“Mi presento, mi chiamo Coppa America. E mi lamento”
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Antonio Vettese si è messo nei panni di lei, la Coppa America, la “brocca” carica di storia più ambita nel mondo velico. Una Coppa sempre più “povera”, che si lamenta così:
MI PRESENTO: SONO LA COPPA AMERICA
“Sono la Coppa America, una vecchia signora con una vita burrascosa, piena di avventure. Nel 1851 sono stata donata dal marchese Henry William Paget come premio per la regata che ogni anno si correva attorno all’isola di Wight. Mi hanno desiderato in tanti, soprattutto i ricchissimi della terra con la passione della vela, ma ho fatto divertire anche tanti giovani e mi sembra di continuare a farlo.
La mia età, la mia leggenda, mi hanno fatto diventare un simbolo, non solo dello sport di cui resto il trofeo più antico che ancora si disputa, ma anche di quel magico intreccio che lega sport, nazioni, economia, tecnologia. A mio modo sono un patrimonio dell’umanità, non solo la proprietà dell’ultimo vincitore che mi tiene nella sua bacheca. Tecnologia è stata per anni la parola magica, perché la mia è una spinta inesauribile verso il futuro: sono vecchia, ma sono come un ago della bussola che indica la giusta direzione. Ma adesso faccio un po’ fatica a farlo.
A San Francisco sono riuscita a metterci del mio nello spettacolo, come sempre. Ora mi sento un po’ stanca e vorrei trovare maggior collaborazione, da tutti. Il defender Oracle è stato troppo tiranno e ha stancato il Challenger of Record fino a farlo ritirare: il secondo in due edizioni dopo Mascalzone Latino è troppo. E poi i tribunali sempre necessari per mettere ordine tra chi non sa essere correttamente sportivo. I cinque challenger della prossima edizione mi sembrano pochi: Luna Rossa, Artemis, Team New Zealand, Team France e Ben Ainslie Team.
Vorrei qualcosa di più, più nazioni, più team, più spettacolo. Mi sento sempre più povera, che per una regina non è degno, nessuno rispetta più fino in fondo il Deed of Gift e il suo spirito che parla di sfida amichevole tra nazioni. In nome dello sport prigioniero del marketing, che sta divorando se stesso, mi vogliono far cambiare e si sono accaniti sulla mia formula falsi esperti e sportivi che sanno vincere ma non amministrare, che hanno lavorato senza tener conto che è proprio nella mia leggenda, nei miei valori nascosti la mia forza e hanno pensato che dovevo somigliare a un qualsiasi circuito di Formula Uno. Io sono diversa e più nobile: non faccio rumore, non faccio clamore. Cari Defender e Challengers pensateci bene, perché se andate avanti così prima o poi il pubblico si sarà stancato di me. E non potrete più vendere nulla di quel che poco che resta del sogno”.
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