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La nostra prova: Beneteau Oceanis 38. Uno scafo, tre barche

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CS_28_OC38_NCL10414_genoa_A4Salone di Genova, ottobre, sono di fronte a una barca che potrebbe essere rivoluzionaria, come lo sono stati altri tanti prodotti di Beneteau, cantiere che ha sempre avuto la forza di non lavorare solo sul cliente, una modalità diffusa, ma di sollecitarne i desideri con novità concrete. Potrei anche chiamarla innovazione, sebbene questa magica paroletta sia così inflazionata in questi tempi. Guardo e riguardo, alle carene a spigolo siamo ormai abituati, a quelle loro forme un poco a cassone così lontane da quelle che solo qualche anno fa erano l’orgoglio dei progettisti, la dimostrazione della loro abilità di costruire sulla carta questi fantastici oggetti tridimensionali, erano giornate passate a definire un cavallino rovescio spostando le assicelle di pero e pesi di piombo di qualche millimetro. Altro che modellazione 3D. Qualche mese dopo rivedo e navigo su un Oceanis 38 a Miami: non mostra quasi nessuna di queste suggestioni antiche: è squadrato, semplice, perfino tozzo. Le finestre a murata sono semplicemente quadrangoli. Vedo le suggestioni dei traversatori oceanici di tutte le classi in quello spigolo che rende verticali le murate, sotto sotto mi piace che ci sia un ritorno alla funzione spogliata delle decorazioni. Fa un po’ l’effetto della prima Panda di Giugiaro, piccola grande macchina, ma tagliata con l’accetta. La misura attorno agli undici metri è la prima che consente una autentica abitabilità con il layout costruito attorno a due cabine di poppa e infatti nella sua storia di innovazione Beneteau con il suo First 35, quello di tanti anni fa, ha aperto questa strada, che ancora oggi è la più sfruttata per godere per intero dei volumi interni sotto il pozzetto.

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UN PROGETTO INNOVATIVO
La firma dello scafo è dello studio Finot – Conq, che hanno sempre interpretato bene le misure medie da crociera. In più Jean Marie Finot ha sempre teorizzato lo scafo “poca bolina tanto lasco” per la crociera, affermando giustamente che i croceristi sani di mente preferiscono una rapida smotorata a una lunga doccia contromare. A proposito di motore, quando finalmente usciamo dal porto di Miami sentiamo appena il brusio dello Yanmar 29 cavalli, è il motore giusto, né troppo né troppo poco, a manetta con 3600 giri il log segna 7,6 nodi, attorno ai 2800 giri navighiamo a 6,8 nodi che “battezziamo” essere la giusta velocità di trasferimento. A motore ha un assetto abbastanza stabile, le due pale sono lontane dall’elica e non sentono il flusso, gira su se stessa con facilità, il vento laterale ha un effetto sensibile che il timoniere deve calcolare in manovra, soprattutto a marcia indietro. Prima impressione dopo qualche decina di minuti di navigazione: l’Oceanis 38 è una barca da vivere all’aperto. La larghezza a poppa genera un pozzetto con misure da taglia superiore, tavolo, panche con imbottitura (ovviamente optional), plancetta bagno apribile sono tutti elementi di grande vivibilità. Ci sono le cose giuste sia per navigare sia per godere le pause in rada, mangiare sotto il grande bimini, argomenti troppo spesso sottovalutati. Sono i particolari, come sempre, a svelare le capacità degli uffici tecnici. Mi piacciono le due panche sollevabili per il timoniere, che una volta alzate lasciano una vera terrazza sul mare a poppa, e il gavone per la zattera, sotto il piano di calpestio, ma in una posizione da cui è facile movimentarla. Riesce a trovare un perché anche il rollbar, segno poco utile di automorfizzazione delle barche che qui svolge delle funzioni utili, come sostegno del trasto che altrimenti finirebbe troppo avanti sulla tuga o in pozzetto e inizio del bimini top componibile, altro elemento ormai necessario su una barca da crociera, soprattutto per il mercato americano come quella su cui sono salito. Ci sono tre elementi: lo spray hood, il bimini vero e proprio sulle ruote e un tendalino che collega tutto proteggendo il pozzetto per intero da pioggia e sole.
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INTERNI DI STILE ITALIANO
La firma degli interni è di Nauta Yachts, studio milanese che ha iniziato la sua collaborazione con il marchio francese qualche anno fa e che si dimostra in grado di spaziare dalla nave da diporto più grande del mondo, il megayacht Azzam (da non confondere con il Volvo 65 che avete visto nel numero di giugno del GdV) alle barche di serie, che per certi aspetti sono una sfida più difficile. Nauta ha imposto il suo stile pulito non solo alla fortunata serie Oceanis e alle barche Beneteau, ma anche alla concorrenza che ha in un certo senso interrotto gli esperimenti stilistici che hanno prodotto più di una barca “strana”. La novità più visibile quando si scende sottocoperta è la declinazione loft degli interni, dinette e cabina di prua sono un ambiente unico, dalla scaletta fino a prua quasi quasi lo sguardo si perde. Chi proprio ci tiene può rinunciare all’intimità montando la paratia optional che divide gli ambienti ma mortifica la sensazione di spazio e volume. Mi sembra ideale per navigare in quattro, con le due cabine di poppa dedicate alla notte e questa ampia zona lasciata libera di essere quel che si vuole. Il lettone di prua è ideale per un uso misto giorno notte, leggere e lasciarsi andare al sonno quando arriva. Nella versione tre cabine però bisogna rinunciare alla cabina doccia separata, che in Mediterreaneo non mi pare una grande perdita, lo è invece il grande gavone. Anche in questo caso c’è studio di particolari, un grande armadio a centro barca serve per tante cose, ci sono dei supporti per le valige dedicate, che diventa inutile svuotare. Difetti? Forse si poteva avere il lavello doppio e un frigo più dotato, lo spazio per averli non mancherebbe.
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IL CONTROLLO E’ TOTALE
Ci perdiamo all’interno del porto di Miami, tra ville milionarie, banchine, altre barche in rada. Qui la nautica è di casa. So che cosa aspettarmi da questo scafo, che vedo bene con un bel bompresso e un asimmetrico, lanciato al gran lasco. Quasi tutte queste barche hanno carene ben disegnate, ma nella loro traduzione verso la produzione industriale gli uffici tecnici rinunciano a un po’ di albero e un po’ di chiglia: si risparmiano rischi (nel charter) e strutture (economia di costruzione). Il risultato è un prezzo controllato, buone prestazioni generali con qualche compromesso con vento debole. Ma l’Oceanis 38 deve essere soprattutto facile da usare, e lo è. Non si rivela mai “pericoloso” anche per uno skipper non proprio espertone. Una delle due pale del timone è sempre in acqua e assicura sempre la direzionalità, lo sbandamento è controllato: il vento è molto instabile, quando arriva la raffica la barca accelera con docilità, senza problemi. Sopra la testa abbiamo una randa avvolgibile e un fiocco 103%, in un certo senso siamo al minimo sindacale: mi piacerebbe una versione con più canini, almeno una randa full battened e una vela di prua più generosa, la mia sensazione avuta al primo sguardo si conferma: manca qualche metro quadro di tela per farne una barca perfetta. In ogni caso, come direbbe un economista, i fondamentali sono a posto, quando il vento si stabilizza attorno ai 10 nodi siamo sui 6 e poco più di bolina, che aumentano subito quando allarghiamo un poco l’andatura e lasciamo che il fiocco si appoggi alle draglie. Le regolazioni e le posizioni delle manovre sono piuttosto tradizionali, con drizze e scotta randa in coperta, scotte genoa appena davanti al timoniere che può raggiungere il winch a fare tutto da solo. La conduzione al timone è facile, non si straorza quasi mai e le raffiche si trasformano in velocità, almeno quelle che prendiamo noi, più che in sbandamento e le intenzioni del timoniere si delineano abbastanza presto in modifiche di rotta. Navighiamo qualche ora tra megayacht, offshore, barche a vela di ogni stazza: a Miami c’è davvero di tutto, senza nessun complesso stilistico e funzionale, soprattutto nel genere giramondo. L’Oceanis 38 intanto si conferma quello che vuole essere: una barca spaziosa, adatta a un armatore che la vuole con diverse destinazioni d’uso, quelle che i nomi delle differenti versioni propongono, dal daysailer alla navigazione d’altura, e magari crescere con lei, diventando di anno in anno più esperto e ambizioso in termini di distanza dalla costa e dal suo home port.

1 Comment

  1. […] un nuovo “piccolo” l’Oceanis 35, che segue la filosofia del fratello maggiore, il 38, puntando sulla modularità degli spazi interni e sulla facilità di conduzione. Tra le barche più […]

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