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Mercoledì 1 ottobre apre il Salone nautico di Genova (fino al 6 ottobre). Una buona occasione per osservare lo stato di salute della nautica mondiale attraverso i numeri.

Come al solito i dati più interessanti arrivano dal primo gruppo mondiale della cantieristica, Beneteau, che raduna ormai decine di marchi famosi come la stessa Beneteau, Jeanneau, CNB, Lagoon, Montecarlo Yachts, Scarab, Glastron, Four Winns ad esempio.

Nel 2013/2014 (l’anno fiscale nautico è settembre su settembre, ndr) nella stima del leader francese il mercato mondiale delle barche da diporto chiude con un fatturato di 5,7 miliardi di euro, nel 2008 valeva 14,8 miliardi, la perdita è stata del 62%. Nel 2014 i loro dati danno un +5%, primo dato positivo dopo anni di violenta flessione. Per la nostra Italia ci si aspetta una ripresa, con un + 1,1%. Poco, ma meglio di nulla.

I DATI ITALIANI E IL CROLLO DEL LEASING
L’associazione di categoria ha fornito i suoi dati relativi all’Italia. Il 2014 dovrebbe chiudere con un piccolo segno positivo rispetto al 2013, ma il fatturato stimato attorno ai 2,5 miliardi è più o meno quello che l’industria nautica nazionale realizzava nel 2000. Rispetto al picco massimo del 2007 di 6,20 miliardi, mancano all’appello 3,7 miliardi. E nessuno pensa che in futuro si possa tornare a quei livelli per il prossimo decennio.

La cifra che salta all’occhio forse più di tutte per quanto riguarda il mercato italiano è il meno 96% del 2013 rispetto al 2007 dei contratti di acquisto di un’imbarcazione con il leasing nautico italiano. Da quasi 2,5 miliardi di euro praticamente a zero. Questo dato è un vero atto di accusa nei confronti del sistema bancario italiano che ha letteralmente chiuso i rubinetti, mettendo in ginocchio il settore nel nostro paese.

NEI PORTI DEL BEL BAESE LA FUGA FORSE E’ FINITA
Continuando a mettere in fila i dati si arriva ad un altro dato impressionante, quello relativo alla fuga delle barche dai porti italiani, complice l’accanimento fiscale che ha il suo principale killer nel governo Monti. Si stima che dal 2011 al 2013 siano “scappate” all’estero 40.000 barche. Il risultato pratico (fonte Osservatorio Nautico nazionale) è che il fatturato del turismo nautico in Italia sia crollato del 46%, passando dai 4,6 miliardi del 2010 ai 2, 5 miliardi del 2012. Se solo la metà delle barche che hanno trovato ormeggio all’estero tornassero nei nostri porti il beneficio economico sarebbe di 244 milioni con quasi 6.000 nuovi posti di lavoro. Dopo l’approvazione dei decreti sul registro telematico delle imbarcazioni (nome in codice SISTE), simile al PRA delle auto e i messaggi rassicuranti del nuovo direttore dell’Agenzia delle Entrate, la signora Rossella Orlandi, preoccupata dai conti che vedono in rosso il gettito fiscale della nautica del 57% dal 2010 al 2013 (circa 630 milioni di euro in meno), qualche armatore sta pensando di riportare la sua barca in Italia. Soprattutto se l’IVA sugli ormeggi scenderà definitivamente al 10%, equiparandola a quella degli alberghi e campeggi.

SEGNALI POSITIVI DAGLI USA
Se è vero quello che affermano gli economisti, ovvero che le tendenze degli Stati Uniti anticipano quelle dell’Europa, ci dovremmo aspettare nel 2015 qualche segnale positivo. Nel comparto barche a vela di ogni dimensione le importazioni negli USA nel 2013 segano un + 55% rispetto all’anno precedente e si stima a fine 2014 un ulteriore + 23%. Il marcato di produzione nazionale ha registrato, sempre nel 2013, un + 5%. Significativo anche il boom delle settimane di noleggio, che è stato nel 2013 di 21.495 con un incremento del 15%.

Alla fine del Salone nautico di Genova si potrà capire meglio se i segnali positivi d’oltreoceano soffieranno anche sul vecchio continente.

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