Ciao Manfred, uomo normale, grande navigatore
IL REGALO PERFETTO!
Regala o regalati un abbonamento al Giornale della Vela cartaceo + digitale e a soli 69 euro l’anno hai la rivista a casa e in più la leggi su PC, smartphone e tablet. Con un mare di vantaggi.

Ciao Manfred, buon viaggio da tutti noi.
ESPLORANDO L’ANTARTICO (tratto da GdV Febbraio 2009)
Se mia moglie avesse avuto il piede marino, avrei navigato con lei. Ma per fortuna non lo ha. La battuta è fulminea, e fulmina. Manfred, però, non vuole fare dell’ironia. Lo dice col tono serio dell’ex amministratore delegato di un’azienda metalmeccanica da 25 milioni di fatturato, nella quale ha concluso una carriera lunga una vita. Prima di cambiarla radicalmente. Spiega: «Qualcuno in famiglia deve avere il piede a terra e fare quello che, a terra, si deve fare». Sta tutta qui, forse, la filosofia di Manfred Marktel, natali austriaci, italiano per scelta e ormai più che di adozione. Un navigatore solitario sui generis, anzi per caso. Sui generis, perché ha scelto di vivere il mare con tutto se stesso in tarda età, a 57 anni. Con la forza del sogno, e quella della razionalità. E per caso, perché ci si è trovato, da solo in barca.
«Scartata mia moglie, per i problemi di “piede”, non potevo cercarmi un’altra partner, stante la mia condizione di uomo sposato, di marito da 39 anni. E trovare un amico per la pelle, con cui condividere l’avventura è troppo difficile». Dunque, da solo. Così ha percorso, prima di diventarlo davvero un navigatore, oltre 50mila miglia marine, lungo le rotte del diporto. E così ne ha solcate altre 70mila, negli ultimi sette anni, in alto mare. Spingendosi sino alla South Georgia, l’arcipelago situato nell’Oceano Australe, territorio d’oltremare britannico, ma conteso dall’Argentina. Sino a Grytviken, il piccolo e unico villaggio abitato – dal personale di una base scientifica inglese – dell’isola principale (tra 35°47’ e 38°01’ W e tra 53°58’ e 54°53’ S; circa 1600 km a est-sudest dalle isole Falkland), dove nel 1921 morì e fu sepolto per volere della moglie l’esploratore antartico Ernest Henry Shackleton, l’eroe dell’Endurance, che vi era tornato a bordo del Quest.

Nel suo primo libro (Mare, traversate, amici, tartarughe e tanti dubbi; Edizioni Saviolo, 2003), Manfred, dice di appartenere alla categoria di quelli che «bene o male hanno viaggiato per molti anni in tutto il mondo e vogliono semplicemente passare il loro tempo in barca, facendo delle lunghe navigazioni, e una volta arrivati in qualche scalo parlare con amici che hanno simili interessi». Non è poco, se ci pensate bene. Provate a immaginarvi un uomo “quadrato”, che comincia la sua carriera di manager come direttore estero della Cifa (betoniere) a Milano, che prosegue la sua ascesa arrivando al vertice della Barge, bulloneria di Torino del gruppo Fontana; che si sposa e mantiene saldo il matrimonio per 39 anni; che diventa padre di una figlia, oggi medico al San Raffaele. E che a 57 anni, svolta. «Puoi andare sempre più in alto, finché ti sbricioli. Finché un giovane collega si chiede: che ci fa qui questo vecchio? Io ho preferito lasciare all’apice della mia carriera». In realtà, Manfred a mollare tutto, ma nel vero senso della parola, ci aveva già pensato a trent’anni. «Avrei fatto una sciocchezza. Adesso, sarei probabilmente un clochard del mare. Come quelli che vedo oggi in tanti porti. Per fortuna c’era mia moglie, a indicarmi la rotta giusta». Allora si era ricreduto, aveva «piantato le tende» come dice lui. E oggi non si pente. Nemmeno dell’ultima scelta. «In queste sette anni da pensionato ho sicuramente guadagnato molto meno di quanto avrei potuto, se avessi continuato a lavorare. Ma non ho alcun rimpianto. Mai, nemmeno per un giorno, ho abiurato. Riesco lo stesso a sopravvivere dignitosamente e mi godo quello che ho sempre sognato. Stare in mare, al meglio». Questo è poi, in definitiva, il suo messaggio. Quello che vuol trasmette con i suoi libri, le tante conferenze, gli incontri. «Sì, voglio testimoniare a tutti, ma soprattutto agli uomini normali come me, che si sono guadagnati da vivere col proprio lavoro, i tanti signori Marktel, i signori Rossi, che si può fare. Anche e soprattutto dopo essere andati in pensione. Che c’è dell’altro oltre al salotto di casa, il giardino, la spesa al supermarket. Che non si deve morire prima che venga la nostra ora».
Possibilmente, spazzando via le incertezze che, talvolta, vengono a galla. «Continuo a pensare se proseguire o rinunciare alla mia avventura, ma guardando le foto fatte alle Canarie, e altre fatte sei mesi prima a una cena di lavoro, mi passa qualsiasi incertezza sulla decisione che sta maturando in me» scrive il Nostro, nel suo primo libro. Fermiamoci qui. Questo è l’uomo. Ah no, un momento. C’è ancora da affrontare un ultimo aspetto, quello del sogno. Assodato che quello, principale, portante di Manfred era di salpare, lasciandosi alle spalle l’ufficio, resta da individuare come oggi si rinnova. E sì, perché se uno sogna, continua poi a farlo. «La mia fonte d’ispirazione sono i libri. Leggo Shackleton e sogno di andare a South Georgia. Amundsen, e vorrei vedere l’Artico e l’Antartide. Ho una biblioteca con circa 300 testi di mare, in tutte le lingue, e molti autografati dall’autore. Italiani? Soprattutto quelli della mia generazione: Fogar, Malingri senior, Carozzo». è una navigazione difficile, questa di raccontare Manfred. Il messaggio che trasmette Marktel è chiaro e ribadito più volte: lavora, costruisciti una famiglia e una posizione, vivi il mare come puoi – il diporto, ad esempio: «Io partivo il venerdì sera dalla Liguria da solo, raggiungevo la Corsica e tornavo la domenica sera» – e poi, al momento giusto, salpa definitivamente. «Spinto non da un moto di ribellione, di fuga, ma dalla forza del sogno». Anche se non sei più giovane. «Per me il mare è ancora aperto, con nuovi orizzonti».

Torniamo alla realtà. Adesso Manfred è al Pelorinho, il vecchio e colorato quartiere di Salvador de Bahia, 150 metri sopra il livello del mare. È appoggiato alla balaustra, davanti a sé ha la grande baia di Todos los Santos. Vede i traghetti, le navi portacontainer, i cargo che scaricano i loro carichi lungo i moli. Vede i due pontili, le barche a vela ormeggiate. Non riesce a scorgerne le bandiere di rispetto, se non come macchie multicolori, ma per individuare il suo «Maus» non ce n’è bisogno. «Guardo la mia barca con tenerezza, un ultimo dolce sguardo da così lontano prima che l’ascensore mi riporti al livello del mare. E poi a piedi percorrerò le poche centinaia di metri che mi separano dalla mia compagna, con la quale intraprenderò il prossimo viaggio, per realizzare un altro sogno, cullato forse da troppo tempo». Poche centinaia di metri, la politica dei piccoli passi. Manfred il primo passo, piccolino piccolino, scrive di averlo fatto anni fa. Adesso, si tratta soltanto di continuare a «camminare». L’ultima notte non dorme bene, il mare è calmo, nel porto non ci sono movimenti. «Anche se in questi ultimi anni sono salpato spesso, e per lunghi viaggi, questa partenza è per me eccezionale. Vado in zone mai viste, a latitudini che solo a nominarle creano rispetto…».

Condividi:
Sei già abbonato?
Ultimi annunci
I nostri social
Iscriviti alla nostra Newsletter
Ti facciamo un regalo
La vela, le sue storie, tutte le barche, gli accessori. Iscriviti ora alla nostra newsletter gratuita e ricevi ogni settimana le migliori news selezionate dalla redazione del Giornale della Vela. E in più ti regaliamo un mese di GdV in digitale su PC, Tablet, Smartphone. Inserisci la tua mail qui sotto, accetta la Privacy Policy e clicca sul bottone “iscrivimi”. Riceverai un codice per attivare gratuitamente il tuo mese di GdV!
Può interessarti anche

Famiglia salvata dopo che le orche hanno affondato la loro barca a vela in Portogallo
Nella notte del 10 ottobre la barca a vela “Ti’fare” con una famiglia di 5 persone è stato affondato da un branco di orche al largo di Peniche, in Portogallo. L’equipaggio è stato tratto in salvo da un peschereccio locale.

USATO Classic Boat | 7 ammiraglie Anni ‘90 per girare il mondo in tutto comfort (16+ m)
Girare il mondo a vela non è cosa per tutti. Più facile, è invece trovare chi, in proposito, si sia perso dentro a queste fantasie. In questa rubrica, fantasticando anche noi, abbiamo già visto 5 ‘piccole’ Classic Boat con cui,

USATO CLASSIC BOAT | 6 natanti da Champagne-Sailing, però per tutti (<10 m)
Il panorama relativo le Classic Boat –ovvero le barche di serie ultraventiquenni e varate a partire dal 1967– è un contesto vasto e in continua via d’espansione, composto da scafi di ogni foggia e dimensione e, forse, non così facilmente

USATO CLASSIC BOAT | 5 GLOBETROTTER per girare il mondo in serenità (16-20 m)
Il panorama relativo le Classic Boat –ovvero le barche di serie ultraventiquenni e varate a partire dal 1967– è un contesto vasto e in continua via d’espansione, composto da scafi di ogni foggia e dimensione e, forse, non così facilmente















7 commenti su “Ciao Manfred, uomo normale, grande navigatore”
Come posso non avere i brividi leggendo questo articolo di un navigatore che già conosco, del quale ho una grande stima.
Buon vento Manfred
Come posso non avere i brividi leggendo l’articolo di un navigatore che già conosco, del quale nutro una grande stima, che parte per il suo ultimo viaggio?
Buon vento Manfred
che bella storia. Buon vento anche lassù.
Ciao Manfred, arrivederci. Appena andrò in pensione comincerò a navigare, come sogno da tempo. Ed il mio sogno si è arricchito, nel tempo, anche con i racconti delle tue navigazioni. Così, quando ti raggiungerò, ci parleremo dei nostri sogni e del nostro navigare. Pace a te
ho conosciuto Manfred ad un nautico genovese. Mi ha autografato Maus. L’entusiasmo e la curiosita’ di in ragazzino. Buon vento!
Ciao Manfred, hai avuto la fortuna di essere un grande tra i naviganti, il tuo navigare non avrà fine, spero di rincontrarti e riprovare quella grande emozione suscitata dai tuoi racconti e che per sempre porterò con me!
Simply a smiling visitant here to share the love (:, btw great layout.