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Problema leasing: perché non mi fate comprar barca?

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BeFunky_Schermata 2014-11-05 a 15.jpgDopo due mesi di pellegrinaggi ai saloni nautici mediterranei e una bellissima esperienza nella grande festa della vela italiana che è la Barcolana, ho colto segnali positivi per nautica e per la vela in particolare, offuscati da un grande problema.

VA RISOLTO IL PROBLEMA DEL LEASING
La prima sensazione è che tira, finalmente, un’aria buona. La si coglie nei discorsi degli operatori. La fiducia in un 2015 più ricco di soddisfazioni lo si coglie dai sorrisi meno tirati degli operatori e dopo anni di segni fortemente negativi, per quest’anno ci si aspetta un risultato con un piccolo segno positivo. L’anno prossimo il mercato della nautica italiana, secondo le stime dell’ufficio studi del più grande cantiere del mondo, il gruppo Beneteau, stima un rotondo +5%. E di solito gli analisti francesi non sbagliano. Ma le cose in Italia potrebbero andare sicuramente meglio il prossimo anno, se solo ripartisse lo strumento che ha generato il boom della nautica all’inizio degli anni 2000: il leasing nautico italiano. Le cifre dell’azzeramento di questo strumento finanziario, che permette di ridurre l’impatto dell’IVA sul valore di acquisto di un’imbarcazione nuova, sono impietose. Rispetto al 2007, quando erano stati erogati 2,5 miliardi (dati Assilea), nel 2013, sei anni dopo, il segno meno è del 96%. Significa che nel 2013 sono stati erogati leasing nautici per 100 milioni di euro. E per il 2014 i cordoni della borsa delle banche sono rimasti chiusi. Mi metto nei panni di un acquirente. Ma chi glielo fa fare di comprare una barca “in contanti” se grazie al leasing nautico può diluire i pagamenti nel tempo, senza sborsare subito il capitale, compensando gli interessi con la riduzione dell’IVA che consente il leasing nautico italiano? Ma c’è anche un’altra influenza negativa sul mercato della nautica causato dallo stallo del leasing, e riguarda il mercato dell’usato.

Non abbiamo dati ufficiali da fornirvi, ma innumerevoli testimonianze dirette. Il racconto è sempre lo stesso, acquirenti potenziali di imbarcazioni usate con leasing in corso, dotati di solide garanzie, si sono visti rifiutare il subentro nel contratto. Il motivo del rifiuto da parte della società di leasing che, lo ricordiamo, è proprietaria dell’imbarcazione sino all’estinzione del contratto è apparentemente ingiustificabile. Se le garanzie ci sono perché non dare l’assenso al subentro nel leasing? L’Associazione di Categoria, l’Assilea (Associazione Italiana Leasing), tace, anzi minimizza. A giustificazione di questa situazione, nell’ambiente si parla di una banca che ha sul “groppone” e da rivendere 500 barche in carico, frutto di leasing non pagati, per la verità quasi tutte a motore. E questa banca non è la sola. Significa che il mercato dell’usato è intasato da migliaia di barche usate, frutto di rate di leasing non pagati, in carico alle banche. Sicuramente un grosso problema, anche perché le banche hanno in carico valori di bilancio per queste barche sicuramente superiori agli attuali valori di mercato, scesi violentemente in questi ultimi anni. E quindi, per ora, se le tengono in pancia, per non generare perdite. Ma questa situazione, innescata dalla crisi che ha investito il nostro paese, deve essere superata. Come è accaduto negli altri paesi europei. Una cosa è certa, se non si riattiva il meccanismo di acquisto di imbarcazioni tramite il leasing nautico italiano, il mercato interno non ripartirà in modo significativo.

UN’IDEA PER COMPETERE AD ARMI PARI
Per fortuna il mondo della vela è spinto dalla passione che si può reprimere ma non sopire. E allora, tirando le somme dell’annata appena trascorsa, c’è un altro segnale positivo: la grande voglia di lunghe navigazioni. Basta scorrere i numeri delle principali regate “offshore” italiane: record di partecipazione alla Middle Sea Race, la più impegnativa delle regate mediterranee (608 miglia) con 122 barche al via; ben 206 barche al via della Giraglia (243 miglia) per non parlare delle 135 barche alla 151 miglia e delle 115 all Brindisi Corfù. Chissà cosa accadrebbe se fosse ulteriormente semplificato l’ottenimento del certificato di stazza, quell’insieme di misurazioni di barca e vele che serve per ottenere il cosiddetto “rating”, quel magico numero che permette a barche di dimensioni e foggia differenti di competere in una classifica finale ad armi pari. Ad esempio di vedere competere una barca da crociera/regata di 10 metri con un supermostro da regata di 20 metri. E magari di vincere, pur arrivando al traguardo ore e ore dopo. Un passo verso la semplificazione l’ha fatto Mike Irvin, responsabile del regolamento di stazza IRC, che ha studiato un sistema di misurazione universale (facendo così stazzare la barca una sola volta), che permetta poi di regatare con qualsiasi regolamento. Il sistema si chiama UMS (Universal Measurement System). è una buona idea.

2 Comments

  1. Carlo di Renzo ha detto:

    Le banche non solo creano mille problemi per il subrentro in un leasing, ma anche l’eventuale estinzione viene taglieggiata in maniera insopportabile: ti fanno pagare tutta l’Iva sulle mensilita’ restanti senza scontarti un euro sugli interessi (che in caso di estinzione non hanno piu’ ragione di essere). In piu’ spese notarili e costi aggiuntivi elevatissimi.

  2. Antonio ha detto:

    Italia: 15 esima posizione mondiale per lunghezza coste: circa 7.859 km. E’ anche il Paese dove andare per mare (vela o motore da diporto) è sempre più un lusso:tasse,spese costi nuovo usato ecc ecc.
    Confrontate con i Paesi più a nord.
    In effetti si ptorebbe dire che sia un lusso il solo vivere..
    Votate votate…sempre gli stessi,che per mare ci vanno solo in nave.

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