vanno studiati ed analizzati con il massimo rispetto, perchè anche noi siamo uomini, talvolta navigatori, ed un giorno potremmo trovarci nostro malgrado nel dramma di qualche situazione ‘ridicola’.

  20. ROBY ha detto:

    La peggior figuraccia dei mari, perché aggravata dalla peggior codardia mai vista sul Sesto Continente, rimane quella dello sciagurato Schettino … In questo caso credo che abbia ragione chi ha scritto di rischi eccessivi dovuti al clamore mediatico, soprattutto internazionale, che la VOR ha …
    Certo, con la tecnologia a disposizione è difficile capacitarsi di tale sciagura, ma a parte questa un grandissimo encomio a tutto l’equipaggio e al suo skipper per come han gestito, SENZA DANNI, l’emergenza e l’evacuazione …

  21. Francesco ha detto:

    ..non esageriamo, da entrambe le parti!
    Trovo ingiusto dire che hanno fatto una figuraccia (perchè è facile dalla nostra posizione dirlo) e trovo altrettanto ingiusto difendere strenuamente l’operato del Team Vestas (ora.. detta schietta, non hanno fatto una bella figura dai.. tutti professionisti, computer, gps, uno/due dedicati a guardare i monitor.)
    Poi, che si debba essere umili difronte a questi maestri della navigazione ovviamente ci sta, ma proprio perchè sono dei mostri oceanici ci possiamo sbilanciare e dire che una bella figura non ce l’hanno fatta, soprattutto alla luce di chi il mondo l’ha girato da solo e con il sestante!

  22. Pietro ha detto:

    La mia solidarietà a chi ha scritto titolo e articolo, i soloni che lo attaccano così duramente saranno sicuramente grandi esperti di vela e di regate oceaniche ma non certo di media e comunicazione ! Io magari quell’articolo non l’avrei neppure aperto se non avesse avuto un titolo così forte ! E comunque sono sicuro che chi difende il comandante di una barca iper tecnologica che riesce a centrare un atollo in pieno oceano e’ lo stesso che (giustamente) ha coperto di scherno e di insulti Schettino per aver centrato il Giglio con una nave che richiede più di 5 minuti per iniziare a virare: due errori madornali (con il primo per pura fortuna non ha causato vittime), due pesi e due misure solo perché Nicholson e’ il vostro paladino e Schettino una macchietta….io continuerò a leggere il giornale della vela, grazie.

  23. Domenico Fantini Sperlonga ha detto:

    “Non resisto. Ho letto in questi giorni i commenti pro e contro di tutti i miei colleghi velisti da porto. Anzi, da bar del porto. Ma se il massimo che abbiamo fatto noi probabilmente è la traversata dalla Liguria alla Corsica. E comunque, non riesco a dare contro all’articolo del misterioso giornalista. E’ folle che una barca supertecnologica si schianti su un reef con tutto il suo armamentario tecnologico. Così assurdo che, se fossi stato io a scrivere l’articolo, l’avrei buttata lì: ma non è che hanno fatto apposta per far parlare tutto il mondo di una regata che nessuno si stava filando? Un po’ come Russel Coutts quando scuffiò distruggendo il catamarano di oracle? Tanto, immagino, la barca gliela paga l’assicurazione… E a guardare le immagini dell’equipaggio di Vestas naufrago su un atollo della barriera corallina, sembra di essere sul set dell’Isola dei Famosi”.
    Domenico Fantini Sperlonga

    • Francesco ha detto:

      Non esageriamo.. Quella gente si è giocata la carriera (navigatore e skipper in primis, l’equipaggio magari no). Poi è vero che l’incidente alza il livello mediatico del brand (vedi Brooksfield). Alla stessa stregua non credo manco che RC abbia scuffiato il catamarano di proposito, in tutti questi incidenti ci può sempre scappare il morto e le implicazioni sono ovvie, non esiste ragione razionale percui un equipaggio intero decida di rischiare la vita a favore dello sponsor (e relativi soldi), quella gente si assicura il lavoro per tutta la vita se nel palmares ci scrivono che hanno completato la VOR, quanti soldi gli potrebbero mai aver offerto per sputtanarsi una carriera? Non scherziamo!

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