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Esclusivo: Paolo Semeraro ci racconta lato per lato tutti i cambi vele della sua Middle Sea Race

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“Non posso certamente dire che non fossimo preparati psicologicamente e materialmente,….anzi: ma le condizioni che abbiamo incontrato nella fase finale della regata non ci hanno lasciato di certo indifferenti.
Quando l’agonismo spinto lascia il posto alla volontà di preservare uomini e mezzi , allora credo si possa parlare di vera maturità”. Paolo Semeraro inizia così il suo racconto, con l’0biettivo di raccontarci, lato per lato, tutti i cambi vele tecnici che sono stati necessari per salire sul podio della Middle Sea Race (la sua barca, il Neo 400 ha vinto in IRC 2, è arrivato terzo in IRC Overall e secondo in classe 3 ORC). “Provo a riassumere le fasi salienti di una regata che ci ha visto fin da subito nelle posizioni di testa e la scelta fatta per le vele di volta in volta”.

PRONTI PARTENZA VIA: IL CORREDO DI VELE A BORDO DEL NEO 400
Il corredo vele di NEO -400 per la MSR, le abbiamo usate quasi tutte, era:

  • randa carbonio technora internal taffeta , su carrelli, con due mani di terzaroli ( certo che la terza non avrebbe guastato!).
  •  J1 e J2 in carbonio technora.
  • J3 terzarolabile a J4 in dyneema-carbonio.
  • JIB TOP in carbonio technora.
  •  winseeker in nylon.
  • down wind staysail rollabile in dyneema.
  • upwind staysail rollabile in dyneema doppio internal taffeta.
  • tormentina ( usata nelle 5 ore finali) e randa di cappa.
  • Asymmetrici A1,A2 e A3 terzarolabile a frazionato,
  • A0 rollabile in dyneema.

NEO 400 partiva con il gruppo 2 ( i più grossi dopo il gruppo 1…quello di Esimit). Siamo partiti circondati da barche enormi (TP 52, Coockson 50, Farr 53, Swan 60, Volvo 70 e Volvo 60) con A1 tenendoci sul lato sinistro e con un po’ di fortuna siamo usciti dal porto fra le prime del gruppo.Buona velocità nella bolinetta con J1 dove abbiamo superato già qualcuno del gruppo 3 partito 10 minuti prima fino al disimpegno dove Mascalzone e B2 erano a vista. Ci siamo lanciati con vento reale intorno a 120° verso Capo Passero con A1 e upwind staysail a chiudere il gruppo partito 10 minuti prima, mentre molte barche issavano l’A0. A metà strada verso la Sicilia avevamo superato tutte le barche del gruppo 3 partito prima mentre i grossi del nostro erano a vista. A metà strada verso la Sicilia avevamo superato tutte le barche del gruppo 3 partito prima mentre i grossi del nostro erano a vista. Sotto la Sicilia ormai all’imbrunire passiamo all’A0 per un’oretta il che ci permette di navigare velocemente mure a sinistra verso lo scarso che si intuiva guardando le prue dei grossi. Il vento ribalta e dopo una bolinetta notturna con J1 mure a dritta ad est della Sicilia , gira ancora a destra e ci permette di issare il JIB TOP che , con 10/11 nodi di reale ci permette di chiudere la flotta sottostante navigando per un paio di ore oltre i 10 nodi di velocità barca. Entrando nel canale di Sicilia dalla parte calabrese il vento ribalta nuovamente mure a sinistra: quindi J1 per una bolina nel canale fino a rasentare le coste della Calabria. Bonaccia per ancora qualche ora dove con il winseeker alternato ad A1, strambando frequentemente e rasentando le punte finalmente ci avviciniamo a Capo Peloro ( estremità nord est della Sicilia) Mentre il nostro gruppo ( Cippa Lippa, Optimum, Balearia…) lotta nella corrente da dietro arrivano i ritardatari del gruppo 2 ed i primi del gruppo 3 di fatto ricongiungendo la flotta. Riusciamo ad infilarci , grazie al basso pescaggio, “interni in boa” a Capo Peloro e con un cambio veloce da A1 ad A0 allunghiamo verso ovest. Peeling ad A3 e di nuovo ad A1 mano a mano che il vento allarga.

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VERSO STROMBOLI TRA I PRIMI DELLA FLOTTA
Siamo fra i primi a strambare verso Stromboli con una rotta orzata e molto veloce. Siamo veloci tanto che i grossi del nostro gruppo sono a non più di 5 miglia d’avanti quando arriviamo a Stromboli, molti dietro in reale. I piccoli dietro sono assolutamente imprevedibili come prestazioni non potendo prevedere il vento al 100% e sono comunque ben indietro a parte il Teasing Machine (A13) unico del gruppo 3. Decidiamo di andare il più possibile in rotta strambando mure a sinistra con A1 non appena liberata Stromboli. La scelta sembra pagare e al mattino ci troviamo mure a dritta sopra rotta con J1 di bolinetta con i grandi sopravvento di 5 miglia e i piccoli indietro. Solo Artie , che a Stromboli arrivava molto attardato, si trova molto al largo avendo proseguito fuori rotta di 90° mure a dritta prima di strambare: all’alba aveva comunque tante miglia da colmare scendendo. Issiamo prima A0 e poi A1 per scendere veloci verso Alicudi e chiudere Kuka Light ,Aspidia e Balearia ( il Farr 52) in quel momento più bassi su rotta e con meno vento. Purtroppo “cadiamo” nel risucchio di Filicudi trovandoci nello scontro fra il vento da 300 e la termica generata dall’isola per cui finiamo a bordeggiare sotto Filicudi e successivamente sotto Alicudi che scapoliamo, sempre ben avanti, verso tardo pomeriggio. Di nuovo per rotta verso San Vito Lo Capo con vento calante in un mix di windseeker , A1 e A0 fino alla totale bonaccia notturna che ci porta a poggiare fin sotto Capo Zafferano. Qui la situazione diventa preoccupante in quanto un gruppo di 30/40 barche si trova a Sud di Ustica, sempre in bonaccia, ma con una rotta potenzialmente diretta se dovesse entrare il vento da 300 ( quello della famosa perturbazione che aspettiamo per il giorno dopo). Bordeggiamo sotto la Sicilia fin dentro il golfo di Palermo sfruttando le termiche di terra e la situazione ridiventa incoraggiante: i grossi sono a vista, buona parte ancora dietro in reale, e dei piccoli neanche l’ombra. Il vento si stabilizza da 280 e costringe anche il gruppo di Ustica a bolinare: solo Artie, X-pact e Teasing Machine sono spuntati dal gruppo ma diverse decine di miglia dietro di noi. Cambio da J1 a J2 mentre il 270 diventa 290 e rinforza approcciando Favignana.

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ARRIVA IL VENTO E LA PERTURBAZIONE TANTO ANNUNCIATA
Approfittiamo delle ultime ore di luce per raddoppiare tutti gli stroppi delle volanti, passare i terzaroli, la drizza spi frazionata, prendere una mano all’A3, indossare le cinture di sicurezza: per la notte è prevista l’entrata della perturbazione anche se non possiamo sapere quanto velocemente aumenterà il vento e fino a quanto. Questo dato farà la differenza sulla vittoria overall. Se il vento rimarrà sui 20-22 nodi per altre 15-20 ore avremo chances di vittoria overall, se entrerà subito forte le 30 miglia di distacco da Artie in tempo diventeranno poca roba perchè anche lui in poppa cammina, non come noi, ma sempre forte. Giriamo Favignana già con 15 nodi di reale: cambio al JIB TOP, spostamento dei pesi indietro e sopravvento, si riprendono i turni di riposo. Voliamo per un paio di ore di lasco a 13 nodi e allunghiamo decisamente passando da un fantomatico 29 overall al 4 posto….non sappiamo se avanti ci sono grossi o piccoli in compensato. A metà strada con Pantelleria il vento aumenta costringendoci a predere prima una mano, poi la seconda , infine a sostituire il Jib Top con la UPWIND STAYSAIL. Giriamo Pantelleria con 30 nodi verso le quattro del mattino e decidiamo di aspettare l’alba prima di cambiare vela a prua. All’alba issiamo J3 e riprendiamo a cavalcare con punte di oltre 22 nodi (poi il log usciva dall’acqua) distanziando visivamente il Teasing Machine ( barca di 13 metri due timoni nata per le portanti) di un paio di miglia. L’A3 frazionato è sempre pronto a salire ma ogni volta che chiamo la manovra il vento da una botta a 35 nodi di fatto scoraggiandoci: ormai la regata overall è compromessa mentre il primo di classe è abbondantemente a portata di mano perchè i Coockson , i TP e il carkeek 47 sono poco avanti. Decido per la prudenza, ma non resisto alla voglia di provare A3 frazionato che issiamo solo dopo aver strambato parallelamente a Lampedusa: percorriamo volando in acqua piatta fra i 18 e i 20 nodi la lunghezza dell’Isola. Quando stiamo per scapolare il vento aumenta a 35 nodi e si vedono le onde che riprendono dopo l’isola: segnale chiaro! Ammainiamo e continuiamo con J3 e due mani alla randa. Inizia una selvaggia cavalcata mure a sinistra con rotta 65 verso Malta. Dopo due ore Lampedusa scompare alla vista. L’onda cresce fino a 5/6 metri ed è esattamente di lato il che non aiuta a rimanere alti sulla rotta. Il vento aumenta a 40 nodi, il J3 è troppo , poggio in poppa e mando i ragazzi a calarlo. Decido di essere conservativo e navigo per un paio di ore 20 gradi sopra rotta con la sola randa con due mani per recuperare il sottovento perso. Quando arriva un frangente prima accelero in planata e poi orzo uscendo dall’onda prima che arrivi la schiuma: come un surfista da onda. Il vento aumenta ancora fino ad oltre 50 nodi, la randa sbatte troppo ed urta sulle crocette sottovento. Per fortuna possiamo poggiare 15 gradi, issiamo tormentina e riprendiamo a volare ad oltre 20 nodi verso MALTA. A 20 miglia iniziamo a vedere le prime luci. Ci lanciamo dentro il canale con onde frangenti esattamente in poppa in una nottata senza luna, senza possibilità di giocare l’onda per cui spesso la prua si infila in acqua ( cosa difficilissima per NEO che ha la prua voluminosa e bordo libero alto). Ripassiamo al J3 per maggiore velocità in poppa. Forse per l’inconscia voglia di riparo anticipiamo troppo la strambata e siamo costrette a farne altre due prima di avere rotta per l’ultima boa prima dell’arrivo.

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MALTA: LA FINE DI UN’IMPRESA VINCENTE E SENZA DANNI
All’ormeggio già arrivano i primi sms con i risultati: primi di classe ORC e IRC e terzi overall ORC e IRC risultati in tasca. Speriamo ancora per il primo overall , ma sappiamo che quelli di Artie vivono in queste condizioni tutto l’anno ed non faranno stupidi errori che possano compromettere la loro classifica. Artie arriva quattro ore dopo e ci batte di cinque ore, noi vinciamo la classe di 5 ore in compensato. Teasing Machine disalbera e delamina la barca: tutto sommato la prudenza ha pagato. Primi nella classe più tirata, vincitori della Coppa delle Nazioni e del premio Prima barca Italiana, terzi overall, nessun danno a barca, vele o persone. Possiamo essere ben felici di aver fatto tutto ciò con una barca varata appena a febbraio di quest’anno e sopratutto costruita nel nostro nuovo cantiere con concetti e tecnologie molto innovative alcune da verificare sul campo. Grande regata la Middle, forse l’unica degna di essere denominata “d’altura” in Mediterraneo, grande flotta, grandi avversari. Grande rispetto per coloro che hanno volontariamente o involontariamente deciso di ritirarsi: le condizioni fra Lampedusa e Malta, almeno nel momento in cui siamo passati noi, sarebbero state veramente dure. Per noi la vela è un lavoro e , nel rispetto della sicurezza, abbiamo l’obbligo di tirare , rischiare , sperimentare per mettere la nostra esperienza al servizio degli armatori e dei velisti che , pur praticando con grande professionalità e perizia lo fanno solo per passione. Una gran bella PASSIONE, specie se può dire “alla Middle del 2014 c’ero anche IO”!


 

1 Comment

  1. Federico De Lisi ha detto:

    Molto bello, tecnico quanto basta, fa perfettamente capire lo stato d’animo , la preparazione e la serietà dell’equipaggio.
    Mi entusiasmaano questi articoli, c’è sempre da imparare

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