Route du Rhum: niente doppietta per Mura, Pedote decimo

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imageNiente doppietta per Andrea Mura alla Route du Rhum (3.542 miglia in solitario tra Saint Malo e Point-à-Pitre, in Guadalupa), dopo la vittoria nel 2010: il 19 novembre sera Anne Caseneuve (foto sopra) sul trimarano ANEO ha tagliato per prima il traguardo della classe Rhum. Un successo per molti versi annunciato, dopo lo stallo di Vento di Sardegna alle Azzorre.

muraMURA DIFENDE L’ARGENTO
Un successo a cui comunque il Team di Andrea Mura plaude, “tributando il giusto onore alla vincitrice di una delle Route du Rhum meno scontate della storia”. Ma la regata ancora non è conclusa: attualmente Mura sembra il favorito nella rincorsa al secondo posto, staccando il grande Robin Knox-Jonhston su Green Power e Wilfrid Clerton su “Cap au Cap”: mancano ancora 236 miglia all’arrivo a Point-à-Pitre, in Guadalupa. Una rincorsa che sembrava impossibile fino a tre giorni fa, quando era scivolato addirittura al quinto posto. E comunque l’argento è un risultato più che dignitoso da difendere coi denti, per chiudere la carriera sull’Open 50 Vento di Sardegna e poi passare al nuovo IMOCA 60 in vista del Vendée Globe 2016.

PedotePEDOTE TRADITO DA UNA BOA, MA È COMUNQUE DECIMO!
Giancarlo Pedote ha dimostrato anche tra i Class 40 la sua “scorza di marinaio”, ma che sfortuna! Vi ricordate? La prima notte di regata era dovuto riparare a Roscoff per un’avaria, dando il via a una regata in rimonta. Su oltre 40 barche era arrivato al 16mo posto, poi addirittura al nono. Alla fine si è dovuto “accontentare” del decimo posto (un risultato mai raggiunto da nessun italiano) con un tempo di 18 giorni, 14 ore, 26 minuti e 48 secondi: è stato rallentato proprio nelle ultime miglia. Ha scritto ieri: “La velocità troppo ridotta rispetto alle mie andature medie (almeno 3 nodi in meno di quanto normalmente facciamo con questi venti) e l’ingovernabilità della barca mi hanno spinto a cercare una ragione che non riuscivo a vedere, una ragione che infatti si trovava sotto Fantastica: qualcosa di grosse dimensioni è incastrato nella chiglia. Probabilmente si tratta della boa di un pescatore, con almeno 50 metri di cima a traino”.

Numerosi pescherecci operano intorno a Guadalupa, ma non tutti utilizzano boe segnalate nelle mappe ufficiali, che l’organizzazione ha fornito ai navigatori e che Giancarlo ha ben considerato durante il suo approccio all’arcipelago. “Dovrò tuffarmi, non c’è altra soluzione. Attenderò di arrivare dietro l’isola, in una zona in cui i venti sono attenuati dall’altitudine della terra, fermerò la barca, avvertirò l’organizzazione e mi tufferò per liberare la chiglia. L’ho già fatto con Prysmian ITA 747, adesso dovrò rifarlo”.

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